la tournée del Consiglio Provinciale
5 June 2010
Le persone poco intelligenti e poco istruite come me sono quotidianamente bombardate da fatti e parole del tutto incomprensibili. Per esempio, perché un sacco di bella gente sta impegnando il proprio tempo a disputare se sia cosa buona o sbagliata che il Consiglio Provinciale tenga seduta all’Aquila o in tournée nel territorio?
Poiché chi viene eletto a far parte delle assemblee rappresentative ha il compito di occuparsi di quella cosa seria e difficile che è il servizio agli interessi generali della comunità, quella bella gente è evidentemente convinta che la questione sia di somma importanza.
Purtroppo, non avendo io fatto il militare a Cuneo, nel mio piccolo e oscuro angoletto difetto dell’acume e dell’esperienza indispensabili per redimermi dal banale pensiero che le questioni importanti siano altre.
Una volta, le compagnie di giro erano solo quelle itineranti del teatro, che andavano rappresentando i loro spettacoli su e giú attraverso l’Italia delle cento province. Poi, son venute le compagnie di giro dei rappresentanti del popolo, che, in luogo dell’affrontare e risolvere i problemi reali del Paese sui banchi delle aule parlamentari, hanno introdotto la prassi del solo parlarsi addosso saltabeccando da un teatrino televisivo all’altro. E allora? Se questo è il modello elaborato e applicato nell’empireo di quella che una volta era la Politica, perché non regalarsi una nuova compagnia di giro anche qui?
Oltre tutto, rispetto al dover tentare ogni volta di studiarsi qualcosa per non sfigurare troppo davanti i quattro gatti della medesima platea, per i membri della compagnia c’è il vantaggio di poter replicare in ciascuna piazza lo stesso copione: meno fatica e, facendo la somma, piú spettatori.
Oltre tutto, la compagnia di giro pare un’eccellente soluzione per conferire senso e visibilità dalle parti nostre a una roba come le province. Fatto salvo che a garantire quel certo numero di posti gettonati, servono a qualcosa? Per gestire alla grande i pochi servizi di cui si occupano, non basterebbe un’assai meno dispendiosa manciata di tecnici perbene con il supporto di un piccolo sistema computerizzato?
Dunque, non capisco perché la nuova nascente compagnia di giro vada eccitando tante discussioni: spero d’imbattermi in qualcuno tanto ricco di spirito caritatevole da voler sprecare un po’ di tempo per illuminarmi e correggere l’evidentemente errato pensiero del quale sono portatore.
Errico Centofanti
