non solo case . . . .

3 Marzo 2010

 Nelle pagine internet si leggono interessanti, accorati, partecipati appelli alla mobilitazione dei cittadini.

Soprattutto al fine di una ricostruzione della città scomparsa. Leggendo attentamente si capisce che per tutti ricostruzione è una parola che non indica soltanto il materiale rifacimento di case e palazzi (che a tutti sta a cuore), ma piuttosto intende la possibilità di ricostruire le basi sociali della comunità dispersa, frantumata e deportata.

E a tutti sta a cuore in modo particolare non solo il fare in se’, ma come è giusto fare.

Cioè nella richiesta dei cittadini non c’è solo la necessità che si faccia presto, ma emerge con forza la necessità che le cose vengano fatte su un progetto globale, rispettando le regole, risparmiando i denari, evitando le tangenti, nel rispetto non solo della legge, ma della opportunità politica, applicando non solo il criterio dell’etica dei principi, ma anche il criterio dell’etica della responsabilità, quella che tiene conto delle conseguenze di quello che l’Amministratore fa.

Una per tutte: c’è un coordinamento di Consorzi (costituiti e costituendi) che si è riunito al fine di richiedere le linee guida per la ricostruzione, ma con  le idee ben chiare su come debbano essere strutturate queste linee guida, ci hanno studiato e hanno coinvolto consulenti e professionisti di vaglia, che ha convocato l’Architetto Fontana, che ha chiaramente dichiarato anche al Comune che saranno controllate la giustezza, la fattibilità, la opportunità delle linee guida per la ricostruzione, che saranno attenti e pronti ad agire a tutela degli interessi comuni.

Le macerie: sì, vogliamo che vengano rapidamente rimosse, ma vogliamo sapere dove, come e quando. Vogliamo sapere a che prezzi, chi ci guadagnerà e quanto. I rifiuti sono una materia delicata, non ci possiamo accontentare di un decreto qualsiasi  che in nome  dell’emergenza vanifichi anni di costruzione di una coscienza civile, di educazione civica e di leggi a tutela della salute e della natura. E soprattutto non siamo disposti a far fare affari d’oro a "qualcuno" del ramo: siamo pronti a discutere l’argomento con i nostri commissari, ma loro devono sentirci prima di decidere, devono confrontarsi, sottoporci le ipotesi, con chiarezza e trasparenza. C’è sempre la possibilità, come qualcuno ha già detto, che gli aquilani si sdraino sopra le loro macerie per non farle portare via.

Insomma, la politica a L’Aquila sta cambiando, i cittadini sono più attenti, più partecipi e più consapevoli. Ci sono le basi per un grande laboratorio che sperimenti nuove forme di co-gestione della città, con un controllo serrato dei cittadini sugli amministratori, con uno scambio di idee e soluzioni, con un coinvolgimento del cives nella gestione della res publica.

La nostra proposta al dibattito a questo punto è una proposta pratica e pragmatica.

Ci sono delle emergenze di vita sociale che bisogna a tutti i costi prendere in considerazione. Vorremmo sottoporre ad un rapido giro di opinioni la nostra Piattaforma di urgenze, con il criterio di segnalare il problema, individuare il referente politico cui compete risolverlo, e create immediata mobilitazione sul tema coinvolgendo gli Amministratori, al fine di ottenere risultati e non chiacchiere, e i soldi necessari a risolvere.

1) la mobilità: tutti conosciamo la situazione resa urgente dalla diaspora dal centro (intendendo per centro anche tutti i popolosi quartieri aquilani a tutt’oggi abbandonati) e dai nuovi insediamenti : ragazzi che devono essere accompagnati e ripresi da scuola, dalle palestre, dal centro commerciale,  file interminabili in macchina, anziani segregati in casa, adulti obbligati a prendere la macchina, mamme - tassiste full time h 24. E’ inconcepibile, inaccetabile. Noi abitavamo qui anche perchè la macchina era spesso inutile (del tutto per chi abitava nel centro storico): vogliamo che siano istituite le corse per i nuovi insediamenti c.a.s.e. e map, corse fruibili, ogni 15-20 minuti massimo dalle 7 alle 22 . Vogliamo che i percorsi non obblighino a passare per il terminal per andare da paganica a coppito, da roio a sassa. Sono 11 mesi che sopportiamo i costi di un servizio di autobus che va ogni ora a roio a ingegneria quando l’università lì non c’è più dal 6 aprile 2009,  mentrre a Paganica 2 (25 piattaforme!!) non c’è neanche una fermata nell’insediamento. E vogliamo che i lproblema venga preso di petto, senza più girare la palla da AMA a Comune, a Consiglio comunale, a ARPA: sono stati stanziati dei soldi per la mobilità, li dobbiamo utilizzare al meglio, subito, con l’AMA e i consiglieri comunali se ne facciano una ragione (o sennò se ne possono sempre andare). Il Sindaco DEVE risolvere il problema in 10 giorni, credeteci lo può fare. E se i soldi non ci sono, ce li deve dare la Regione.

2) i giovani dai 14 anni: non ci sono più i portici, ve ne siete accorti? Nelle scuole non si può tornare il pomeriggio, anche perchè non sono più vicine alle nostre case. I giovani hanno bisogno di luoghi di incontro, anche per studiare insieme (l’amico, il vicino di casa, di quartiere sono lontani chilometri ormai). Vogliamo che la Provincia immediatamente stili un progetto per mettere a disposizione le aree del Complesso di Collemaggio e del Parco del Castello e reperisca i fondi necessari a realizzare costruzioni sicure in bio edilizia atte all’uso di ragazzi, e a studiare forme di utilizzo (anche parzialmente autogestito) per far sì che i nostri ragazzi, il futuro dell’Aquila, abbiano un luogo d’incontro e di vita comune vicino alla  città da ricostruire. E se i soldi non ci sono, ce li deve dare la Regione.

3) le new town : nei nuovi insediamenti a tutt’oggi oltre alle abitazioni non c’è niente. farmacia, tabacchi, edicola, market . E non ci sono spazi, anche qui luoghi d’incontro per i tanti anziani reclusi nei pollai. Anche in questi casi il tempo non c’è, è urgente che la loro qualità della vita sia riportata il più possibile vicina al livello di prima del sisam. Hanno sopportato disagi e deportazioni. Tanti sono morti (e speriamo che qualcuno abbia l’idea geniale di aggiungerli nelle commemorazioni alle 300 vittime dei mattoni. A questo proposito mi sento di fare una richiesta: quanti sono, Sindaco, i nostri genitori e nonni morti di crepacuore lontani dai luoghi di origine, in parte anche in conseguenza della deportazione?), tutti sono sradicati dai quartieri, strade e piazze che hanno conosciuto ed abitato per tutta una vita. Chiediamo anche per loro una immediata azione e la costruzione di luoghi di incontro, per parlarsi, ballare, fare ginnastica, pregare e di servizi nelle new town. Il settore è di competenza della Provincia: la Presidente deve il più presto possibile fare e fare bene. E se i soldi non ci sono, ce li deve dare la Regione.

Aggiungo come 4 punto di emergenza le attività produttive: il tessuto economico aquilano è fatto di imprese con 5 / 10 dipendenti. Qualcuna 2 o 3, commessi e commesse, artigiani, impiegati nelle Piccole Imprese.

Dopo l’ordinanza truffa per le attività produttive, rischiamo il bis con il bando regionale in scadenza al 15 di questo mese. I soldi vanno a chi ce l’ha, gli imprenditori, i commercianti, gli artigiani fanno con le loro forze, forze esigue se si considera che prima del terremoto le risorse erano già al lumicino, grazie alla crisi e alle banche locali.

Le banche oggi non supportano le imprese esattamente come prima del sisma. La politica oggi non si cura delle imprese, esattamente come prima del sisma.

Le risorse del bando regionale rischiano di finire tutte in mano a una decina di aziende.

Chiediamo immediatamente ragione di ciò al Presidente Chiodi. Inchiodiamolo alle sue responsabilità e lottiamo affinchè a L’Aquila l’economia abbia delle chanche e perchè nessuna azienda aquilana sia costretta a chiudere a causa dell’ignavia dela politica e dell’incapacità dei nostri amministratori.

Rimando per gli altri problemi economici alle note scritte da Luigi Fabiani su Facebook, che vi invitiamo a leggere.

 

contro chi 2

1 Marzo 2010

“Contro chi?” si riferiva alla manifestazione del 14 febbraio.

Poi c’è stata quella del 21 febbraio “delle chiavi” e ho riflettuto su posizioni diverse:

l’integralista dice “chi non ha impedito questo scempio * o non lo ha almeno denunciato è complice” il realista dice “chi ha negoziato (soprattutto se ha negoziato per sé o per i suoi) mi fa gioco perché, se sono fortunato o ho abbastanza potere contrattuale, negozia anche per me”. Il cittadino dice “Ci sono tali e tante pressioni verso il malaffare e l’interesse privato che qualsiasi amministratore pubblico, se non controllato, sorretto, aiutato si sente un fesso a difendere il bene comune”

Quindi esserci era la risposta giusta, tutto sommato.

 

Oggi ero alla manifestazione “delle carriole”, bellissima, ma verso dove andiamo? Riusciamo in questo modo a far sentire la nostra presenza, anche grazie ai media, ma soprattutto ai nostri rappresentanti locali che, infatti, ci sono e “ci mettono la faccia” … ma sono loro a decidere?

Sembrerebbe che nelle linee guida per la ricostruzione dei centri storici, che in molti stiamo aspettando e che credo interessino tutti perché finalmente avviano un futuro possibile per la nostra città, si preveda un minimo di un anno prima di poter approvare un qualsiasi progetto di ripristino.

Le linee guida sono proposte dall’arch. Fontana e emanate dal presidente Chiodi.

Che non ci considera interlocutori, finora.

Perché un altro anno?

Mi vengono in mente solo spiegazioni pessimistiche: non ci sono i soldi? È meglio utilizzare quei pochi che ci sono per altri appalti lucrosi (macerie)? Non disturbare chi, prefigurando piani di ricostruzione favorevoli, sta acquisendo immobili in città con il meccanismo degli accordi preliminari? Trovare il sistema, in qualità di commissari, per appaltare anche la ricostruzione delle nostre case?

E allora benissimo, presidiamo le macerie, ma facciamoci sentire anche in Regione, dal Commissario delegato che può continuare a fare ordinanze: venga a dirci i tempi previsti con chiarezza, indichi un percorso trasparente e, soprattutto, ci dica quanti soldi ci sono e come li distribuisce.

Forse anche il Commissario delegato andrebbe presidiato.

 

 

 

 

 

 

* Per scempio intendo la scelta scellerata delle new towns berlusco-bertolasiane che, insieme allo sciupio dell’emergenza infinita e del G8, hanno assorbito tutte le risorse; e il contemporaneo abbandono di chi non è rientrato nel megaprogetto nonché della ricostruzione vera e propria.

 

contro chi?

23 Febbraio 2010

Contro chi?

Ero alla manifestazione di domenica, quando siamo andati a Piazza Palazzo. Sono contenta di esserci andata. L’emozione era tangibile e condivisa. La maggior parte delle persone, composte. Poi mi hanno chiesto: perché manifestare? Contro chi manifestare? In effetti non me lo ero chiesta prima, una riflessione è doverosa.

Ho trovato diverse risposte: testimoniare, rompere un muro di silenzio, affermare un’appartenenza (io appartengo alla mia città come lei è parte di me), rendere evidente un interesse …

La migliore però è esserci. Esserci perché nessun altro può fare niente. Solo io, solo noi possiamo fare quello che riteniamo necessario per la nostra città, per la nostra vita. E basta accettare / subire impedimenti vari.

La gestione della straordinaria situazione in cui ci troviamo è stata fino ad oggi ordinaria, in tutti i sensi. I responsabili nazionali sono ormai disvelati nei loro interessi ben poco originali, ordinari appunto. Le ragioni di scelte opinabili sono state scoperte. Il budget della nostra specifica catastrofe è stato in gran parte allocato. I responsabili locali, come d’ordinario, hanno badato alla propria immagine e a quello che si può definire, per analogia, il guadagno secondario: visibilità, rendite di posizione, sottomissione al potere, piccole discrezionalità, sono stati paralizzati da vecchi e nuovi giochi di potere.

Ora poi ci sono le elezioni e le regole sono quelle di sempre. Non mi aspetto che cambi qualcosa in rapporto alla situazione straordinaria, anzi. L’Aquila non ha mai avuto un gran peso elettorale, neanche nella Provincia. Per non parlare della Regione dalla quale mi aspetto che continui a drenare risorse dall’aquilano verso altri territori come sempre, più di sempre.

I tecnici istituzionali hanno brillato per la loro assenza. Guardiamo autobus, servizi, equità tra cittadini, tutela del patrimonio … quali dirigenti hanno perseguito gli obiettivi di assicurare il meglio in tali campi?

Quindi i soli che vivendo una situazione straordinaria possono dare una risposta adeguata siamo ciascuno di noi. Gran parte degli errori possibili sono già stati commessi, gran parte dei ritardi sono ormai consolidati. I danni che i puntellamenti avrebbero dovuto evitare mettendo in sicurezza tempestivamente gli immobili si sono realizzati. Su quest’ultimo punto, per esempio, se avessimo vigilato forse avremmo potuto evitare i ritardi e gli sprechi che nessun’altro ha evitato.

Come dicono in molti “basta lasciar fare, lasciar correre”, voglio vedere, voglio sentire, voglio sapere e voglio esserci. Non che prima così non fosse, ma, come molti credo, pensavo che il compito fosse troppo grande e che alla estromissione dei cittadini e alla sospensione delle regole operata dalla Protezione Civile e commissari vari potesse corrispondere una maggiore specifica responsabilità verso la ricostruzione. Ormai è chiaro che sbagliavo. Abbiamo avuto un gran lavoro per adattarci alla straordinaria situazione e continuare a far fronte ai compiti quotidiani, abbiamo aspettato … ma oggi non abbiamo nulla o quasi. Non più la città, non più la casa, non servizi, non chiarezza, non trasparenza, non progettualità, non pianificazione …

Io dico che dovremmo tutti i giorni andare a vedere cosa succede: cosa puntellano, cosa decidono, cosa progettano e discuterlo, se necessario bloccarlo con la nostra semplice presenza. Ma chi ha tempo? Per questo la rete aiuta, è cruciale.

Quindi contro chi? Contro chi non rende mai conto del proprio operato, contro i dirigenti che dirigono male, contro i giornalisti che non informano, contro chi la butta sempre in politica (sia chiaro è sempre politica, ma quella che interpreta le persone, le culture, i progetti, non quella che si riassume nelle elezioni e buona notte), contro chi non ha mai in mente il bene comune.

Ma soprattutto a favore di che manifestare? Per assumerci la responsabilità del futuro, nostro, dei nostri figli, della nostra città.

Forse non vinceremo mai, vale la pena provare, anche per risultati parziali. Quindi anche domenica ci sarò. E pazienza se per indignarsi serve l’occhio esterno delle troupe televisive, forse anche quello aiuta.


comunicato stampa

23 Febbraio 2010

una nota di servizio. riceviamo e pubblichiamo.

A tutti gli organi di stampa con preghiera di pubblicazione

RIUNIONE DEI RAPPRESENTANTI DEGLI AGGREGATI E DEI CONSORZI DI PROPRIETARI DEL CENTRO STORICO DELLA CITTA’ DI L’AQUILA

Mercoledì 24 febbraio 2010 alle ore 14,00 è convocata presso l’Accademia di Belle Arti di L’Aquila una riunione dei rappresentanti degli Aggregati e dei Consorzi di Proprietari del Centro Storico al fine di avviare un primo censimento ed un confronto sui temi della ricostruzione.Sono invitati i rappresentanti degli Aggregati e dei Consorzi già costituiti, di quelli “di fatto” e di quelli in costituzione.

dimissioni

13 Febbraio 2010

Abbiamo, come tutti, sentito l’esigenza di intervenire, subito dopo il sisma, per sostenere, con la nostra presenza, la comunità aquilana.

Abbiamo sentito, come tutti, l’urgenza dell’attenzione sull’operato di quanti venivano ad "aiutarci", con il rigore di cittadini attenti alle regole e agli sprechi, con l’entusiasmo di cittadini propositivi per il bene comune di percorsi alternativi più sostenibili e rispettosi del bene comune.

Abbiamo sentito il dovere, come tutti, di denunciare pericolose deviazioni dalle regole, in nome della "emergenza" che tutto giustifica.

Abbiamo puntato il dito contro sprechi e ingiustizie, come tutti.

E adesso, ci raccontano la storia che noi stessi abbiamo fatto fatica a rendere pubblica, grazie al silenzio imposto ai media di maggior impatto (=televisione) dagli stessi gestori dell’"emergenza".

Adesso arrivano le prime "notizie" su presunte irregolarità.

Non ci uniamo ai forcaioli: non siamo contenti: avremmo preferito sapere che le regole erano state rispettate.

Ma sappiamo che, seppure niente di illegale fosse stato commesso, comunque l’agire di chi aveva il potere in quei giorni non è stato etico e moralmente ineccepibile.

Con l’aggravante dell’agire su una comunità in stato di bisogno.

E ed è per questo che, al di là dell’azione dei giudici, al di fuori delle strumentalizzazioni di partito, noi riteniamo giusto iniziare sommessamente, e diffondere come un virus, fino a che diventi un grido, il tam tam di una sola parola:

DIMISSIONI

DIMISSIONI di chi ha fatto;

DIMISSIONI di chi ha retto il sacco;

DIMISSIONI di chi sapeva (e sono tanti) e ha taciuto, e col suo silenzio ha consentito, legittimato, autorizzato; di chi ha semplicemente "girato la testa da un’altra parte";

DIMISSIONI di chi ha omesso controlli e verifiche, di chi ha avallato senza valutare la congruità e la opportunità dell’operato;

DIMISSIONI del Governo, e dei Governi locali.

Un nostro post del 6 ottobre 2009 (sei mesi dal sisma)   http://www.laquilacittafutura.it/senza-categoria/sciacalli/  parlava già di sciacalli; altri giornali e blog e siti di comitati hanno denunciato, scritto, segnalato. Ne citiamo alcuni.

http://stage.spaziopubblico.it/wiki/Rete-AQ

http://stage.spaziopubblico.it/wiki/L%27operazione_%C3%A8_riuscita_ma_l%27Aquila_muore

http://www.3e32.com/  (la dura realtà)

Non c’è bisogno di arrivare al reato per intervenire, denunciare e fermare un comportamento deprecabile, inopportuno, dispendioso per la comunità, che contravviene le regole etiche della buona amministrazione, che impegna lo Stato per cifre enormi non giustificate dal reale costo delle opere, che crea ingiustizie sociali, che nega i diritti dei cittadini, che viola le normali e banali regole delle buone prassi e della gestione della emergenza "reale" con soluzioni "reali" e necessarie, al giusto prezzo, privilegiando la tutela del cittadino e dei suoi diritti.

Non sono i giudici che devono garantire la corretta amministrazione pubblica. Dovrebbe essere la politica, dovrebbero essere le strutture rappresentative, i sindaci, i consigli comunali, le provincie, le regioni e i governi regionali……. seeeee.

Nessuno dei su citati rappresentanti della politica locale può dire in coscienza di non sapere che a l’aquila si è fatto scempio del denaro pubblico, si è sprecato e inutilmente speso.

Nessuno può dire, in coscienza, che il lavoro svolto dal Governo e dalla Protezione civile sia stato giusto, e nessuno può negare che tutti (dico tutti per dire tutti e 60.000 i cittadini dell’aquila, oltre tutto) tutti sapevamo che il piano C.A.S.E. era pronto e definito fin dal 19 aprile (13 giorni dopo: che prontezza di riflessi).

Due "imprenditori" (piano con le parole, gli imprenditori i risultati se li sudano, quelli che lavorano protetti da politica e banche non sono imprenditori) ridevano e si sono fatti beccare a dirlo: ma quanti altri già contavano i soldi (pare di vederli come Paperon de’ Paperoni con il simbolo del dollaro nelle pupille) il 19 aprile?

Non sono i giudici che devono garantire la buona amministrazione: ma i cittadini hanno il potere di farlo. E ne hanno il dovere.

DIMISSIONI

No alla Protezione Civile SPA : un comitato di affari che lucra sulle disgrazie.

sciacalli

6 Ottobre 2009

Abbiamo visto molto. Sono 6 mesi che guardiamo, attoniti, quello che ci succede intorno. Siamo stupiti, allibiti, arrabiati, umiliati, sfiduciati, e contemporaneamente fiduciosi, disinibiti, irrefrenabili.

Sono sei mesi che osserviamo l’attività costante, indefessa e continua degli Sciacalli che si muovono intorno a noi, che circondano la nostra città, che scippano, rubano, mangiano, distruggono.

Gli albergatori della costa: sono stati ben pagati i nostri soggiorni, che bisogno c’era di infierire e umiliare gli sfollati?

I proprietari di case sulla costa: quanto soldi abbiamo dovuto cacciare per avere un alloggio decente? quanti hanno solidarmente fatto uno sconto sui prezzi (tutti a nero!!!) degli affitti del mare? Quanti hanno semplicemente colto l’occasione di fare bella figura, tanto la stagione sono anni che è in discesa?

I proprietari di immobili uso commercio, industria, abitazione dell’Aquila: hanno tutti preferito la logica del "piatto ricco mi ci ficco", la solidarietà è solo una vuota parola.

Le imprese edili italiane: evviva, facciamo finalmente quadrare un bilancio che da anni è asfittico, zoppicante, negativo. Andiamo, allegramente, a L’Aquila, tanto lì c’è "trippa per gatti".

Tutte le imprese abruzzesi: bella solidarietà andare a "sottrarre" il poco lavoro che c’è, "grazie al terremoto", alle imprese aquilane. I nostri complimenti.

I nostri governanti locali: la Regione, il Presidente della Regione, lo staff del Presidente della Regione, controllano i denari e ….. li portano a Pescara  (diciamo Pescara intendendo quel luogo fra il mitologico e il reale che raggruppa il gotha delle imprese vicine al potere, qualsiasi potere, sempre le stesse imprese, localizzate diciamo fra pescara/chieti/teramo/vasto).

Certo, gli amici del potere ci sono anche qui, a L’Aquila: sciacalli anche loro, ovviamente. A nessuno viene in mente di "dividere" la torta.

Non ci sono regole, a L’Aquila. E’ "emergenza", e l’emergenza giustifica tutto, è vero. Ma come mai il tutto giustificato dall’emergenza non comprende la partecipazione alle lavorazioni anche di imprese non incluse nell’elenco degli amici? Come mai non appena qualche impresa locale si aggiudica una fornitura, si lavora per riportare alla normalità le cose, per scippargliela?

E noi, perchè invece di accettare questo stato di cose, nell’attesa che "tocchi anche a noi", non diciamo, finalmente, BASTA?

Che male ci sarebbe, Presidente Chiodi, nel favorire le attività economiche aquilane? Per anni abbiamo visto favorire la casta degli amici, anche in modo poco lecito, e ora, ora che siamo in ginocchio, ci si risponde che le regole vanno rispettate? Per anni abbiamo visto "aiutare" alcune imprese nella crescita e nello sviluppo (siete sempre in buona compagnia: le banche agiscono con lo stesso criterio nel valutare le aziende: chi sei? di chi sei amico?)

Ma mi faccia il piacere!!

Di quali regole parla: quelle che invece che valutare le capacità professionali, valutano il cognome e l’appartenenza politica  (forse anche non più, diciamo che vale di più l’apparentamento d’affari)? quelle che favoriscono le irregolarità e gli imbrogli? quelle che "indirizzano" le commesse? quelle che hanno fatto dell’Aquila una terra da conquista, anche prima del terremoto? Adesso che ci sono i soldi che ci dobbiamo aspettare? Che l’Arpa inglobi l’AMA per mettere le mani sui finanziamenti speciali? Che la Regione gestisca le sue commesse di comunicazione con Carsa? Che la zona franca venga ridotta nei regolamenti di attuazione a favore delle "nuove aziende" che da Pescara vengono a piazzarsi qui, solo per qualche anno, e poi se ne vanno lasciando i loro rifiuti e una scia di povertà? Che la nostra Università, lasciata sola, scompaia per fare posto alla D’Annunzio? Che gli Enti teatrali e musicali vengano "deportati" sulla costa? Che le aziende produttive (ce ne sono anche a L’Aquila) siano costrette a lottare per una sopravvivenza che dovrebbe essere invece, almeno per solidarietà, garantita dello Stato? Che le Professionalità aquilane siano sempre più dimenticate e umiliate, per far posto a schiere di ingegneri, architetti, commercialisti, avvocati dello "staff" del Presidente?

E a fronte di questa attenta azione di sciacallaggio, dall’altra parte, a difendere gli onesti, a difendere la città : NESSUNO.

Nessuno in Confindustria, Confartigianato, CNA., nel potere bancario (aquilano!!), in Camera di Commercio, negli Ordini Professionali, in Regione,  ecc. ecc.

Caro Presidente Berlusconi, mi dispiace ma a L’Aquila lo Stato non c’è.

Caro dr. Bertolaso: troppe falle nel suo sistema, gli sciacalli viaggiano al suo fianco, al suo seguito, e si vedono, ora sono venuti allo scoperto.

Caro Prefetto: non è Lei che dovrebbe far rispettare le leggi? Vogliamo regolamentare questi affitti? lo sa che la casa è, tra le altre cose, anche un diritto? lo sa che le imprese commerciali dell’Aquila devono sottostare al ricatto di fitti da capogiro per poter lavorare? Quando si sottoscrive un contratto di fitto, poi il prezzo rimane quello per 6 + 6 anni: questo regime di affitti fra soli 2 anni farà dell’Aquila la città campione di fallimenti, ci ha pensato? Così i benefici della zona franca li intascheranno non le aziende ma la proprietà edilizia (toh, com’era prima!!!!), così saremo da capo con l’economia stagnante ecc. ecc.

Mi sia concessa una citazione autorevole (con buona pace della normativa sul copyright: pubblicato da linus ottobre 2005)

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La nostra generazione (+/- 50) , quella che è al centro della attività produttiva, quella che ha perso casa e lavoro, o solo casa, o solo lavoro, quella che ha vissuto il terremoto da adulta: la paura, il peso della responsabilità di genitori e figli, parenti lontani e anziani, quella che "deve" dare una casa alla propria famiglia, che ha la responsabilità di portare i soldi a casa, quella che aveva faticosamente costruito il suo mondo, non può più far niente, niente altro che raccogliere i cocci e andare avanti "nonostante tutto". La nostra "mission" è finita.

Però dobbiamo passare il testimone: siamo noi incaricati di crescere la nuova generazione di adulti, dobbiamo fargli digerire il terremoto, la vita senza certezze, le case di emergenza (le tende), le roulottes, il continuo spostarsi sa una città all’altra, da un paese all’altro, le scuole provvisorie/definitive.

Adesso il nostro compito è preparare il terreno alla loro nuova vita: eliminiamo, per favore, gli sciacalli. Buttiamo giù i fantocci abbarbicati al piccolo potere di una carica pubblica, eliminiamo i favoritismi, ripuliamo la città.

Cambiamo le facce, cerchiamo delle teste pensanti: nei luoghi della gestione della vita cittadina mettiamo delle persone che abbiano capacità e voglia di sacrificarsi per il BENE COMUNE. Basta con chi ha finora lavorato per costruire una cappa che immobilizza la nostra città. Analizziamo i compiti svolti e giudichiamo e togliamo di mezzo gli intoccabili, se serve.

La città ha bisogno di cambiamenti rapidi: nelle associazioni di categoria, nei sindacati, nelle stanze del potere, oggi, si vede subito chi sta lavorando per difendere la città, per ricostruire, e chi solo per sè stesso, per "sciacallare".

Cerchiamo di ricostruire, come dice il Sindaco, una città migliore.

Caro Sindaco, attento: come spesso nei western lo sceriffo bravo ma scomodo che accetta l’incarico di "cacciare" i mandriani avvisa: si lo farò, ci riuscirò, ma non vi piacerà.

Ci saranno molti a cui non piacerà perdere la sedia, e farà di tutto per manovrare contro,  come sempre con mezzi leciti e illeciti.

Sono loro i nostri nemici: non gli sciacalli, ma quelli che li proteggono, quelli che alimentano, quelli che mangiano al loro fianco.

L’uomo si dice è cattivo: ho visto e toccato con mano che non è vero, la solidarietà italiana si è mossa, ha tirato fuori i soldi e non solo. ma anche tanti soldi.

Cattivo è chi gestisce il potere male, per sè e non per il bene comune.

I nomi li sappiamo, le facce le conosciamo, li possiamo togliere di mezzo.

Abbiamo visto molto. Sono 6 mesi che guardiamo: la rabbia che portiamo per non aver potuto neanche elaborare in pace il nostro lutto deve diventare la nostra forza.

grazie Iacona

14 Settembre 2009

 

Avete visto ieri sera il programma di Iacona?

Come sempre l’importanza di una denuncia simile viene sottaciuta, "silenziata" dalla cassa di risonanza dell’informazione, oramai chiaramente di regime.

Esatto, noi aquilani siamo un popolo "occupato", siamo sotto il tallone di ferro della macchina del Governo, tesa esclusivamente a far favori ai pochi, troppo pochi, graditi e complici: maghi del mattone, aquilani e non, stanno incassando cifre stratosferiche, quelle destinate a noi, a chi non ha più casa, a chi ha perso i propri beni, il lavoro, l’azienda, lo studio professionale.

Il tutto passa ovviamente sotto il silenzio dei media, se va bene, o attraverso la propaganda di regime: Porta a porta trasmette in diretta la consegna delle "prime case": quelle fatte per Onna dalla provincia di trento e dal governo tedesco, non quelle del piano Ca.se., peccato si siano dimenticati di dirlo.

E per farlo, per far fare all’amico bella figura con le disgrazie altrui, si modifica il palinsesto della TV.

E tutti zitti, quando un giornalista (merce rarissima in Italia) fa un’inchiesta, con tutte le regole, rispettando anche il contraddittorio, scendendo al nocciolo della questione. Se si analizza il problema "Abruzzo", se si scende sotto le qualunquistiche superfici di apparenza, il nodo ridiventa ovviamente politico : quanto danno hanno fatto anni di condoni, di regole non applicate, di gestione del potere atto alla rapina del territorio e non alla sua salvaguardia? E quanta responsabilità di questo ha l’attuale governo e gli appartenenti a questa maggioranza politica?

E soprattutto: attenzione che il caso Abruzzo non è un caso, e non è un problema locale.

Li abbiamo visti tutti: Tempesta, Susi, Pace …….

E chiaramente, lavoro fatto negli anni con il silenzio (!?) dell’opposizione.

Ci viene da chiedere a Franceschini e Bersani: siete sicuri che l’opposizione si faccia parlando delle escort? Siete sicuri che almeno voi non potevate fare niente per L’Aquila?

Aggiungiamo: al sacco del territorio e dei fondi per la ricostruzione, partecipa allegramente anche il nostro caro Presidente della Regione (sarà un caso che appartiene allo stesso schieramento politico?): come mai i pochi soldi del G8 spesi per la comunicazione sono finiti di nuovo, come sempre da anni, ad aziende Pescaresi (anzi, non ad aziende, ad una solita sempre presente: Carsa , grande azienda diretta dal figlio del costruttore Di Vincenzo?).

Allora.

Grazie Iacona. Almeno tu ci fai sentire di non essere dal lato sbagliato della barricata: noi onesti, quelli che gli altri chiamano fessi, quelli che sono stufi di mazzette e malgoverno, quelli che sono sfiduciati dai partiti (tutti), che sembrano tutti uguali (non lo sono, ma fanno di tutto per sembrarlo), quelli che preferiscono la verità alla menzogna, quelli che pensano che le morti si potevano e si dovevano evitare, quelli che insegnano ai figli l’onestà del lavoro (che non fa diventare ricchi), quelli che sanno distinguere fra buona amministrazione e cattiva amminsitrazione, quelli che condannano il furto, ma anche la connivenza, la collusione, o il malgoverno dell’opportunismo delle allenze, quelli che oggi non hanno casa, ma non sono fra gli amici degli amici che stanno arraffando tutto, quelli che hanno delle aziende che onestamente restano escluse dalle gare "riservate", "manovrate", "discrezionali" o peggio "concordate", professionisti esclusi dagli incarichi politici, ma anche dagli incarichi tecnici (che magari non tacerebbero davanti a case costruite male o a piani regolatori di comodo), tutte le persone che non entreranno mai nel giro della "Casta".

Grazie Iacona soprattutto per averci promesso che sarai a L’Aquila con le tue telecamere per la ricostruzione: almeno un testimone.

tutto da fare

23 Luglio 2009

 leggete con attenzione l’articolo postato sul blog 3e32 il 20 luglio: l’intervento di Maurizio Donato al Forum per la ricostruzione sociale tenuto il 7 luglio al  3e32  http://www.3e32.com/ . 

E’ un punto di vista, parla di capitalismo, è argomentato. Dà degli spunti importanti. Parla di economia, di sociologia, e collega L’Aquila all’intero pianeta (finalmente) : ci ha dato un rassicurante motivo per parlare "soltanto" dell’Aquila ai "Signori e padroni della terra".

E’ giusto procedere con delle analisi della realtà, analisi che non possono prescindere, come ci dimostra il teso, da una scelta iniziale: chiamare le cose col loro nome, non raccontarsi favole, se è economico il problema, parlare di economia. Se ci sono delle responsabilità storiche, non possiamo tacerle. Se il Capitalismo ci ha portato a questo, va detto. Se la legge che istituisce la Protezione Civile non è equa, va raccontato.

Una amica mi ha detto: L’Aquila ora sembra una città africana. Polizia dappertutto, macchine che vanno su e giù (magari senza motivo), una strada centrale attorno alla quale si snoda l’intera città (non c’è più un Centro). La gestione della pubblica amministrazione se possibile è di molto peggiorata nei confronti dei poveri cittadini, cittadini che, precipitati in una città africana, non hanno più diritti. La possibilità di aggregazione e socializzazione è limitata a bar e paninerie su strada (che caldo, che fa sull’asfalto, sotto il pvc!!!!!!). Di giorno "la strada" si riempie. la notte si svuota.

Abbiamo bisogno di dirci la verità, e da lì partire con un progetto, con 100 progetti, unitario, di tutta la città insieme.

Abbiamo bisogno di ricostruire la nostra comunità (che poi forse comunità non era più da molti anni, a parte il terremoto), ma soprattutto abbiamo bisogno di riconoscerci in un "sogno".

Siamo famosi per essere "una città di cultura", siamo fieri di essere intelligenti colti preparati, abbiamo belle teste e soprattutto siamo amati da tanti che fanno lavorare bene il cervello, abbiamo punte di eccellenza, o sappiamo dove trovarle: credo sia ora di metterci al lavoro, senza continuare a piangere. Tanto i soldi non ce li danno, s’è capito.

Intanto che continuiamo a chiederli, i soldi, non ci facciamo fregare: siamo noi che dobbiamo decidere il nostro futuro sviluppo, quindi ci tocca discuterlo e progettarlo. Così se i soldi arrivano, portiamo avanti il nostro progetto (e non il loro, come hanno fatto finora), se non arrivano siamo preparati ad affrontare il problema.

Progettare insieme, con i nostri amministratori, ci farà sentire comunità, città territorio partecipata. Sarà un’occasione di crescita, e di per sé stesso uno sviluppo economico, una opportunità per i giovani, opportunità che solo noi possiamo costruire.

Sarà poi più facile "chiedere" al governo. Chiedere su un progetto, richieste mirate, argomentate, dirette e inappuntabili. Richieste ragionevoli, di cui si conosce il costo e per le quali si prospetta una copertura. Sarà più difficile per i rappresentanti dell’Abruzzo, per il Presidente della Regione, non seguire le nostre richieste, darci buca. 

Sarà più facile evidenziare le responsabilità politiche, i nodi verranno al pettine. Chi ha a che fare con una comunità organizzata, compatta e consapevole va con i piedi di piombo.

Anche la stampa dovrà stare più attenta a infamare con le menzogne organizzate dal governo il nostro territorio e nascondere quello che sta succedendo.

Possiamo farcela, a tornare dall’Africa.

L’appello dal Sindaco, le insistenti richieste di partecipare al cambiamento che vengono dai cittadini, da professionisti affermati fuori dal nostro territorio, dai comitati cittadini, hanno una sola risposta: noi vogliamo partecipare alla rinascita, vogliamo costruire una nuova città, vogliamo lasciare un futuro ai nostri figli, un futuro che gli dobbiamo, visto che gli abbiamo rubato il presente.

 

10 giugno 2009: S. Massimo, patrono dell’Aquila.

15 Giugno 2009

 

Sarebbe stato bello festeggiare.
Festeggiare l’inizio della ricostruzione, festeggiare il corpo dei Vigili del Fuoco, festeggiare la nostra città ed i suoi amministratori per la fermezza e la determinazione dimostrata nella tragedia, festeggiare, perché no, la promozione dell’Aquila Rugby.
La totalità, o quasi, delle Ditte che fanno parte della ricostruzione non sono aquilane o abruzzesi. Ci stanno ricostruendo la città: grazie! Ma non è quello che si chiedeva.
I Vigili del Fuoco, che si sono prodigati al limite dell’incredibile, sono sempre più esclusi e ignorati dai “media” (brutta parola per indicare un mestiere nobile, il giornalismo!).
Gli amministratori, nonostante l’accorato e determinato appello fatto nella manifestazione del 3 giugno, si sono immediatamente rimessi la casacca (con qualche doverosa eccezione) perché le elezioni premevano e non si può tradire quel partito che ti ha nominato, collocato e che ti fa mangiare.
La città, il territorio si sta litigando una coperta fin troppo corta: ci sono paesi che premono per entrare nel novero dei comuni terremotati, per prendere quei 100 euro con cui gli amministratori locali possono garantirsi la rielezione; ci sono comuni che propongono la “secessione”, come i topi che previdenti abbandonano la nave che affonda; ci sono amministratori comunali che, pur essendo i loro comuni nel cratere, pensano che il decreto vada bene.
 
Le aziende, gli artigiani, i commercianti, i professionisti, tutta l’economia della città dell’Aquila (non della provincia o della regione) è ferma, senza alcuna certezza nel futuro, senza sapere dove, come e quando potrà ripartire.
Si parla di zona franca, ma il decreto, con i fondi previsti in decreto, di fatto prevede la zona franca di una o due aziende, non della città dell’Aquila o dei paesi del cratere.
Eppure alcuni dicono che il decreto va bene e premiano gli estensori con il voto.
I commercianti di Sulmona riconsegnano le schede elettorali in segno di protesta (?); eppure quel governo che li ha esclusi dal novero dei paesi terremotati e che addirittura, con una manovra meschina, il sabato che precede le elezioni vara un decreto che li esclude dalle agevolazioni fiscali, come altri comuni della Provincia, ma lo pubblicizza solo dopo le elezioni (dicono per non turbare il voto), viene premiato dal risultato delle urne.
E allora: Va bene così!
Tanto ci meritiamo: stiamo dando la dimostrazione di quanto il partitismo sia più forte della voglia di rinascita, oscurando e sbiadendo quello che dovrebbe essere l’unico obiettivo politico (da polìs): l’esistenza della comunità dell’Aquila, della Sua storia, della Sua cultura, della Sua economia, delle Sue scuole ed università.
 
Ora il disegno è chiaro: il Premier, il Governatore e quant’altri stanno facendo solo una corsa ad ostacoli. Sono riusciti a saltare anche la data delle elezioni, seguitando a fare promesse a vanvera e nascondendo agli occhi di tutti la realtà dei fatti: sia Berlusconi che Chiodi sapevano già dal giorno prima delle elezioni la fregatura che avrebbero dato ai loro elettori, ma “per non turbare il voto” lo hanno taciuto. Grazie Governatore! In fondo, pur se qualche voto lo ha raggranellato anche all’Aquila alle ultime regionali, ha fatto capire fin da subito che della provincia dell’Aquila non Le importava molto: niente assessori regionali, molte parole e pochi fatti (leggasi euro).
Voi oggi avete da festeggiare: venite a festeggiare a L’Aquila. Così avrete modo di spiegare agli aquilani perché per noi valgono i gratta e vinci e per il resto d’Italia si è ricostruito tutto, perché L’Aquila non può diventare Zona Franca, perché non è prevista la copertura ai Comuni per il mancato incasso di imposte. Venga e porti con sé i Sindaci che hanno detto che il decreto andava bene, i nostri rappresentanti in Regione che non hanno mai speso una parola per L’Aquila.
 
Però porti con sé anche i rappresentanti dei partiti di opposizione che hanno accettato una serie di compromessi con la maggioranza, accettando di basare la campagna elettorale su Noemi e non sui 75.000 sfollati senza futuro.
 
Ma venga subito. Perché il G8 è stramaledettamente vicino: è l’ultimo ostacolo, poi finalmente dell’Aquila non parlerà più nessuno e Voi avrete carta bianca per cancellare definitivamente le velleità di una città che un tempo era Capoluogo di Regione.
 
Caro Sindaco, Presidente della Provincia Pezzopane, onorevole Lolli, Vice Presidente De Matteis: proviamo a lavorare su un obiettivo comune, unico e determinato.
Altrimenti chiediamo la Provincia Autonoma per L’Aquila: Sulmona vuole andar via? Che vada. La Regione ci vede come zavorra? Benissimo si prendano anche il capoluogo.  
 
L’Aquila non è morta, è solo ferita ma avrà tutta la forza e le capacità di rinascere, ricostruirsi, ripartire e tornare ad essere quella città che tutti conosciamo, che tutti abbiamo criticato ma che tutti amiamo, che ha primeggiato nell’università, nella cultura, nello sport, che ha tesori urbanistici, architettonici ed artistici a cui abbiamo occasionalmente buttato l’occhio ma che tutti coloro che sono venuti all’Aquila in questi giorni non smettevano di elogiare.
 
 
Luigi Fabiani

DEMOCRAZIA E QUALITA’ DELLA RICOSTRUZIONE

11 Maggio 2009

IDEE PER UNA STRATEGIA DEMOCRATICA E CONDIVISA DELLA RICOSTRUZIONE

Vanno innanzitutto accertate con la massima celerità le responsabilità sui crolli “dolosi”

AZIONI PRELIMINARI

  1. Sede di coordinamento interistituzionale (oggi presso GdF poi in sede unica in un ex capannone riconvertito)

  2. Discarica di differenziazione materiali esterna all’abitato finalizzata alla raccolta del materiale lapideo di pregio, di mobili, arredi e finiture

  3. Demolizione condivisa con proprietari e Sovrintendenza di fabbricati, isolati e zone di valore estetico tradizionale

  4. Messa in sicurezza di tutti gli edifici di pregio storico architettonico

  5. Analisi puntuale del danno in tutti i centri del comune

  6. Quantificazione degli edifici invenduti e non affittati agibili e disponibili

     

AZIONI SUCCESSIVE E CONTESTUALI

  1. Ristrutturazione immediata dell’Ospedale S. Salvatore e di tutti i Plessi Universitari

  2. Requisizione Foresteria in località Lenze di Coppito per Casa Studente con attivazione immediata degli altri immobili a tal fine costruiti

  3. Individuazione aree per il commercio in adiacenza del Centro Storico (Parco del Castello ,Villa,ecc.)

  4. Predisposizione piani recupero stralcio per le poche zone meno danneggiate del C.S. principale e degli altri periferici

  5. Requisizione alloggi liberi per studi, attività direzionali e residenze

  6. Finanziamento della ristrutturazione di tutti gli alloggi a immediata agibilità con anticipazione contributo a prezzario concordato

  7. Individuazione aree per la ricostruzione di alloggi sostitutivi in aree già compromesse e interne alle previsioni del PRG vigente

-a- Lenze di Coppito

-b- Casermette (attraverso plano volumetrico intensivo concertato con il D.M.)

-c- Polveriera

-d- Aree adiacenti GdF

-e- Aree tra Bazzano e S. Gregorio

-f- Riconversione zona industriale di Sassa

-g- Aree ex SERCOM

-h- Casette COGEFAR

MODALITÀ E CONSISTENZA DEL CONTRIBUTO

Bisogna promuovere al massimo l’autoricostruzione diretta di case unifamiliari e condomini saltando tutte le intermediazioni istituzionali;

Il contributo deve coprire l’intero danno;

Nelle zone a danno esteso vanno predisposti planovolumetrici condivisi che possono essere realizzati dagli stessi Comitati di gestione (nuovi condomini);

Si deve applicare il prezzario ANCE scontato del 20 % e l’IVA va ridotta al 4 %

TRASPARENZA E PUBBLICITA’

Va istituito un Comitato per la gestione della ricostruzione composto da rappresentanti dell’Università,degli Ordini professionali,dell’ANCE, delle OOSS.delle Associazioni Ambientaliste, dei Comitati e dei cittadini

Tutte le schede di valutazione devono essere messe “in rete”

Tutte le azioni vanno immediatamente messe in rete con la relativa modulistica

Vanno proceduralizzate le modalità e i tempi di erogazione insieme alle conseguenti e coerenti erogazioni e tutto va reso accessibile

I tecnici che hanno partecipato alle rilevazioni non possono concorrere alla progettazione

Tutte le nuove localizzazioni vanno fatte sentiti C.C. e Comitato di quartiere/frazione

Antonio Perrotti 

Per comunicazioni e integrazioni

Indirizzi e riferimenti terrepubbliche.anpe@alice.it cell. 334 2724599