tutto da fare

23 July 2009

 leggete con attenzione l’articolo postato sul blog 3e32 il 20 luglio: l’intervento di Maurizio Donato al Forum per la ricostruzione sociale tenuto il 7 luglio al  3e32  http://www.3e32.com/ . 

E’ un punto di vista, parla di capitalismo, è argomentato. Dà degli spunti importanti. Parla di economia, di sociologia, e collega L’Aquila all’intero pianeta (finalmente) : ci ha dato un rassicurante motivo per parlare "soltanto" dell’Aquila ai "Signori e padroni della terra".

E’ giusto procedere con delle analisi della realtà, analisi che non possono prescindere, come ci dimostra il teso, da una scelta iniziale: chiamare le cose col loro nome, non raccontarsi favole, se è economico il problema, parlare di economia. Se ci sono delle responsabilità storiche, non possiamo tacerle. Se il Capitalismo ci ha portato a questo, va detto. Se la legge che istituisce la Protezione Civile non è equa, va raccontato.

Una amica mi ha detto: L’Aquila ora sembra una città africana. Polizia dappertutto, macchine che vanno su e giù (magari senza motivo), una strada centrale attorno alla quale si snoda l’intera città (non c’è più un Centro). La gestione della pubblica amministrazione se possibile è di molto peggiorata nei confronti dei poveri cittadini, cittadini che, precipitati in una città africana, non hanno più diritti. La possibilità di aggregazione e socializzazione è limitata a bar e paninerie su strada (che caldo, che fa sull’asfalto, sotto il pvc!!!!!!). Di giorno "la strada" si riempie. la notte si svuota.

Abbiamo bisogno di dirci la verità, e da lì partire con un progetto, con 100 progetti, unitario, di tutta la città insieme.

Abbiamo bisogno di ricostruire la nostra comunità (che poi forse comunità non era più da molti anni, a parte il terremoto), ma soprattutto abbiamo bisogno di riconoscerci in un "sogno".

Siamo famosi per essere "una città di cultura", siamo fieri di essere intelligenti colti preparati, abbiamo belle teste e soprattutto siamo amati da tanti che fanno lavorare bene il cervello, abbiamo punte di eccellenza, o sappiamo dove trovarle: credo sia ora di metterci al lavoro, senza continuare a piangere. Tanto i soldi non ce li danno, s’è capito.

Intanto che continuiamo a chiederli, i soldi, non ci facciamo fregare: siamo noi che dobbiamo decidere il nostro futuro sviluppo, quindi ci tocca discuterlo e progettarlo. Così se i soldi arrivano, portiamo avanti il nostro progetto (e non il loro, come hanno fatto finora), se non arrivano siamo preparati ad affrontare il problema.

Progettare insieme, con i nostri amministratori, ci farà sentire comunità, città territorio partecipata. Sarà un’occasione di crescita, e di per sé stesso uno sviluppo economico, una opportunità per i giovani, opportunità che solo noi possiamo costruire.

Sarà poi più facile "chiedere" al governo. Chiedere su un progetto, richieste mirate, argomentate, dirette e inappuntabili. Richieste ragionevoli, di cui si conosce il costo e per le quali si prospetta una copertura. Sarà più difficile per i rappresentanti dell’Abruzzo, per il Presidente della Regione, non seguire le nostre richieste, darci buca. 

Sarà più facile evidenziare le responsabilità politiche, i nodi verranno al pettine. Chi ha a che fare con una comunità organizzata, compatta e consapevole va con i piedi di piombo.

Anche la stampa dovrà stare più attenta a infamare con le menzogne organizzate dal governo il nostro territorio e nascondere quello che sta succedendo.

Possiamo farcela, a tornare dall’Africa.

L’appello dal Sindaco, le insistenti richieste di partecipare al cambiamento che vengono dai cittadini, da professionisti affermati fuori dal nostro territorio, dai comitati cittadini, hanno una sola risposta: noi vogliamo partecipare alla rinascita, vogliamo costruire una nuova città, vogliamo lasciare un futuro ai nostri figli, un futuro che gli dobbiamo, visto che gli abbiamo rubato il presente.

 

perchè no?

18 March 2008

Pescara, 8 marzo 2008

“…se è quasi del tutto impossibile governare il presente, nessuno può impedirci di progettare il futuro.”
Governare il presente si può. Anzi: si deve. Si devono guardare in faccia i problemi. Si devono guardare le facce di ciascun problema. La soluzione del problema è l’inizio della costruzione del futuro.

Preoccuparci di sapere da dove veniamo e dove andiamo presuppone una visione della storia come percorso, come un itinerario che ebbe un origine e ha una destinazione, per quanto a noi ignota. È un modo ci concepire la storia che non condivido. Conoscere la nostra storia per sapere chi siamo: questo è importante. Se per “progettare” si intende ricavare dallo studio della nostra storia una chiave di interpretazione che ci conferisca un potere divinatorio…grazie per l’impegno, ma abbiamo già dato! Se per progetto si intende un’idea di sviluppo strutturata, fondata sulla coscienza di sé e delle proprie capacità, come obiettivo la soluzione dei problemi presenti, e come strumenti le nostre risorse e il nostro impegno…

…la vedo dura…ma si può tentare. Del resto l’alternativa qual è?

Per ora la chiudo qua: sperperare tutto il mio repertorio di luoghi comuni in un solo post sarebbe avventato.

Abbiate pazienza

Roberto da Pescara