Dalla nostra parte
11 April 2010Carissimo Sindaco, (caro Massimo , come dicono alcuni; Chals babbo, per gli amici di tuo figlio)
come tutti, hai la piena consapevolezza che ci è capitato proprio un guaio. Più dei problemi, sono le ossa rotte che ci dolgono, la meraviglia, il non farcene ancora capaci. Come tutti hai apprezzato la valenza psicologica dello spettacolo Animammersa, che ci tira fuori il dolore, lo stupore, in un pianto liberatorio.
Fra tutti, tu però sei il Sindaco.
Come tutti, il giorno stesso del dolore, contemporaneamente al dolore, hai avuto immediata la reazione della vita: che fare. La spinta a fare, il bisogno di fare. Per noi, per gli altri, per i nostri figli, per i nostri genitori, per i più deboli. La nostra è la generazione che DEVE affrontare il problema. E come tutti, immagino, hai avuto forte la spinta dell’ottimismo: possiamo fare, ricostruire com’era, dov’era ma migliore, più grande. Mettere in campo le forze migliori della nostra collettività.
Fra tutti, tu però sei il Sindaco.
Sono passati 12 mesi. Hai provato la fatica del governare in una città disgregata, hai conosciuto il milione di piccoli e grandi problemi che questo nostro terremoto ha creato, inimmaginabili finchè non si incontrano, hai dovuto decidere e risolvere questioni anche di poco conto, hai dovuto lottare quotidianamente, come tutti, nel privato per “sopravvivere” e nel tuo lavoro per “difendere” i diritti negati alla tua comunità. Come tutti hai dovuto assistere impotente a quanto ci hanno fatto.
Sappiamo che è così: la gestione delle emergenze l’abbiamo conosciuta e l’abbiamo dovuta imparare in fretta. A tutti è venuto spontaneo il paragone con la guerra, con il dopoguerra.
Fra tutti, tu però sei il Sindaco.
E’ la nostra generazione, Sindaco, che porta sulle spalle il peso del futuro, per i nostri figli, attoniti e confusi, e per i nostri genitori, quelli che hanno costruitole case che ci sono state tolte, quelli che hanno pagato il prezzo più alto alla distruzione del sisma. A proposito, Sindaco, sarà bene aggiungere nelle prossime commemorazioni del 6 aprile, fra i nomi delle vittime (quasi) tutte giovani dei crolli, i nomi dei tanti (quanti sono, ce lo volete dire?) anziani morti di crepacuore lontani dalle loro case, vittime del sisma prima e della deportazione poi.
E questa nostra generazione, ci è sembrato, ha risposto immediatamente “presente”.
Se scorriamo le tante pagine dei blog, dei periodici , dei giornali, scritte dopo il 6 aprile, vediamo sempre presenti i professionisti, gli imprenditori, i lavoratori, i genitori, i professori, i medici.
Tutti attenti agli avvenimenti, tutti alla ricerca di uno spazio per poter dare il proprio contributo fattivo e progettuale alla ripresa, alla ricostruzione. E al loro fianco i giovani. Tanti. Quelli che, “grazie” al terremoto forse non saranno dei “bamboccioni”.
Tutti noi, tutti i cittadini, finora siamo stati tenuti lontano da tutto, come pure voi. Siamo stati nutriti, parcheggiati, divisi negli affetti, spostati, ci hanno dato una casa (non a tutti, chi sa se qualcuno riesce a capirlo: le case alloggiano 17.000 cittadini su oltre 60.000), ma nessuno ci ha ascoltati, nessuno ha soddisfatto i nostri bisogni, nessuno ha lavorato per il futuro della nostra comunità: il lavoro, il progetto sociale, le attese di chi aveva scelto di restare a L’Aquila (o di venirci) anche per la ricchezza sociale e per il livello di sostenibilità della vita.
Ci hai rimproverato, perchè solo adesso, che la Protezione Civile se ne è andata, solo adesso scendiamo in piazza a protestare.
Ma invece la lettura giusta del nostro essere presenti è positiva.
Noi Sindaco rivendichiamo il diritto di essere cittadini partecipi: partecipi delle scelte (ora che finalmente la protezione civile se ne è andata), partecipi delle decisioni, partecipi della ricostruzione della nostra Città.
Perchè solo con la nostra partecipazione tu potrai lavorare per la Città libero dalle pastoie della “politica” dei partiti, quella che finora ti ha impedito di fare scelte veloci, coraggiose e giuste. E libero dalle imposizionidei comitati d’affari.
Lo sappiamo, sai, cosa succede nel palazzo: lo sappiamo quante trattative estenuanti ti tocca fare per estorcere dalla tua maggioranza e dall’opposizione un qualsiasi atto che ci faccia fare un passo avanti.
Lo sappiamo quanta difficoltà per mandare avanti una macchina che non ne vuole sapere di camminare, pastoie burocratiche, lungaggini procedurali, impreparazione dei preposti alle funzioni, personale decimato anche dalle deportazioni. E su tutto questo la novità della situazione, che nessuno sa affrontare.
Noi però siamo dalla tua parte: cioè dalla nostra parte. Abbiamo dei progetti, delle soluzioni e le vogliamo confrontare. Abbiamo delle competenze e le vogliamo spendere. Abbiamo la voglia di investire anche in proprio, per la comune rinascita.
Stiamo portando avanti, a l’Aquila, grazie alla eccezionalità della situazione, un laboratorio politico di partecipazione.
Tutti noi dobbiamo contare su quello che si chiama “capitale sociale” , la partecipazione dei cittadini, la “condivisione della lealtà civile” (che non è obbligatoriamente condivisione delle scelte). E’ l’unico strumento a nostra disposizione per ricostruire la nostra città senza imbrogli, senza ruberie, senza truffe, inganni, sgambetti, corruzioni, senza imposizioni dall’alto. E’ l’unico strumento per ricostruire la nostra città e con essa la comunità civile che la componeva, e per ricostruirla migliore e più pulita, rimuovendo insieme alle macerie tutte le brutture della “politica” ladrona che per anni ci hanno oppresso e immobilizzato, che ci hanno portato anche ai colpevoli crolli delle case col trucco (bell’esempio, uno per tutti, le case acquistate recentemente dall’Ater!!!).
Noi puntiamo su di te perchè noi crediamo nelle istituzioni democratiche, le vogliamo difendere dalle picconate del malcostume, delle riforme inutili, delle bugie di chi ha ridotto alla fame l’economia e ci vuole ancora imbonire con frottole e menzogne. Ma soprattutto vogliamo vigilare affinchè la nostra città resti nostra, bella, vivibile. Abbiamo investito tutta la nostra vita su di essa: qui abbiamo costruito le nostre famiglie, le nostre occupazioni, i nostri sogni.
Non abbiamo altro da perdere: possiamo solo ripartire.
Abbiamo avuto 12 mesi per ritrovare l’orientamento, per elaborare il lutto collettivo e personale, per digerire l’indigeribile, per capire che cosa ci era successo, per sistemare le nostre famiglie e per ricominciare ad organizzare la nostra vita “politica” (da polis, ovviamente). Non abbiamo mai smesso di tenere alto il livello di attenzione su quello che facevate, chi aveva il potere di fare, chi aveva il potere di impedire. Abbiamo ragionato, scritto, elaborato, prodotto.
Abbiamo delle “piattaforme” da cui partire. E abbiamo tutte le competenze necessarie a portarle avanti.
Siamo decisi a controllare da vicino chi si occupa dei nostri affari, vogliamo sapere come se ne occupa, vogliamo partecipare alle scelte e alle decisioni.
Noi siamo pronti, Sindaco. E vogliamo percorrere il tragitto con i nostri rappresentanti. Sei tu che devi scegliere i tuoi compagni di viaggio.
