a che serve investire in qualità?

1 November 2008

Le imprese devono investire.

Le imprese devono investire in qualità

Le imprese che non investono chiudono.

Qualità del prodotto: non mi pare che ci sia una gran richiesta, se chiunque, ancorchè incompetente, può imporre come criterio "il prezzo più basso".

Qualità del lavoro e responsabilità sociale dell’impresa: neanche qui vedo un riscontro nel "mercato", dato che questi discorsi ad una impresa costano, ma non fruttano nessun vantaggio, men che meno  "corsie preferenziali" nelle gare o sul mercato.

Direi anzi che una impresa che investe in qualità dei prodotti e qualità della vita e del lavoro, avendo dei costi più alti, è sicuramente penalizzata nel raffronto dei prezzi se non si applicano i "correttivi" nelle pubbliche gare previsti già nella legge Europea e Italiana, diretti proprio a invogliare e stimolare le imprese (e a premiarle) ad attuare una politica del lavoro socialmente accettabile nella civiltà occidentale del duemila.

Mi riferisco a vicende che ormai fanno parte del mio quotidiano, della vita di un imprenditore che anno dopo anno ha faticosamente costruito una realtà aziendale che tenesse conto delle professionalità dei propri collaboratori, che migliorasse costantemente la qualità del prodotto, il servizio al cliente, la professionalità, la tecnologia aziendale.

Senza perdere mai di vista i bisogni di qualità della vita dello staff produttivo, senza dimenticare che i lavoratori sono delle persone, hanno famiglia e bisogni al di là della semplice necessità di sopravvivenza. Cercando la fiducia, la stima dei propri collaboratori, e coinvolgendoli in ogni decisione aziendale, dando una importanza oggettiva alla loro presenza.

Un imprenditore che quotidianamente vede direttori di banca (come tutti sapete provetti comunicatori esperti certamente più di noi) che "preferiscono" altre aziende, imponendole anche ai propri clienti ed in ogni occasione nella quale si trovino coinvolti, usando (abusando della) la loro posizione per viziare le regole del mercato, del libero mercato, per estromettere con abuso di potere dal mercato aziende sane, capaci, vive: per ucciderle.

Un imprenditore che quotidianamente vede la propria professionalità messa a paragone con il "prezzo" di qualsiasi strappino si presenti sul mercato, senza azienda, senza dipendenti, senza macchinari (i nostri per esempio costano milioni di euro: si chiamano investimenti, questi), pronto a guadagnare 10 euro sul lavoro di un terzo stabilimento di potenza, o pescara, o altrove. Senza pensare lorsignori, direttori di banca, addetti al marketing, amministratori locali, direttori di enti pubblici ed associazioni, che grande è la loro responsabilità diretta nell’impoverimento della nostra città.

Sono anni che la politica sottrae ricchezze alla città dell’Aquila, favorendo l’ingresso di aziende "di fuori" (si sa, vero, che gli aquilani non sanno fare niente),  in modo spesso non regolare, a volte neanche con pubbliche gare d’appalto (anche se è facile "manovrare" pure queste).

Sono anni che tutta l’amministrazione pubblica locale e tutti i lor signori sopra citati, depauperano la nostra città, sottraendo fette di mercato che ricadono nella loro arbitrarietà, per regalarle ai più "ammanigliati" imprenditori di pescara e dintorni, e oggi ci vengono a rinfacciare il "nanismo" delle nostre imprese, asfittiche in un mercato non pulito, manovrato e gestito da chiunque abbia, anche occasionalmente, "il coltello dalla parte del manico".

Ma la cosa più grave, la cosa veramente grave, è che a nessuno importa la qualità del prodotto, la professionalità delle aziende. La cosa veramente grave è che in questa corsa al prezzo basso non ci si renda conto che si strangola una economia, pretendendo dagli imprenditori non solo la rinuncia al guadagno, ma spesso anche la lavorazione sottocosto.

Adesso credo è il momento di inaugurare una nuova RESISTENZA.

Contro la menzogna del "facciamo lavorare tutti", quando invece si fa lavorare solo chi si inchina al potere (è mafia pure questa, però).

Contro l’incultura del denaro, a favore della cultura del lavoro.

Contro la gestione del potere per cambiare le regole del gioco nella libera concorrenza, contro il mercato "manovrato" dalla politica (la stessa che decide chi deve essere assunto e chi no), a favore e a sostegno dell’impegno di quelle imprese che puntano alla professionalità, alla qualità del prodotto, e soprattutto alla qualità della vita e del lavoro.

VOGLIO ISCRIVERMI AL PIANO STRATEGICO

6 July 2008

Mi piacerebbe seguire da presso gli sviluppi del Piano Strategico.
Sono stata al Forum di lancio: ho sentito gli interventi dei partner, ho ascoltato i pareri degli Amministratori del Comune, Provincia e Regione convenuti. Inutile dire che erano tutti concordi nell’affermare la necessità di una strategia programmatica globale alla quale la città dell’Aquila faccia riferimento per i prossimi anni, ogniqualvolta si debbano effettuare importanti scelte, indipendentemente da quale sia la fazione politica di appartenenza della contingente amministrazione. E non si può dargli torto.
I cittadini sentono questa esigenza da anni, lustri, ma non hanno mai molta voce in capitolo.
Gli operatori del turismo hanno chiesto da anni un piano globale di sviluppo, ma neanche loro hanno un granchè di voce in capitolo.
Gli imprenditori hanno levato alte grida da almeno cinque anni sollecitando una politica programmatica che indirizzasse l’economia locale.
Gli abitanti del comune hanno segnalato infinite volte la necessità di un piano urbanistico coerente, che guidasse lo sviluppo urbanistico di una città che è cresciuta informe e senza regole. Una città nella quale c’è un miscuglio di case, negozi, quartieri, capannoni, strade, senza nessun criterio, regolamento, gestione; i negozi aprono dove vogliono, come vogliono, non c’è un minimo di programmazione neanche nel rifacimento del manto stradale, si sovrappongono interventi e competenze, ci vogliono 2 mesi per mettere un gazebo fuori da un bar, eppure non si pensa a chiedere ai gestori di “uniformare” lo stile, i criteri, …. niente. Allo stato brado. Una città nella quale sembra che l’ordine pubblico debba essere demandato ai gestori di locali notturni, senza neanche approfondire l’analisi della reale entità del problema (una rissa che percentuale rappresenta nel panorama notturno aquilano?), e soprattutto senza pensare a regolamentare “prima” l’apertura dei locali, la loro presenza e quantità, senza prendere in considerazione che si potrebbero fare aprire locali notturni solo se hanno sale interne congrue a contenere gli utenti ed opportunamente insonorizzate, non consentire l’esistenza di locali che hanno solo 20 mq interni e che “ovviamente” si dovranno espandere nelle pubbliche piazze.
Ma nessuno è riuscito a cambiare le cose.

“I contesti in cui la pubblica Amministrazione si trova oggi ad operare sono in continua mutazione e diverse sono pure le domande che le si rivolgono, consenso, qualità, politiche abitative e culturali, tempo libero, lotta all’esclusione sociale, aggregazione, per le quali l’approccio tradizionale del governo delle città non risulta più adeguato.” (cito dal sito: http://85.39.43.84/pianostrategico/# )

Allora, senza ulteriori lamentele, visto che finalmente siamo tutti d’accordo, ci vogliamo “iscrivere” al piano strategico: come si fa? Vogliamo essere informati, vogliamo partecipare, vogliamo dire la nostra: dove lo possiamo fare? C’è un sito: ma ancora non funziona.

“La pianificazione strategica porta in sé un elemento di forte riformismo, che è quello dell’arretramento dell’Amministrazione nel suo approccio tradizionale alla gestione degli affari pubblici, in favore di un maggiore coinvolgimento di cittadini, associazioni, mondo produttivo, allo scopo di costruire un capitale di alleanze in grado di anticipare i conflitti che la programmazione del territorio normalmente porta in sé.
Tale processo di cooperazione volontaria, che fonda i suoi obiettivi su alcuni principi fondamentali quali la mobilitazione della conoscenza, la visione partecipata delle trasformazioni urbane, l’anticipazione dei conflitti, l’educazione alla responsabilità comune, innova radicalmente il rapporto tra l’amministrazione e i cittadini.
Attraverso l’individuazione e la condivisione, con gli attori e i portatori di interesse sul territorio, dei principali limiti e contraddizioni della città e della sua area metropolitana, delle vocazioni inespresse e delle risorse in grado di svilupparne le potenzialità, la pianificazione strategica diventa lo strumento per costruire la visione di un possibile futuro e delle sue articolazioni, e diventa il riferimento di medio-lungo termine per le singole azioni dell’Amministrazione.” (ancora dal sito: http://85.39.43.84/pianostrategico/# )

Siamo pronti, perchè vorremmo evitare che il piano strategico divenisse privativa di pochi, delle forze politiche o delle autoreferenziali associazioni di categoria che fino ad oggi non sono state capaci di riportare la voce degli associati e le proteste degli imprenditori.
Siamo pronti: il Consorzio La.Com è pronto, i consorzi turistici della città sono pronti (Promotur; L’Aquila Città D’Arte), gli imprenditori della città, i semplici cittadini sono pronti.
Chiediamo che venga attivata una seria, sollecita e rigorosa informazione capillare sulle riunioni che si tengono sull’argomento, sui luoghi date e orari, in modo da partecipare ad esse. Chiediamo che venga immediatamente reso fruibile il sito, con una continua interazione fra cittadini ed amministrazione, su tutti gli argomenti del piano strategico.
Siamo proonti ad offrire le nostre competenze e le nostre professionalità:
abbiamo pronto un progetto “vero”, realizzabile a costi irrisori, per raccogliere le informazini necessarie a valutare la percezione dei cittadini del proprio territorio: siamo disposti a metterlo a completa disposizione del piano strategico;
abbiamo portato avanti per tre anni un progetto “vero” di raccolta dati capillari ed empirici sui movimenti di cittadini all’interno del territorio; siamo in grado grazie alla gestione del welcom point di sapere e restituire notizie dettagliate su:
la fruibilità della mobilità nella città; le opinioni sui mezzi pubblici e le necessità relative secondo le opinioni raccolte fra i cittadini, per contatti superiori alle 60.000 unità;
la fruibilità dei beni museali e di architettura religiosa: orari di apertura, disponibilità per il turista, raggiungibilità, leggibilità delle indicazioni stradali;
la fruibilità della città per il turista nei giorni feriali e festivi: esercizi aperti, bagni pubblici, informazioni per iil turista, indicazioni stradali, accoglienza;
la fruibilità della città per gli anziani: reperibilità degli orari degli autobus, servizio taxi, farmacie aperte e/o di turno, uffici pubblici da raggiungere, orari di sportello, attività culturali in città, orari e localizzazioni;
la fruibilità della città per i giovani: esercizi aperti a costi ridotti, cinema, teatri, centri commerciali, autobus urbani, autobus per le scuole;
la effettiva gestione dell’informazione turistica in città.
abbiamo portato avanti per tre anni un progetto che rendesse fruibile e vicina l’Aquila al suo territorio esteso: gestendo e creando rapporti con i comuni limitrofi, le comunità montane, i parchi regionali, portandoli dentro la città.
Da queste attività, abbiamo potuto conoscere tutti i punti di crisi relativi a tutti gli argomenti su citati: punti di crisi che volentieri oggi poniamo alla base della discussione del piano strategico, affinchè non si perda del tempo prezioso e delle energie importanti per ricominciare da capo.
Adesso partiamo da dove siamo arrivati: i risultati saranno migliori, maggiori, immediati.

Lo stesso identico discorso vale per ogni singolo argomento da affrontare: ci sono in città competenze relative alle singole materie, le competenze di chi negli anni ha lavorato e fatto impresa a L’Aquila, nella totale assenza della Pubblica Amministrazione, nella totale indifferenza della classe politica (un solo esempio: i consorzi di operatori turistici).
Questa competenza è preziosa; direi di più: essenziale. Chiunque abbia lavorato e vissuto in questa città finora, lottando quotidianamente con tutto quello che ostacolava i propri obiettivi, sa da che punto si deve partire, ha la competenza necessaria a raccontare il “vero” punto di partenza, per indirizzare lo sviluppo del piano strategico verso il “vero” obiettivo.
Non ci interessano studi copia-incolla da altre realtà, calati sulla nostra città: servono a riempire i siti internet, a riempire i faldoni degli studi, le bocche degli oratori, le pance delle “aziende specializzate”, ma non servono a modificare la realtà dell’Aquila.

Noi invece vogliamo che la realtà venga modificata, che il piano strategico sia un successo e ci porti fuori dalla melma.
Noi ci crediamo, abbiamo le forze per farlo, e vogliamo farlo.