Vabbè ….. è la democrazia

24 June 2010

Vabbè, non è facile. Vabbè si può fare meglio. Vabbè non si approfondiscono i discorsi. Vabbè ma il problema è un altro ……… 

Si, vabbè, è tutto vero. Avete/abbiamo ragione tutti.

Ha ragione chi si fa le assemblee, ha ragione chi non se le fa, ha ragione chi non se le fa più, ha ragione chi non se le è mai fatte, ha ragione chi va in assemblea a fare lezioni, ha ragione chi va in assemblea a lamentarsi, ha ragione chi sospetta e ha paura di tutti e per questo aggredisce tutti.

Ognuno ha una sua piccola ragione, ognuno ha una piccola parte di verità in tasca.

Ed è proprio vero, non è che voglio farmi tutti amici: è proprio così.

Benvenuti nel mondo reale, a scuola di democrazia.

Si perchè tutto questo e tanto altro se viene fuori, se viene "comunicato", condiviso, "partecipato" rappresenta nè più nè meno che il cammino comune verso una "nuova" democrazia.

L’importante, il trucco, è mettersi in gioco.

E quindi, non ha ragione chi ha un secondo fine, non ha ragione chi si maschera, non ha ragione chi non condivide, non partecipa.

L’unico problema è che bisogna andare avanti, veloci, e avere il coraggio di approfondire sempre di più, analizzare le differenze, discuterle, e cominciare a dare a queste differenze onestamente e consapevolmente dignità di esistenza. 

Anche secondo me le differenze dei punti di partenza, delle appartenenze ma anche delle provenienze, vanno esplicitate, proprio per poter arricchire i discorsi, proprio per fidarci conoscendoci.

Solo se non abbiamo paura delle differenze, siamo veramente tutti uguali, e quindi non ci sono strumentalizzazioni o imposizioni.

Se non abbiamo paura delle differenze possiamo insieme costruire il laboratorio l’aquila, nel quale la parola politica ha il suo originario significato, e nel quale persone diverse per cultura e tradizione, per scelta ed appartenenza insieme costruiscono un percorso per raggiungere obiettivi condivisi per il bene della intera comunità.

Se abbiamo il coraggio di parlare seriamente di tutti i problemi, condividendo l’onestà dei punti di partenza e il rispetto delle competenze, cominciando anche a condividere il linguaggio, la democrazia può decollare.

Il linguaggio comune deve essere un obiettivo: un linguaggio che ci consenta di superare le sordità dei pensieri preconcetti, le sordità dei sospetti, le sordità della sfiducia, le sordità delle manipolazioni, le sordità della mancanza di abitudine al dialogo costruttivo.

Così com’è organizzata oggi l’asseblea è ogni volta una bomba innescata: troppi argomenti sempre e troppo poco tempo, la fretta di concludere, la necessità di decidere, il linguaggio non comune, la rivendicazione di alcune "supremazie", il rischio di presenze sempre diverse "a rotazione", va a finire che si fanno 4 passi indietro ogni 2 che si fanno in avanti.

Questo discorso risponde alla fatidica domanda sulla quale ci arrovellavamo, senza saper dare risposta, un mese fa: gli approfondimenti devono essere fatti, veloci, snelli, concordando linguaggi e contenuti, ai tavoli di lavoro (tasse, macerie, comunicazione, ricostruzione, pettino, ecc. ecc.).

Il lavoro dei tavoli deve essere condiviso, riportato in assemblea, discusso più ampiamente, mantenendo la fiducia in chi ha lavorato, analizzato, prodotto e "studiato" il problema.

Chiunque abbia sentore di non essere d’accordo, o di avere altri elementi da produrre, deve partecipare alle riunioni dei tavoli.

Chiunque voglia essere informato sui discorsi, le proposte, e farne a sua volta, o approfondire o contestarne qualcuna deve partecipare alle riunioni dei tavoli.

E’ troppo facile, oltre che inutile, presentarsi solo in assemblea, e dire no (o anche dire si).

E’ troppo scorretto nei confronti di chi quei discorsi li ha approfonditi, costruiti, anche spendendo di professionalità e competenza.

E’ troppo scorretto nei confronti di tutti, perchè si continua a bloccare un movimento che sarebbe già molto più avanti.

E lo si fa con il criterio di una facile tuttologia, che nega il percorso della democrazia che abbiamo comunemente deciso: studiare i problemi, assumere competenze, proporre soluzioni possibili, giuste e democratiche, coinvolgendo nel cammino quanta più gente possibile.

Il modo per venirne fuori c’è. Alcuni piccoli passi:

1) lavoriamo per il linguaggio comune, anche con workshop, come aveva già indicato 2 mesi fa il tavolo comunicazione (comunicazione interna);

2) aumentiamo l’attività dei tavoli, e in assemblea riportiamo le elaborazioni dei tavoli: almeno un tavolo ogni assemblea;

3) incrementiamo la presenza ai tavoli, e l’attività degli stessi;

4) rendiamo un po’ più solida la struttura dell’assemblea/tavoli con i referenti, la comunicazione delle riunioni, una organizzazione di una parte almeno degli odg delle assemblee (lasciando sempre una parte disponibile per la discussione delle vicende calde), la produzione di materiali informativi che vengano distribuiti o messi a disposizione dai gruppi di lavoro ai partecipanti alle assemblee, per non dover sempre cominciare da zero tutti i discorsi tutte le volte, preparando periodicamente dei report che diventino strumenti di lavoro per le fasi successive.

5) sollecitiamo la presenza di persone competenti ad ognuna delle riunioni che facciamo, per cercare di evitare di scambiare le opinioni soggettive per realtà e i "dice che" per oro colato.

Ricordo che buona parte di questo discorso è stato già fatto nel tavolo comunicazione, ma non si è mai riusciti a riportarlo nelle assemblee e a discuterlo, a causa di altre urgenze. Io lo riprenderei, altrimenti dopo la manifestazione del 6 luglio si rischia di dover ricominciare da capo (soprattutto perchè ho sentito parlare di pausa estiva (!!!!))

E per quello che riguarda la partecipazione, che comunque di fatto è già praticata, almeno nell’ultimo mese, con gli amministratori comunali, e che va perfezionata al più presto con il documento che ancora dovremo discutere, ricordiamoci che un po’ di tempo speso per ognuno di noi ci vuole, altrimenti i principi restano vuote chiacchiere.

la tournée del Consiglio Provinciale

5 June 2010

 

 

Le persone poco intelligenti e poco istruite come me sono quotidianamente bombardate da fatti e parole del tutto incomprensibili. Per esempio, perché un sacco di bella gente sta impegnando il proprio tempo a disputare se sia cosa buona o sbagliata che il Consiglio Provinciale tenga seduta all’Aquila o in tournée nel territorio?

Poiché chi viene eletto a far parte delle assemblee rappresentative ha il compito di occuparsi di quella cosa seria e difficile che è il servizio agli interessi generali della comunità, quella bella gente è evidentemente convinta che la questione sia di somma importanza.

Purtroppo, non avendo io fatto il militare a Cuneo, nel mio piccolo e oscuro angoletto difetto dell’acume e dell’esperienza indispensabili per redimermi dal banale pensiero che le questioni importanti siano altre.

Una volta, le compagnie di giro erano solo quelle itineranti del teatro, che andavano rappresentando i loro spettacoli su e giú attraverso l’Italia delle cento province. Poi, son venute le compagnie di giro dei rappresentanti del popolo, che, in luogo dell’affrontare e risolvere i problemi reali del Paese sui banchi delle aule parlamentari, hanno introdotto la prassi del solo parlarsi addosso saltabeccando da un teatrino televisivo all’altro. E allora? Se questo è il modello elaborato e applicato nell’empireo di quella che una volta era la Politica, perché non regalarsi una nuova compagnia di giro anche qui?

Oltre tutto, rispetto al dover tentare ogni volta di studiarsi qualcosa per non sfigurare troppo davanti i quattro gatti della medesima platea, per i membri della compagnia c’è il vantaggio di poter replicare in ciascuna piazza lo stesso copione: meno fatica e, facendo la somma, piú spettatori.

Oltre tutto, la compagnia di giro pare un’eccellente soluzione per conferire senso e visibilità dalle parti nostre a una roba come le province. Fatto salvo che a garantire quel certo numero di posti gettonati, servono a qualcosa? Per gestire alla grande i pochi servizi di cui si occupano, non basterebbe un’assai meno dispendiosa manciata di tecnici perbene con il supporto di un piccolo sistema computerizzato?

Dunque, non capisco perché la nuova nascente compagnia di giro vada eccitando tante discussioni: spero d’imbattermi in qualcuno tanto ricco di spirito caritatevole da voler sprecare un po’ di tempo per illuminarmi e correggere l’evidentemente errato pensiero del quale sono portatore.

 

Errico Centofanti


 

 

 

a che serve investire in qualità?

1 November 2008

Le imprese devono investire.

Le imprese devono investire in qualità

Le imprese che non investono chiudono.

Qualità del prodotto: non mi pare che ci sia una gran richiesta, se chiunque, ancorchè incompetente, può imporre come criterio "il prezzo più basso".

Qualità del lavoro e responsabilità sociale dell’impresa: neanche qui vedo un riscontro nel "mercato", dato che questi discorsi ad una impresa costano, ma non fruttano nessun vantaggio, men che meno  "corsie preferenziali" nelle gare o sul mercato.

Direi anzi che una impresa che investe in qualità dei prodotti e qualità della vita e del lavoro, avendo dei costi più alti, è sicuramente penalizzata nel raffronto dei prezzi se non si applicano i "correttivi" nelle pubbliche gare previsti già nella legge Europea e Italiana, diretti proprio a invogliare e stimolare le imprese (e a premiarle) ad attuare una politica del lavoro socialmente accettabile nella civiltà occidentale del duemila.

Mi riferisco a vicende che ormai fanno parte del mio quotidiano, della vita di un imprenditore che anno dopo anno ha faticosamente costruito una realtà aziendale che tenesse conto delle professionalità dei propri collaboratori, che migliorasse costantemente la qualità del prodotto, il servizio al cliente, la professionalità, la tecnologia aziendale.

Senza perdere mai di vista i bisogni di qualità della vita dello staff produttivo, senza dimenticare che i lavoratori sono delle persone, hanno famiglia e bisogni al di là della semplice necessità di sopravvivenza. Cercando la fiducia, la stima dei propri collaboratori, e coinvolgendoli in ogni decisione aziendale, dando una importanza oggettiva alla loro presenza.

Un imprenditore che quotidianamente vede direttori di banca (come tutti sapete provetti comunicatori esperti certamente più di noi) che "preferiscono" altre aziende, imponendole anche ai propri clienti ed in ogni occasione nella quale si trovino coinvolti, usando (abusando della) la loro posizione per viziare le regole del mercato, del libero mercato, per estromettere con abuso di potere dal mercato aziende sane, capaci, vive: per ucciderle.

Un imprenditore che quotidianamente vede la propria professionalità messa a paragone con il "prezzo" di qualsiasi strappino si presenti sul mercato, senza azienda, senza dipendenti, senza macchinari (i nostri per esempio costano milioni di euro: si chiamano investimenti, questi), pronto a guadagnare 10 euro sul lavoro di un terzo stabilimento di potenza, o pescara, o altrove. Senza pensare lorsignori, direttori di banca, addetti al marketing, amministratori locali, direttori di enti pubblici ed associazioni, che grande è la loro responsabilità diretta nell’impoverimento della nostra città.

Sono anni che la politica sottrae ricchezze alla città dell’Aquila, favorendo l’ingresso di aziende "di fuori" (si sa, vero, che gli aquilani non sanno fare niente),  in modo spesso non regolare, a volte neanche con pubbliche gare d’appalto (anche se è facile "manovrare" pure queste).

Sono anni che tutta l’amministrazione pubblica locale e tutti i lor signori sopra citati, depauperano la nostra città, sottraendo fette di mercato che ricadono nella loro arbitrarietà, per regalarle ai più "ammanigliati" imprenditori di pescara e dintorni, e oggi ci vengono a rinfacciare il "nanismo" delle nostre imprese, asfittiche in un mercato non pulito, manovrato e gestito da chiunque abbia, anche occasionalmente, "il coltello dalla parte del manico".

Ma la cosa più grave, la cosa veramente grave, è che a nessuno importa la qualità del prodotto, la professionalità delle aziende. La cosa veramente grave è che in questa corsa al prezzo basso non ci si renda conto che si strangola una economia, pretendendo dagli imprenditori non solo la rinuncia al guadagno, ma spesso anche la lavorazione sottocosto.

Adesso credo è il momento di inaugurare una nuova RESISTENZA.

Contro la menzogna del "facciamo lavorare tutti", quando invece si fa lavorare solo chi si inchina al potere (è mafia pure questa, però).

Contro l’incultura del denaro, a favore della cultura del lavoro.

Contro la gestione del potere per cambiare le regole del gioco nella libera concorrenza, contro il mercato "manovrato" dalla politica (la stessa che decide chi deve essere assunto e chi no), a favore e a sostegno dell’impegno di quelle imprese che puntano alla professionalità, alla qualità del prodotto, e soprattutto alla qualità della vita e del lavoro.

L’innovazione delle imprese all’Aquila

31 July 2008

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Il Centro di oggi riporta diversi spunti interessanti sul territorio e le idee che circolano - soprattutto in vista delle prossime elezioni regionali dove la corsa alle poltrone è in atto già dal secondo giorno dallo scoppio dello scandalo sanità in Abruzzo.

Ma noi ci vogliamo occupare di futuro e sviluppo (e penso sempre ai miei 2 figli quando scrivo su questo blog) e questo articolo offre lo spunto per fare delle riflessioni su:

  • Chi ci sta proponendo il futuro
  • Come ce lo sta proponendo

Le istituzioni dovrebbero riflettere sulle proprie capacità di esprimere una progettualità futuristica e futuribile. Faccio questa riflessione sulla base delle poche occasioni di interazione con le istituzioni che sfiorano la follia e sono una manifestazione della distanza di questi organismi dalla quotidianità e soprattutto dal bisogno di futuro che esprime l’Aquila.

Proporre le reti come futuro ed innovazione è vecchio.

Organizzare un seminario per:

"promuovere la creazione di reti che connettano il sistema della ricerca … con il tessuto imprenditoriale e il mondo bancario"

è come parlare delle funzionalità di una Ferrari a chi va in giro con la bicicletta.

Non credi a quello che dico ? Allora:

  1. Vai su Google
  2. Fai una ricerca per "alberghi l’aquila"
  3. Sfoglia tutti i risultati delle strutture alberghiere e vedi quante offrono la possibilità di effettuare prenotazioni online ed in tempo reale con carta di credito a garanzia della prenotazione - nessun albergo offre questo servizio.

Forse volare troppo in alto si perde di vista il territorio …

L’Aquila bella me’

24 July 2008

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Il primo post per un blog è un momento difficile - lo è ancora di più in questo caso trattandosi dell’Aquila e dovendo parlare di lei e del suo futuro.

L’Aquila Città Futura è un titolo molto impegnativo - così come è impegnativo parlare del futuro della nostra città ed è allo stesso modo un dovere pensare al domani, se non per noi ma per i nostri figli.

Il futuro è una percezione della realtà: tanto meno si capisce una cosa tanto più è percepita come un qualcosa che fa parte del futuro.

Il futuro è sinonimo di incertezza: ricordo con quanta fermezza si rivendicavano diritti e come il posto di lavoro era per sempre, oggi vedo insicurezza e rassegnazione tra le persone.

Il futuro richiede azioni forti ed innovative: nonostante il declino e l’arretratezza si continua a far finta di niente, ignorando la realtà, evitando la verità scomoda che nessuno vuol raccontare o peggio non riesce a vedere.

Il futuro si potrà attuare solo con la discontinuità: con pochi anni le condizioni al contorno sono radicalmente cambiate, ma non l’atteggiamento delle persone o della politica - non possiamo permetterci l’indifferenza che è sotto gli occhi di tutti, nel nome della (falsa) solidarietà e del buonismo - la festa è finita, bisogna raccontare le cose così come stanno.

C’è speranza per il futuro ? Si. c’è speranza per noi ed i nostri figli - ma tutto viene ad un costo …

Io vivo nel futuro, il mio mestiere è il futuro: avrò modo di parlarti del futuro e delle sue implicazioni, dei suoi pericoli ma soprattutto delle sue opportunità viste da uno che sviluppa il 70% del proprio fatturato fuori regione ed ha contatti in tutto il mondo, stando qui, a L’Aquila.

Cercherò di essere propositivo, evitando polemiche e critiche - a L’Aquila servono due cose:

  • l’innovazione
  • il coraggio di mettersi in discussione

Non basta dire le cose non vanno, bisogna trovare soluzioni, anche scomode …

Chi è Sante e cosa fa ??

NO GRAZIE!

6 March 2008

Parlare del futuro.

Il nostro futuro è sempre più radicato nel nostro passato.

Oggi più che mai. Il futuro che ci viene prospettato è vecchio, stantio. Federico Salvatore: “…. ma mi sento più sicuro coi progetti del passato e i ricordi del futuro” (Se io fossi San Gennaro).

Dov’è il futuro: nella cancellazione della storia, perchè fardello pesante? nella mancanza di merito? nell’azzeramento dell’ideologia? nell’easy listening, easy writing, reading?
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benvenuti

14 February 2008

ebbene, finalmente, il blog c’è. adesso diamoci sotto. ognuno dei membri della redazione, collaboratori, e anche altri dovrà dare un suo punto di vista, sintetico, ma chiaro. un suo modo di entrarci qualcosa.

da parte nostra credo che la necessità di uno spazio per ricominciare a fare politica, sia la motivazione principale.

ma poi anche i nostri sogni: un racconto, » Leggi tutto il post