l’anima

21 June 2010


Sono mesi che frequento l’assemblea cittadina; ho partecipato alle discussioni; ho lavorato insieme a validissimi "colleghi" nella costruzione della piattaforma di richieste per gli aspetti fiscali ed economici del post terremoto.
Ho sempre voluto tacere su alcune scelte "politiche" dell’assemblea. Perché il movimento che è nato e sta crescendo deve centrare gli obiettivi di partecipazione attiva nella ricostruzione della città, perché è giusto che ognuno dica la sua e si senta partecipe di un ragionamento collettivo.
Comincio però a non gradire più la reiterata dichiarazione di verginità (politica, s’intende), ripetuta, pro bono pacis, solo per essere di più. "Non bisogna strumentalizzare l’assemblea", "niente bandiere di partiti", "niente comizi (interventi) politici" sono solo alcune delle frasi che ciclicamente vengono introdotte negli interventi.
E’ vero. In questo modo abbiamo portato in piazza 20.000 e più aquilani. Ma contro chi? Contro il "puzzone", che dopo la passerella mediatica si permette di oscurare il 16 giugno. E’ sufficiente?
No, per me non lo è.
Io sono convinto che il primo muro che dobbiamo sfondare è quello nei confronti dei partiti (ognuno il suo, per cortesia) che tutt’ora non sanno cosa sia successo a L’Aquila, perché lontani dalla quotidianeità di una sopravivenza che diventa sempre più dura, a L’Aquila in modo maggiore. Cosa dovrei festeggiare della nostra unitarietà di facciata, se poi i nostri rappresentanti regionali vanno al cospetto del Governo per ottenere l’ennesima elemosina e ce la spacciano come una grande vittoria? Perché non devo poter dire ai miei antagonisti che se ci troviamo in queste condizioni è solamente perché non hanno la dignità di anteporre la loro Città al loro partito? Perché non devo chiedere a gran forza le dimissioni di Chiodi, il riconoscimento di L’Aquila Provincia Autonoma, con o senza la Marsica e la Valle Peligna (scegliessero loro da che parte stare)?
Si parla della manifestazione della CGIL: non sono nostri fratelli terremotati i lavoratori di Pomigliano costretti, con il ricatto, a firmare un accordo che ci fa tornare indietro di anni, che riporta le conquiste sindacali di qualche decennio indietro? non sono nostri fratelli terremotati le decine di migliaia di disoccupati, di cassintegrati, di precari vittime di una sedicente globalizzazione, inutile e pericolosa?
Abbiamo il dovere di resistere agli attacchi alla democrazia, alla Costituzione, alla libertà d’espressione, di critica, di idea politica e religiosa.
Quanto sarebbe stata più bella la manifestazione del 16 giugno se avesse segnato la rivolta ad una dittatura, camuffata da finta democrazia, ammorbidita dai media, strisciante, come preventivato dagli insegnamenti della Loggia P2.
RESISTERE!