non solo case . . . .

3 March 2010

 Nelle pagine internet si leggono interessanti, accorati, partecipati appelli alla mobilitazione dei cittadini.

Soprattutto al fine di una ricostruzione della città scomparsa. Leggendo attentamente si capisce che per tutti ricostruzione è una parola che non indica soltanto il materiale rifacimento di case e palazzi (che a tutti sta a cuore), ma piuttosto intende la possibilità di ricostruire le basi sociali della comunità dispersa, frantumata e deportata.

E a tutti sta a cuore in modo particolare non solo il fare in se’, ma come è giusto fare.

Cioè nella richiesta dei cittadini non c’è solo la necessità che si faccia presto, ma emerge con forza la necessità che le cose vengano fatte su un progetto globale, rispettando le regole, risparmiando i denari, evitando le tangenti, nel rispetto non solo della legge, ma della opportunità politica, applicando non solo il criterio dell’etica dei principi, ma anche il criterio dell’etica della responsabilità, quella che tiene conto delle conseguenze di quello che l’Amministratore fa.

Una per tutte: c’è un coordinamento di Consorzi (costituiti e costituendi) che si è riunito al fine di richiedere le linee guida per la ricostruzione, ma con  le idee ben chiare su come debbano essere strutturate queste linee guida, ci hanno studiato e hanno coinvolto consulenti e professionisti di vaglia, che ha convocato l’Architetto Fontana, che ha chiaramente dichiarato anche al Comune che saranno controllate la giustezza, la fattibilità, la opportunità delle linee guida per la ricostruzione, che saranno attenti e pronti ad agire a tutela degli interessi comuni.

Le macerie: sì, vogliamo che vengano rapidamente rimosse, ma vogliamo sapere dove, come e quando. Vogliamo sapere a che prezzi, chi ci guadagnerà e quanto. I rifiuti sono una materia delicata, non ci possiamo accontentare di un decreto qualsiasi  che in nome  dell’emergenza vanifichi anni di costruzione di una coscienza civile, di educazione civica e di leggi a tutela della salute e della natura. E soprattutto non siamo disposti a far fare affari d’oro a "qualcuno" del ramo: siamo pronti a discutere l’argomento con i nostri commissari, ma loro devono sentirci prima di decidere, devono confrontarsi, sottoporci le ipotesi, con chiarezza e trasparenza. C’è sempre la possibilità, come qualcuno ha già detto, che gli aquilani si sdraino sopra le loro macerie per non farle portare via.

Insomma, la politica a L’Aquila sta cambiando, i cittadini sono più attenti, più partecipi e più consapevoli. Ci sono le basi per un grande laboratorio che sperimenti nuove forme di co-gestione della città, con un controllo serrato dei cittadini sugli amministratori, con uno scambio di idee e soluzioni, con un coinvolgimento del cives nella gestione della res publica.

La nostra proposta al dibattito a questo punto è una proposta pratica e pragmatica.

Ci sono delle emergenze di vita sociale che bisogna a tutti i costi prendere in considerazione. Vorremmo sottoporre ad un rapido giro di opinioni la nostra Piattaforma di urgenze, con il criterio di segnalare il problema, individuare il referente politico cui compete risolverlo, e create immediata mobilitazione sul tema coinvolgendo gli Amministratori, al fine di ottenere risultati e non chiacchiere, e i soldi necessari a risolvere.

1) la mobilità: tutti conosciamo la situazione resa urgente dalla diaspora dal centro (intendendo per centro anche tutti i popolosi quartieri aquilani a tutt’oggi abbandonati) e dai nuovi insediamenti : ragazzi che devono essere accompagnati e ripresi da scuola, dalle palestre, dal centro commerciale,  file interminabili in macchina, anziani segregati in casa, adulti obbligati a prendere la macchina, mamme - tassiste full time h 24. E’ inconcepibile, inaccetabile. Noi abitavamo qui anche perchè la macchina era spesso inutile (del tutto per chi abitava nel centro storico): vogliamo che siano istituite le corse per i nuovi insediamenti c.a.s.e. e map, corse fruibili, ogni 15-20 minuti massimo dalle 7 alle 22 . Vogliamo che i percorsi non obblighino a passare per il terminal per andare da paganica a coppito, da roio a sassa. Sono 11 mesi che sopportiamo i costi di un servizio di autobus che va ogni ora a roio a ingegneria quando l’università lì non c’è più dal 6 aprile 2009,  mentrre a Paganica 2 (25 piattaforme!!) non c’è neanche una fermata nell’insediamento. E vogliamo che i lproblema venga preso di petto, senza più girare la palla da AMA a Comune, a Consiglio comunale, a ARPA: sono stati stanziati dei soldi per la mobilità, li dobbiamo utilizzare al meglio, subito, con l’AMA e i consiglieri comunali se ne facciano una ragione (o sennò se ne possono sempre andare). Il Sindaco DEVE risolvere il problema in 10 giorni, credeteci lo può fare. E se i soldi non ci sono, ce li deve dare la Regione.

2) i giovani dai 14 anni: non ci sono più i portici, ve ne siete accorti? Nelle scuole non si può tornare il pomeriggio, anche perchè non sono più vicine alle nostre case. I giovani hanno bisogno di luoghi di incontro, anche per studiare insieme (l’amico, il vicino di casa, di quartiere sono lontani chilometri ormai). Vogliamo che la Provincia immediatamente stili un progetto per mettere a disposizione le aree del Complesso di Collemaggio e del Parco del Castello e reperisca i fondi necessari a realizzare costruzioni sicure in bio edilizia atte all’uso di ragazzi, e a studiare forme di utilizzo (anche parzialmente autogestito) per far sì che i nostri ragazzi, il futuro dell’Aquila, abbiano un luogo d’incontro e di vita comune vicino alla  città da ricostruire. E se i soldi non ci sono, ce li deve dare la Regione.

3) le new town : nei nuovi insediamenti a tutt’oggi oltre alle abitazioni non c’è niente. farmacia, tabacchi, edicola, market . E non ci sono spazi, anche qui luoghi d’incontro per i tanti anziani reclusi nei pollai. Anche in questi casi il tempo non c’è, è urgente che la loro qualità della vita sia riportata il più possibile vicina al livello di prima del sisma. Hanno sopportato disagi e deportazioni. Tanti sono morti (e speriamo che qualcuno abbia l’idea geniale di aggiungerli nelle commemorazioni alle 300 vittime dei mattoni. A questo proposito mi sento di fare una richiesta: quanti sono, Sindaco, i nostri genitori e nonni morti di crepacuore lontani dai luoghi di origine, in parte anche in conseguenza della deportazione?), tutti sono sradicati dai quartieri, strade e piazze che hanno conosciuto ed abitato per tutta una vita. Chiediamo anche per loro una immediata azione e la costruzione di luoghi di incontro, per parlarsi, ballare, fare ginnastica, pregare e di servizi nelle new town. Il settore è di competenza della Provincia: la Presidente deve il più presto possibile fare e fare bene. E se i soldi non ci sono, ce li deve dare la Regione.

Aggiungo come 4 punto di emergenza le attività produttive: il tessuto economico aquilano è fatto di imprese con 5 / 10 dipendenti. Qualcuna 2 o 3, commessi e commesse, artigiani, impiegati nelle Piccole Imprese.

Dopo l’ordinanza truffa per le attività produttive, rischiamo il bis con il bando regionale in scadenza al 15 di questo mese. I soldi vanno a chi ce l’ha, gli imprenditori, i commercianti, gli artigiani fanno con le loro forze, forze esigue se si considera che prima del terremoto le risorse erano già al lumicino, grazie alla crisi e alle banche locali.

Le banche oggi non supportano le imprese esattamente come prima del sisma. La politica oggi non si cura delle imprese, esattamente come prima del sisma.

Le risorse del bando regionale rischiano di finire tutte in mano a una decina di aziende.

Chiediamo immediatamente ragione di ciò al Presidente Chiodi. Inchiodiamolo alle sue responsabilità e lottiamo affinchè a L’Aquila l’economia abbia delle chanche e perchè nessuna azienda aquilana sia costretta a chiudere a causa dell’ignavia dela politica e dell’incapacità dei nostri amministratori.

Rimando per gli altri problemi economici alle note scritte da Luigi Fabiani su Facebook, che vi invitiamo a leggere.

 

contro chi 2

1 March 2010

“Contro chi?” si riferiva alla manifestazione del 14 febbraio.

Poi c’è stata quella del 21 febbraio “delle chiavi” e ho riflettuto su posizioni diverse:

l’integralista dice “chi non ha impedito questo scempio * o non lo ha almeno denunciato è complice” il realista dice “chi ha negoziato (soprattutto se ha negoziato per sé o per i suoi) mi fa gioco perché, se sono fortunato o ho abbastanza potere contrattuale, negozia anche per me”. Il cittadino dice “Ci sono tali e tante pressioni verso il malaffare e l’interesse privato che qualsiasi amministratore pubblico, se non controllato, sorretto, aiutato si sente un fesso a difendere il bene comune”

Quindi esserci era la risposta giusta, tutto sommato.

 

Oggi ero alla manifestazione “delle carriole”, bellissima, ma verso dove andiamo? Riusciamo in questo modo a far sentire la nostra presenza, anche grazie ai media, ma soprattutto ai nostri rappresentanti locali che, infatti, ci sono e “ci mettono la faccia” … ma sono loro a decidere?

Sembrerebbe che nelle linee guida per la ricostruzione dei centri storici, che in molti stiamo aspettando e che credo interessino tutti perché finalmente avviano un futuro possibile per la nostra città, si preveda un minimo di un anno prima di poter approvare un qualsiasi progetto di ripristino.

Le linee guida sono proposte dall’arch. Fontana e emanate dal presidente Chiodi.

Che non ci considera interlocutori, finora.

Perché un altro anno?

Mi vengono in mente solo spiegazioni pessimistiche: non ci sono i soldi? È meglio utilizzare quei pochi che ci sono per altri appalti lucrosi (macerie)? Non disturbare chi, prefigurando piani di ricostruzione favorevoli, sta acquisendo immobili in città con il meccanismo degli accordi preliminari? Trovare il sistema, in qualità di commissari, per appaltare anche la ricostruzione delle nostre case?

E allora benissimo, presidiamo le macerie, ma facciamoci sentire anche in Regione, dal Commissario delegato che può continuare a fare ordinanze: venga a dirci i tempi previsti con chiarezza, indichi un percorso trasparente e, soprattutto, ci dica quanti soldi ci sono e come li distribuisce.

Forse anche il Commissario delegato andrebbe presidiato.

 

 

 

 

 

 

* Per scempio intendo la scelta scellerata delle new towns berlusco-bertolasiane che, insieme allo sciupio dell’emergenza infinita e del G8, hanno assorbito tutte le risorse; e il contemporaneo abbandono di chi non è rientrato nel megaprogetto nonché della ricostruzione vera e propria.

 

per non dimenticare

30 August 2009

"la nostra nuova casa, ancora non ci credo! casa nuova.." è quello che mi rimbalzava in mente da un po’ di tempo, da una settimana. ci siamo trasferiti definitivamente domenica 30 marzo 2009. "casa nuova" era in via roma, precisamente davanti alla chiesa di San Pietro, civico 36. mi sembrava davvero stupenda "casa nuova". in un palazzo antico, un cortiletto molto soleggiato e casa nostra, sul primo pianerottolo, in cima alla piccola rampa di scale di pietra bianca del cortile.
 

quella domenica era strana, mi sembrava davvero tutto troppo strano, troppo perfetto. ma me ne rendo conto solo ora, a mente fredda. come mi rendo conto solo ora di quanto mi manca la mia vita, che è rimasta lì, tra i palazzi e i sassi, fra le tegole e i vicoletti ripidi, stretti e scivolosi, pessimi con il ghiaccio.

quella sera, alle undici, stavo facendo lo zaino per la scuola nella mia camera.

"allora..metto storia, musica, fran…" e vengo interrotta dal rumore della scala a chiocciola metallica del soppalco che vibra a causa dell’ennesima scossa. un’altra da aggiungere alla "collezione" di scosse che da mesi si affacciavano, bussavano alle porte, correvano in mezzo alle stanze, schizzavano da una parte all’altra del nostro corpo, della nostra mente, pietrificandoci e facendoci raggelare il sangue ogni volta. raggiungo mia madre che è in cucina a sistemare gli ultimi scatoloni della cucina nella credenza. mi tremano le gambe ma evito di farlo notare. lei è terrorizzata dal terremoto e io ogni volta la prendo in giro perchè effettivamente non ho paura. ed è vero. ma quella si era sentita molto forte e il mio corpo si stava ancora abituando a quella sensazione di improvviso scuotimento. torno in camera, accarezzo le mie due gatte per rassicurarle. povere, se ci penso, in questi mesi hanno dovuto sopportare l’arrivo di un cane iperattivo, una casa nuova e ora anche quelle scosse. mi metto il pigiama e mi infilo a letto, le gatte mi raggiungono e si raggrufolano sotto le coperte.

all’una mi ritrovo fuori dal letto senza nemmeno rendermene conto, ancora ad occhi chiusi. un’altra scossa, abbastanza forte da svegliare una dormigliona come me. incontro mamma sulla porta. mi rimette a letto. mi riaddormento in un secondo.

Poi un boato, un urlo, le finestre si spalancano, gli specchi cadono in pezzi ma non si sentono i rumori. era tutto sovrastato da quel rombo. mi sveglio subito e tento di arrivare alla porta fra la mia camera e quella dei miei genitori, ma in quei pochi secondi prima che la luce andasse via, la volta della porta assieme al muro era già crollata. va via la luce. mi ritrovo in mezzo alla stanza, fra i due divanetti accucciata per terra con le mani sulla testa.urlo, chiamo, ma non sento nessuno. il soffitto continua a venirmi in testa e le macerie mi fanno male. poi un calcinaccio più grande si ferma proprio fra i due divani, appoggiato ai braccioli e mi fa da tetto per un piccola parte del corpo. ho polvere in gola e mi fa fatica respirare bene. vedo tutto bianco. poi mio padre (solo dopo scoprirò che ha dormito nel mio letto e mia sorella, anzichè sul soppalco, ha dormito nel letto con mamma), mi recupera da quel cumulo di macerie che mi ricoprivano e tira a se. non smette di tremare. non capisco in che parte della camera sono , ammesso che io sia in camera. non riesco a camminare, mi appoggio a papà che mi tira fuori dalla camera. non vedo le pareti, perchè non ci sono pareti intorno a me. vedo solo una densa nuvola di polvere bianca, la stessa che ho in gola, nei capelli e su tutto il corpo. incontriamo mia madre in corridoio. era venuta a cercarci perchè non ci vedeva arrivare e perchè non si apriva la porta di casa. intravedo a malapena lei e mia sorella davanti alla porta. poi finalmente riusciamo ad aprire la porta e siamo sulle scale. inciampo varie volte, l’edificio è crollato ed è difficile scappare con le strade intasate da calcinacci. in più sono scalza e ogni passo è un dolore, un dolore di cui mi preoccuperò dopo. adesso devo scappare. scappare dalla mia stessa casa, scappare dalla mia stessa città sfuggendo ad un fenomeno che incute tutto questo terrore e che ancora oggi non accenna a lasciarci. non possiamo uscire dal palazzo poichè i cardini del portone si sono incastrati, impedendo l’apertura del portone. non siamo soli, i nostri coinquilini stanno già forzando il portone e noi ci uniamo a loro, battiamo i pugni su quel legno duro, mi sanguinano le nocche, chiediamo aiuto alla gente fuori. eccola, un’altra scossa ci costringe ad andare in mezzo al cortile, dove nulla può caderci in testa. o quasi. la casa si spoglia delle tegole rimaste. stringo mia sorella in lacrime, in mezzo al cortile. sento che trema. anche io tremo. non mi reggo in piedi. da fuori riescono a sfondare il portone. usciamo. la piazzetta è affollatissima, piena di gente in pigiama, chi con uno zaino, chi con un piumone addosso, quasi tutti ricoperti di polvere bianca dalla cima dei capelli fino alla punta dei piedi. sembravano appena usciti da una lotta con dei sacchi di farina. papà nella fuga aveva preso la sua giacca appesa alla porta, e quindi avevamo le chiavi della macchina. quella multipla grigia che in quella sera ha fatto da rifugio e da autoambulanza a parecchia gente. infatti abbiamo ospitato un ragazzo che si era rotto una gamba, e aveva un buco in testa. lui era "sceso assieme al suo palazzo", ritrovandosi direttamente in strada, come con un ascensore..c’era anche una signora, che si appiccicava dei fazzoletti in faccia a tamponare le ferite, tipo i post-it negli uffici..abbiamo trascorso la nottata tra continue scosse, il frastuono di nuovi crolli, la lotta contro i cellulari perchè le linee erano tutte intasate, bloccati lì, nella piazzetta senza notizie dei nostri parenti. no..non riuscivo a crederci, non ci volevo credere.. avevo paura di avere un tetto sopra la testa, perchè sarebbe potuto crollare, avevo paura di avere un edificio attorno, di stare al chiuso, perchè potevo rimanerci in trappola…in trappola..si, eravamo intrappolati, chi ancora nelle case, chi nei cortili, chi nelle piazze…eravamo intrappolati tutti, allo stesso modo, nelle nostre paure, nei nostri incubi.

poi il mattino. arrivano le prime ambulanze, i vigili del fuoco, i soccorsi..si cominciava a muoversi. noi siamo andati via. io non volevo. stavamo lasciando lì qualcosa che per me era ed è tutt’ora inestimabile. le gatte, il cane, a loro non stava pensando nessuno. papà è risalito per aprire la porta, almeno sarebbero potuti uscire. e così è stato. per noi, ogni mossa è stata corretta, dalla decisione dei posti letto, al parcheggiare la macchina in piazzetta anzichè sotto casa. c’è stata una sorta di chiamata. un avviso che inconsciamente chi ha sentito ha anche seguito.

la città si sta scrollando delle macerie che ormai la compongono, come io mi scrollo la sabbia di dosso ora che sono al mare. sono lontana. non sono a casa e la cosa mi turba. come a tutti del resto. adesso l’aquila è vuota. abbiamo abbandonato le nostre case, le nostre piazze, le nostre vie. dobbiamo tornare. dobbiamo riuscirci. adesso a l’aquila c’è silenzio. un silenzio assordante..

 

dobbiamo fare in modo che quando fra 300 anni riaccadrà, non ci sia più il popolo ignorante che fa gli edifici non a norma, le scuole che crollano e nessuno che si preoccupa di fare le prove d’evacuazione. quando riaccadrà, la gente deve essere pronta. dobbiamo imparare ed insegnare con la nostra esperienza a vivere con il terremoto. che non succeda mai più una tragedia.

Marta (13 anni)