Pensieri

20 April 2009

 

Oggi è il 18 Aprile 2009 e sono passati solo 12 giorni dal terribile terremoto che ha raso al suolo (o quasi) L’Aquila e alcuni paesi dell’aquilano.

Già si parla molto di ricostruzione, di ripartenza, di rinascita della città, io per prima ne parlo e sono felice che sia presente così tanto fervore…vorrei però fermarmi un momento per proporre una breve riflessione (personale).

Trovo che sarebbe utile e bello se, per una volta, ci comportassimo tutti da “non-italiani”!

Cosa significa? Significa affrontare un problema alla volta seguendo un ordine logico e coerente.

A mio avviso la prima cosa da fare, prima di ricostruire il centro storico, prima di ricostruire i musei, prima di riabitare le nostre case (le poche rimaste in piedi) è di capire Chi? Come? Quando? Cosa? E perché?

Chi ha costruito strutture, vecchie o nuove che siano, assolutamente inadeguate e non conformi ai parametri stabiliti dalle leggi? Come ha potuto farlo? Con l’aiuto di chi? Fare in modo che i responsabili di quest’ecatombe paghino veramente, fare in modo che si conoscano nomi e cognomi, che queste persone affrontino un processo e che vengano condannate per il loro reati, ma soprattutto che scontino le loro condanne.

Tutto questo non per un impellente bisogno di giustizialismo alla Beppe Grillo, che personalmente non amo, ma perché è eticamente giusto fare così.

Perché non ci potrà essere ricostruzione vera senza aver messo un punto a quest’orrore. Orrore, ripeto, che poteva essere evitato e quindi HA DEI COLPEVOLI. Non è mio interesse fare illazioni, non devo essere io ad indagare, non devo essere io a condannare…non sono questi i miei mestieri… ma sarà bene che, chi verrà chiamato a svolgere questi compiti, li porterà avanti nella più totale trasparenza, velocità e coerenza con la legge.

La storia dell’Aquila è molto bella, avvincente…ma non si può chiedere a uno studente o a un giovane aquilano di restare e ricostruire (quindi fare molti scarifici) se non gli viene dato in cambio, come assicurazione sulla vita, un senso civile e di giustizia integerrimo, se non gli viene dimostrato che i giovani sono veramente il futuro di una società, che vanno tutelati e non trattati come carne da macello.

Non gli si può chiedere di restare per “il glorioso passato” o “glorioso futuro”, si può chiedere loro di restare perché si vuole costruire qualcosa di nuovo, perché si vuole formare una futura classe dirigente, rinnovata, pulita…architetti e ingegneri onesti, appaltatori non corrotti, politici non consenzienti…per questo si può chiedere loro di restare.

Questi valori etici, di rispetto delle regole (di poca italianità se vogliamo) devono essere le vere fondamenta della nostra futura città. Per esserlo è necessario che vengano fuori tutti gli errori e tutti i colpevoli…e non solo per calmare il pianto di una madre che ha perso il figlio o la figlia ventenne (che è inconsolabile, peraltro) ma perché sennò tra venti, trenta, duecento anni tutto questo si ripeterà. L’Aquila ricrollerà.

La mia opinione è che da questo momento in poi dovremmo imparare a vivere come se dovessimo morire domani ma pensare, costruire e gestire la “cosa pubblica” come se non dovessimo morire mai.

Questo è il mio pensiero e il mio augurio per una vera ripartenza della mia città.