contro chi?

23 February 2010

Contro chi?

Ero alla manifestazione di domenica, quando siamo andati a Piazza Palazzo. Sono contenta di esserci andata. L’emozione era tangibile e condivisa. La maggior parte delle persone, composte. Poi mi hanno chiesto: perché manifestare? Contro chi manifestare? In effetti non me lo ero chiesta prima, una riflessione è doverosa.

Ho trovato diverse risposte: testimoniare, rompere un muro di silenzio, affermare un’appartenenza (io appartengo alla mia città come lei è parte di me), rendere evidente un interesse …

La migliore però è esserci. Esserci perché nessun altro può fare niente. Solo io, solo noi possiamo fare quello che riteniamo necessario per la nostra città, per la nostra vita. E basta accettare / subire impedimenti vari.

La gestione della straordinaria situazione in cui ci troviamo è stata fino ad oggi ordinaria, in tutti i sensi. I responsabili nazionali sono ormai disvelati nei loro interessi ben poco originali, ordinari appunto. Le ragioni di scelte opinabili sono state scoperte. Il budget della nostra specifica catastrofe è stato in gran parte allocato. I responsabili locali, come d’ordinario, hanno badato alla propria immagine e a quello che si può definire, per analogia, il guadagno secondario: visibilità, rendite di posizione, sottomissione al potere, piccole discrezionalità, sono stati paralizzati da vecchi e nuovi giochi di potere.

Ora poi ci sono le elezioni e le regole sono quelle di sempre. Non mi aspetto che cambi qualcosa in rapporto alla situazione straordinaria, anzi. L’Aquila non ha mai avuto un gran peso elettorale, neanche nella Provincia. Per non parlare della Regione dalla quale mi aspetto che continui a drenare risorse dall’aquilano verso altri territori come sempre, più di sempre.

I tecnici istituzionali hanno brillato per la loro assenza. Guardiamo autobus, servizi, equità tra cittadini, tutela del patrimonio … quali dirigenti hanno perseguito gli obiettivi di assicurare il meglio in tali campi?

Quindi i soli che vivendo una situazione straordinaria possono dare una risposta adeguata siamo ciascuno di noi. Gran parte degli errori possibili sono già stati commessi, gran parte dei ritardi sono ormai consolidati. I danni che i puntellamenti avrebbero dovuto evitare mettendo in sicurezza tempestivamente gli immobili si sono realizzati. Su quest’ultimo punto, per esempio, se avessimo vigilato forse avremmo potuto evitare i ritardi e gli sprechi che nessun’altro ha evitato.

Come dicono in molti “basta lasciar fare, lasciar correre”, voglio vedere, voglio sentire, voglio sapere e voglio esserci. Non che prima così non fosse, ma, come molti credo, pensavo che il compito fosse troppo grande e che alla estromissione dei cittadini e alla sospensione delle regole operata dalla Protezione Civile e commissari vari potesse corrispondere una maggiore specifica responsabilità verso la ricostruzione. Ormai è chiaro che sbagliavo. Abbiamo avuto un gran lavoro per adattarci alla straordinaria situazione e continuare a far fronte ai compiti quotidiani, abbiamo aspettato … ma oggi non abbiamo nulla o quasi. Non più la città, non più la casa, non servizi, non chiarezza, non trasparenza, non progettualità, non pianificazione …

Io dico che dovremmo tutti i giorni andare a vedere cosa succede: cosa puntellano, cosa decidono, cosa progettano e discuterlo, se necessario bloccarlo con la nostra semplice presenza. Ma chi ha tempo? Per questo la rete aiuta, è cruciale.

Quindi contro chi? Contro chi non rende mai conto del proprio operato, contro i dirigenti che dirigono male, contro i giornalisti che non informano, contro chi la butta sempre in politica (sia chiaro è sempre politica, ma quella che interpreta le persone, le culture, i progetti, non quella che si riassume nelle elezioni e buona notte), contro chi non ha mai in mente il bene comune.

Ma soprattutto a favore di che manifestare? Per assumerci la responsabilità del futuro, nostro, dei nostri figli, della nostra città.

Forse non vinceremo mai, vale la pena provare, anche per risultati parziali. Quindi anche domenica ci sarò. E pazienza se per indignarsi serve l’occhio esterno delle troupe televisive, forse anche quello aiuta.


Pensieri

20 April 2009

 

Oggi è il 18 Aprile 2009 e sono passati solo 12 giorni dal terribile terremoto che ha raso al suolo (o quasi) L’Aquila e alcuni paesi dell’aquilano.

Già si parla molto di ricostruzione, di ripartenza, di rinascita della città, io per prima ne parlo e sono felice che sia presente così tanto fervore…vorrei però fermarmi un momento per proporre una breve riflessione (personale).

Trovo che sarebbe utile e bello se, per una volta, ci comportassimo tutti da “non-italiani”!

Cosa significa? Significa affrontare un problema alla volta seguendo un ordine logico e coerente.

A mio avviso la prima cosa da fare, prima di ricostruire il centro storico, prima di ricostruire i musei, prima di riabitare le nostre case (le poche rimaste in piedi) è di capire Chi? Come? Quando? Cosa? E perché?

Chi ha costruito strutture, vecchie o nuove che siano, assolutamente inadeguate e non conformi ai parametri stabiliti dalle leggi? Come ha potuto farlo? Con l’aiuto di chi? Fare in modo che i responsabili di quest’ecatombe paghino veramente, fare in modo che si conoscano nomi e cognomi, che queste persone affrontino un processo e che vengano condannate per il loro reati, ma soprattutto che scontino le loro condanne.

Tutto questo non per un impellente bisogno di giustizialismo alla Beppe Grillo, che personalmente non amo, ma perché è eticamente giusto fare così.

Perché non ci potrà essere ricostruzione vera senza aver messo un punto a quest’orrore. Orrore, ripeto, che poteva essere evitato e quindi HA DEI COLPEVOLI. Non è mio interesse fare illazioni, non devo essere io ad indagare, non devo essere io a condannare…non sono questi i miei mestieri… ma sarà bene che, chi verrà chiamato a svolgere questi compiti, li porterà avanti nella più totale trasparenza, velocità e coerenza con la legge.

La storia dell’Aquila è molto bella, avvincente…ma non si può chiedere a uno studente o a un giovane aquilano di restare e ricostruire (quindi fare molti scarifici) se non gli viene dato in cambio, come assicurazione sulla vita, un senso civile e di giustizia integerrimo, se non gli viene dimostrato che i giovani sono veramente il futuro di una società, che vanno tutelati e non trattati come carne da macello.

Non gli si può chiedere di restare per “il glorioso passato” o “glorioso futuro”, si può chiedere loro di restare perché si vuole costruire qualcosa di nuovo, perché si vuole formare una futura classe dirigente, rinnovata, pulita…architetti e ingegneri onesti, appaltatori non corrotti, politici non consenzienti…per questo si può chiedere loro di restare.

Questi valori etici, di rispetto delle regole (di poca italianità se vogliamo) devono essere le vere fondamenta della nostra futura città. Per esserlo è necessario che vengano fuori tutti gli errori e tutti i colpevoli…e non solo per calmare il pianto di una madre che ha perso il figlio o la figlia ventenne (che è inconsolabile, peraltro) ma perché sennò tra venti, trenta, duecento anni tutto questo si ripeterà. L’Aquila ricrollerà.

La mia opinione è che da questo momento in poi dovremmo imparare a vivere come se dovessimo morire domani ma pensare, costruire e gestire la “cosa pubblica” come se non dovessimo morire mai.

Questo è il mio pensiero e il mio augurio per una vera ripartenza della mia città.

I RAGAZZI DI OGGI

3 June 2008

I ragazzi di oggi sono apatici; i ragazzi di oggi non partecipano; i ragazzi di oggi inseguono miti inutili e ideali sciocchi e vuoti, fatti di esteriorità; i ragazzi di oggi non amano la scuola; i ragazzi di oggi disertano la scuola e anche se vanno a scuola, durante le lezioni giocano con i cellulari, invece di apprendere il sapere che con amore viene loro impartito dagli insegnanti; i ragazzi di oggi non vogliono lavorare, vogliono vivere per sempre in casa sotto le ali protettrici di genitori iperprotettivi; i ragazzi di oggi non pensano al futuro, loro che il futuro dovrebbero essere e che il futuro dovrebbero costruire; i ragazzi di oggi si ubriacano… tutti; i ragazzi di oggi fumano marijuana, si impasticcano nelle discoteche, cercano dovunque lo sballo; i ragazzi di oggi vanno solo dietro a clichet imposti dai media; i ragazzi di oggi pensano solo a vestirsi alla moda; i ragazzi di oggi vivono senza vivere; non vogliono saperne di politica, perché la politica è vecchia e i politici sono vecchi e stantii e dicono cose vecchie e inutili, perché pensano solo ad arricchirsi e a fare leggi per sé e provvedimenti per i potenti, senza pensare mai al futuro dei ragazzi.

I ragazzi in provincia non hanno luoghi dove incontrarsi per scambiarsi idee, divertirsi e crescere; i ragazzi in provincia non hanno nulla da fare la sera: non hanno concerti per ascoltare la loro musica e vivere insieme emozioni; i ragazzi in provincia non hanno spazi verdi dove prendere il sole a primavera o giocare insieme e baciarsi; in questa città sono aperti solo bar e pub dove i ragazzi hanno modo d’incontrarsi e di bere qualcosa e se c’e qualche caffè letterario è sempre e solo per pochi giovani intellettuali!

I ragazzi di oggi non hanno opportunità, perché il mondo che hanno lo hanno già trovato fatto di cose vecchie alle quali devono per forza adeguarsi; i ragazzi di oggi non vogliono pensare al futuro perché non può esserci futuro in una società che li fagocita; i ragazzi di oggi non hanno ideali perché gli ideali li hanno distrutti gli adulti; i ragazzi di oggi guardano la TV spazzatura fatta dai grandi perché la spazzatura non dà loro strumenti per pensare, né ideali e sogni da inseguire.

Ma i ragazzi di oggi, tutti, sono intelligenti, sono più svegli degli adulti che mettono etichette; nonostante tutto, sorridono e si amano, sanno stare insieme, sono solidali, si occupano degli altri, rispettano la natura, aderiscono alle associazioni di volontariato; e poi… sanno usare le tecnologie e quando si mettono davanti a un computer sono incredibilmente bravi e veloci e noi adulti li guardiamo con stupore, perché non abbiamo nelle mani il loro linguaggio e allora … loro ci osservano con rispetto e con pazienza provano a farci capire, ma siamo lenti e non capiamo.

Non possediamo i loro strumenti, ma pensiamo di analizzarli dall’alto, senza calarci nel loro mondo, senza capire ciò che hanno dentro, senza conoscere e valorizzare le loro risorse, senza dar loro opportunità di crescere, senza dar loro né radici per essere consapevoli della loro storia, né ali per spiccare il volo.

colletti bianchi

28 April 2008

Ma quanto ci interessa L’Aquila capoluogo? Certamente, per essere un argomento elettorale, un qualche valore dovrà pure averlo, ma siccome non capisco la politica - almeno quella attuale - e le sue strategie, non lo colgo. Pure, qualche considerazione da due soldi potrò farla. Come mi piacerebbe che L’Aquila fosse anche relegata a ruolo di “paese”, di città marginale, basso profilo e bassa provincia, se questo però volesse dire innalzare la qualità della vita delle imprese che in essa svolgono le proprie attività. Temo infatti che L’Aquila capoluogo voglia dire incrementare uffici e colletti bianchi, con correlata coda di nepotistiche assunzioni verso il posto fisso “perfetto”. Quello alla Regione, per esempio, dove obiettivamente da fare c’è veramente poco, a parte i caffè, le chiacchiere di corridoio, le spese al supermercato e via andare. Un enorme, ulteriore aggravio istituzionale che sono certa non porterebbe vitalità alcuna ai comparti produttivi, ormai ridotti al coma farmacologico dall’assoluta incapacità fisiologica del terziario di investire i propri soldi in qualcosa che non sia il “mattone”. Paradossalmente, a L’Aquila, anche i commercianti, che pure dovrebbero avere spirito imprenditoriale per non morire, hanno l’atteggiamento dell’impiegato statale. Alle tredici pranzo, la domenica a casa, pochi collaboratori (per risparmiare, si sa), niente investimenti pubblicitari, nessuna idea sul futuro. Solo “apri la bottega, chiudi la bottega”. Chiudi la bottega in estate, chiudi la domenica, chiudi presto la sera. Sono certa che molti di loro, se potessero, chiuderebbero alle due del pomeriggio, proprio come fanno gli invidiati impiegati statali, dei quali tentano ogni giorno di riprodurre la monotonia. Se qualcuno, poi, imprenditore coraggioso, osa scrollarsi di dosso la muffa istituzionale, viene a più riprese bacchettato e costretto all’immobilità. Ma questo lo raccontiamo la prossima volta.

NO GRAZIE!

6 March 2008

Parlare del futuro.

Il nostro futuro è sempre più radicato nel nostro passato.

Oggi più che mai. Il futuro che ci viene prospettato è vecchio, stantio. Federico Salvatore: “…. ma mi sento più sicuro coi progetti del passato e i ricordi del futuro” (Se io fossi San Gennaro).

Dov’è il futuro: nella cancellazione della storia, perchè fardello pesante? nella mancanza di merito? nell’azzeramento dell’ideologia? nell’easy listening, easy writing, reading?
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una speranza, un primo allarme

25 February 2008

Ho letto “L’Aquila Città futura” e mi sono detto:
-significherà un blog sul futuro di questa città? “sul” non “su un”; quindi un futuro che dobbiamo riconoscere, sentire già, capire già;
-allora va bene: perché questa città ce l’ha un passato, che oggi non è passato, è sepolto, rifiutato, e parlo del passato che un po’ tutti conosciamo, al massimo dei nostri padri, che aveva un voto positivo, anzi era un voto positivo per la città, per la regione, per la nazione, un bel voto.
Ho letto l’intervento sul concerto dell’Officina Musicale dell’1 febbraio: bellissimo concerto di quell’ensemble di Orazio Tuccella che apre una stagione di sei concerti al Palazzetto dei Nobili, come l’anno scorso, con qualche differenza organizzativa. Il 22 sono andato anche al secondo concerto: eccezionale, tutto su Haydn.
Al primo c’erano una quarantina di ascoltatori, al secondo 28. Al primo si battevano i denti per il freddo, » Leggi tutto il post