L’Aquila e l’inutile festa di Sant’Agnese

26 January 2009

 Alcune cose piccole piccole, per carità; però ronzano nella mia testa da qualche giorno. La prima. A costo di suscitare indispettite reazioni da parte di cittadini che molto hanno fatto per L’Aquila Capoluogo e che adesso si sbracciano sui giornali locali per rivendicare il diritto di essere rappresentati nel governo regionale, ho proprio necessità di dire la banalità N°1: in fondo, le posizioni di prestigio bisogna meritarsele. Così come la rappresentanza politica, con annessi oneri (pochissimi, mi pare) e onori (smisurati, in relazione alle capacità di governo politico dei “nostri uomini”). Mi riferisco alle argomentazioni vecchie, superate dai fatti, trite e ritrite sulla necessità istituzionale dell’Aquila di sedere in Consiglio o in Giunta o dovunque sia rappresentata la Regione Abruzzo. A parte che in questo periodo e dopo le note vicende, sarebbe meglio starsene un po’ defilati, a vedere che piega prendono le cose, non serve farsi prendere da crisi isteriche se Chiodi ci umilia. Non l’ho votato, non sono di destra, ma mi pongo il problema di uno che subentra dopo un disastro, premiato dal centro-sinistra che punisce i suoi politici non andando a votare, e che ha bisogno, almeno sulla carta, di gente di altro stampo. Perché non dovrebbe “umiliarci”? Banalità N°2: guardiamoci intorno, anche solo un momento e con sguardo superficiale (che mi si confà):

 
-         Questione “metropolitana”: ne vogliamo parlare, o possiamo stendere un velo pietoso?
-         Questione “polo elettronico”: ingestibile sia a livello cittadino, che provinciale che nazionale. La crisi, si dirà. Certamente la crisi economica, i tracolli finanziari…ma anche a Pescara ci sarà, sta crisi, e nel resto della Regione; eppure mi pare che il quadro produttivo primario, secondario e terziario sia differente da quello aquilano e che ci sia persino un piano…
-         Questione “produttività del territorio” a livello di servizi, di creatività, di competenze, di professionalità, di crescita, di credibilità: siamo costantemente surclassati da quelli che vengono chiamati da fuori. Perché i nostri politici, quelli che vogliono sedere sugli scranni regionali, pensano ( e lo dimostrano con ogni stramaledetta azione) che la crescita di un’area passi esclusivamente per la realizzazione di cariche politiche e non invece per la fortificazione delle competenze e delle professionalità che da quel territorio vengono dal basso e che pure esistono in misura consistente;
-         Questione “qualità della vita” su trasporti urbani, relazioni con le strutture sovraregionali, lavori pubblici, scuole, sanità, imprese: approssimazione, incompetenza, superficialità (quando va bene); rete viaria inesistente, frazioni abbandonate a se stesse dalla azienda della mobilità urbana nei giorni di festa, corse autobus notturne inesistenti, universitari mollati alle grinfie di affittacamere esosi, cantieri edili dappertutto e infiniti, infiniti, infiniti…pronto soccorso oberato, in carenza di personale, raccolta rifiuti differenziata inesistente, imprese alla fame…
-         Questione “centro storico”: inconcludente, isterica, senza alcuna via di soluzione, in mano a bande di micro ricattatori…
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