riflessione spontanea di un aquilano sulle novità in tema di giustizia.

25 January 2010

Io mi rendo conto che non si può pensare di contingentare un servizio se quel servizio non è in grado di funzionare. La giustizia, in Italia, è spesso paradossale.

Angelino Alfano, a Reggio Calabria, ha promesso maggiori investimenti pubblici e un organico da fare paura. Ma ci sono volute le bombe, paradossali anche quelle (hanno ottenuto lo scopo non desiderato), per far muove il ministro a scelte e misure così enormi.

Dal generale al particolare, come diceva un filosofo greco antichissimo:
tagliare i tempi della giustizia ora a L’Aquila può significare mandare assolti senza processo i responsabili di tanta atrocità speculativa che, innescata da un fatto naturale, ha compiuto strage di vite umane. E’ vero. E’ del tutto vero. E non c’è distinguo che tenga.
Ma ciascuno di voi sa che le decisioni si prendono altrove, dove (absit iniuria verbis) nessuno va a vedere quale potrà essere l’effetto della norma sul singolo caso. A parte, come si va denunziando, quei singoli casi che proprio quella norma deve risolvere.

Tante vittime di tanti reati - e a noi viene spontaneo rivolgere ancora oggi pensiero e lacrime ai morti a L’Aquila - resteranno con un pugno di mosche in mano, a contare la delusione, l’amarezza, la sconfitta, l’abbandono da parte della giurisdizione; in conclusione, a soffrire un secondo lutto: non vedo però concreta alternativa, se a comandare è una politica che ragiona a compartimenti stagni, segnati da porte tagliafuoco, che
spartiscono il pubblico e il privato asservendo i bisogni del primo alle esigenze particolari, agli egoismi, del secondo.

La mia morale, se fossi il Presidente: data l’età che ho e l’agiatezza che mi ritrovo, condannatemi ai domiciliari, che sconterò felicemente in uno dei miei possedimenti, ritirandomi dalla vita pubblica.

Ma così non può essere ed anzi vedrete che dopo l’approvazione della norma che andiamo vituperando, egli tornerà a L’Aquila e tuonerà contro quei giudici che hanno perduto tempo, non hanno fatto "presto e bene" il loro lavoro, così non rispettando le leggi e mandando assolti gli indagati anzitempo. E poi tuonerà contro Rossini che ha partecipato al concorso per andare a Milano, dove magari potrà rompergli le uova nel paniere.

Dormiamo sereni, però. I nostri giudici sono le nostre coscenze (oddio, a quest’ora: al plurale, coscienza, conserva o perde la "i"? secondo me la perde) ed il buon Dio, che nel suo grande disegno contempla anche Berlusconi. Il che mi fa pensare che costui dovrà pur servire a qualcosa, anche se molto lontana dalla dignità degli aquilani.
 

sociologia di maria de filippi

11 June 2008

Maria De Filippi. Un genio del male. La Mefistofele del duemila. Comunque, un genio. Sì, sì; le sue trasmissioni sono offensive e preoccupanti, la sua colonizzazione della rete ammiraglia di Mediaset lascia di stucco (a chi importa di televisione popolare, naturalmente) e chi più ne ha più ne metta. Ma poniamo le sue trasmissioni, in particolare “Uomini e Donne”: invito tutti gli uomini e le donne, appunto, di buona volontà e di spiccata intelligenza a porsi un pomeriggio davanti all’arduo compito di leggere la trasmissione, dallo schermo di Canale 5, ogni giorno dal lunedì al venerdì (il sabato c’è sempre lei, ma con un’altra trasmissione) dalle 14.45 alle 16.15. Un sacco di tempo, lo so, che andrebbe speso diversamente, lo so. Eppure secondo me, per capire dove siamo arrivati, che tipo di ragazzi costituisce la maggior parte dell’Italia di oggi, quali sono le aspettative, e, soprattutto, come si fa a crearsi consensi incondizionati, bisognerebbe dedicare qualche ora anche alla signora De Filippi. Per tutti quelli che non si spiegano la vittoria di Berlusconi, per coloro che non capiscono perchè così tanta gente creda al nulla, e attacchi a questo nulla la propria disperazione. Per capire se il paese reale, quello da cui tutti i politici sono così distanti, sia quello che dedica alla signora De Filippi un tassello dei propri desideri, o no.
A cominciare dallo studio di registrazione e dalla asciutta presentazione di ospiti e protagonisti, la signora De Filippi fa capire chi è comanda. Si siede sulla scalinata dello studio e guarda - sono certa, con perfidia - tutto quello che accade. A volte, come Salomone, giudica senza farsene accorgere, interviene a dirimere questioni da giudice di pace, rassicura ragazze in lacrime, bastona il pubblico inferocito. Cosa accade?
Ci sono due ruoli: quello del tronista (ragazzo/a belloccio, di grassa ignoranza, facente parte di agenzie di modelli o di gente che fa serate in discoteca) e quello dei corteggiatori (ragazzi/e di belle speranze, quasi sempre di bell’aspetto e di grassa ignoranza, i più fortunati facenti parte di agenzie, ma altri, sfigati, no), che servono a tenere su un gioco che consiste nel far scegliere al tronista, alla fine di un ciclo di puntate di tre mesi, chi l’ha corteggiato meglio. La scelta dà la possibilità al tronista, come recita l’headline della trasmissione, di scegliere il compagno per la vita (!). Ma il prescelto o la prescelta, fino all’ultimo, fino a quando il tronista non fa la sua dichiarazione in pubblico, può dire “No”. Nel malaugurato caso, figura di merda del tronista, un “Ohhh” di stupore da parte del pubblico e tutti a casa. Con il corteggiatore che, se ha dimostrato personalità, puo diventare tronista. Se risponde “Si”, invece, vince un viaggio con il suo nuovo fidanzato, in un luogo esotico, sempre assolutamente pubblico, dunque seguito dalle telecamere. Visibilità da reality, soldi da sponsor di abbigliamento, orologi e via dicendo, sostegno da parte della gente comune, che prende le parti di uno o dell’altro corteggiatore. E non fa nulla se passa il concetto che l’amore si può giocare a dadi, se gelosie e invidie sono concesse e persino fomentate (è celebre la parodia ideata da Claudio Bisio), se stare con una persona vuol dire unicamente possederla, se è vergognoso e imbarazzante sentire ragazzi ventenni asserire con gravità “la mia donna non deve guardare nessun altro”, se i corteggiamenti in vetrina seguono regole pornografiche di un livello talmente basso da restare increduli. E se il pubblico che assiste litiga, urla, si insulta al limite della denuncia. Milioni di ragazzi, di casalinghe, di votanti, di cittadini passivi, assistono. E sognano di esserci, una volta o l’altra. Mefistofele sa, è consapevole. Dirige, crea mostri. Ogni tronista e ogni corteggiatore è scelto accuratamente. I più deboli si autoeliminano, oppure, se la Signora si accorge che qualcuno non incontra il gradimento del pubblico, scatta la delazione. Una regola del gioco prevede infatti che fuori dallo studio i protagonisti non possano incontrarsi. E che, durante il periodo della trasmissione, non si possano avere altri rapporti. Niente fidanzati, niente mogli, tutti devono essere single. Quando qualche malcapitato non funziona, arrivano telefonate in studio che dicono “l’ho visto baciare una ragazza” oppure “guardate che non lo sapete ma tizia è fidanzata”. Il tronista normalmente reagisce indignato e il pollo è fuori.
La Signora andrebbe fermata. Proprio fermata, arrestata. Non basta cambiare canale. Il potere che esercita è troppo forte. E’ la madre di tutti i Fabrizio Corona del mondo. (Qualcuno sa chi è?)