CONTRO IL CENTRO OLI DI ORTONA

19 November 2008

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Gentile redazione di L’Aquila Città Futura vi segnalo una grave mancanza, a mio avviso, dei nostri amministratori comunali e provinciali.

Negli ultimi giorni sui principali quotidiani abruzzesi campeggia, a tutta pagina, una splendida campagna informativa dell’associazione Abruzzo Rinnovabile che in modo serio ed originale ci prospetta, con un solo scatto, un futuro cupo di una desolante tristezza: la nostra Regione nel 2010!
Ed è lecito pensare che sarà davvero così l’Abruzzo, quello verde e dei Parchi, se ciechi interessi politico-imprenditoriali riusciranno a trasformarlo in regione petrolchimica: lorsignori andranno a vivere altrove, dove si respira aria pulita, a noi resteranno danni permanenti alla salute, com’è ormai acclarato dalla comunità scientifica, non solo in prossimità delle raffinerie; resterà un turismo inevitabilmente azzerato insieme all’agricoltura, vanto del nostro territorio; in definitiva ci resterà un’economia conseguentemente devastata.

Ebbene, difronte allo scempio che ci si prospetta, è imbarazzante scorgere che L’Aquila sia l’unica assente, delle 4 province abruzzesi, tra i sostenitori della campagna informativa, non solo: anche il nostro comune è clamorosamente fuori dall’elenco! Forse non ci riguarda quanto avviene sulla costa?

dobbiamo aspettare una piattaforma petrolifera in Piazza del Duomo a L’Aquila?

Sono deluso, spero si ponga rimedio a tale imbarazzante primato.

Tiziano Frezza
Gruppo Facebook "CONTRO IL CENTRO OLI DI ORTONA" (1200 iscritti)
Via scuola della Torretta, 3
67100 L’Aquila
tel 3280165728

a che serve investire in qualità?

1 November 2008

Le imprese devono investire.

Le imprese devono investire in qualità

Le imprese che non investono chiudono.

Qualità del prodotto: non mi pare che ci sia una gran richiesta, se chiunque, ancorchè incompetente, può imporre come criterio "il prezzo più basso".

Qualità del lavoro e responsabilità sociale dell’impresa: neanche qui vedo un riscontro nel "mercato", dato che questi discorsi ad una impresa costano, ma non fruttano nessun vantaggio, men che meno  "corsie preferenziali" nelle gare o sul mercato.

Direi anzi che una impresa che investe in qualità dei prodotti e qualità della vita e del lavoro, avendo dei costi più alti, è sicuramente penalizzata nel raffronto dei prezzi se non si applicano i "correttivi" nelle pubbliche gare previsti già nella legge Europea e Italiana, diretti proprio a invogliare e stimolare le imprese (e a premiarle) ad attuare una politica del lavoro socialmente accettabile nella civiltà occidentale del duemila.

Mi riferisco a vicende che ormai fanno parte del mio quotidiano, della vita di un imprenditore che anno dopo anno ha faticosamente costruito una realtà aziendale che tenesse conto delle professionalità dei propri collaboratori, che migliorasse costantemente la qualità del prodotto, il servizio al cliente, la professionalità, la tecnologia aziendale.

Senza perdere mai di vista i bisogni di qualità della vita dello staff produttivo, senza dimenticare che i lavoratori sono delle persone, hanno famiglia e bisogni al di là della semplice necessità di sopravvivenza. Cercando la fiducia, la stima dei propri collaboratori, e coinvolgendoli in ogni decisione aziendale, dando una importanza oggettiva alla loro presenza.

Un imprenditore che quotidianamente vede direttori di banca (come tutti sapete provetti comunicatori esperti certamente più di noi) che "preferiscono" altre aziende, imponendole anche ai propri clienti ed in ogni occasione nella quale si trovino coinvolti, usando (abusando della) la loro posizione per viziare le regole del mercato, del libero mercato, per estromettere con abuso di potere dal mercato aziende sane, capaci, vive: per ucciderle.

Un imprenditore che quotidianamente vede la propria professionalità messa a paragone con il "prezzo" di qualsiasi strappino si presenti sul mercato, senza azienda, senza dipendenti, senza macchinari (i nostri per esempio costano milioni di euro: si chiamano investimenti, questi), pronto a guadagnare 10 euro sul lavoro di un terzo stabilimento di potenza, o pescara, o altrove. Senza pensare lorsignori, direttori di banca, addetti al marketing, amministratori locali, direttori di enti pubblici ed associazioni, che grande è la loro responsabilità diretta nell’impoverimento della nostra città.

Sono anni che la politica sottrae ricchezze alla città dell’Aquila, favorendo l’ingresso di aziende "di fuori" (si sa, vero, che gli aquilani non sanno fare niente),  in modo spesso non regolare, a volte neanche con pubbliche gare d’appalto (anche se è facile "manovrare" pure queste).

Sono anni che tutta l’amministrazione pubblica locale e tutti i lor signori sopra citati, depauperano la nostra città, sottraendo fette di mercato che ricadono nella loro arbitrarietà, per regalarle ai più "ammanigliati" imprenditori di pescara e dintorni, e oggi ci vengono a rinfacciare il "nanismo" delle nostre imprese, asfittiche in un mercato non pulito, manovrato e gestito da chiunque abbia, anche occasionalmente, "il coltello dalla parte del manico".

Ma la cosa più grave, la cosa veramente grave, è che a nessuno importa la qualità del prodotto, la professionalità delle aziende. La cosa veramente grave è che in questa corsa al prezzo basso non ci si renda conto che si strangola una economia, pretendendo dagli imprenditori non solo la rinuncia al guadagno, ma spesso anche la lavorazione sottocosto.

Adesso credo è il momento di inaugurare una nuova RESISTENZA.

Contro la menzogna del "facciamo lavorare tutti", quando invece si fa lavorare solo chi si inchina al potere (è mafia pure questa, però).

Contro l’incultura del denaro, a favore della cultura del lavoro.

Contro la gestione del potere per cambiare le regole del gioco nella libera concorrenza, contro il mercato "manovrato" dalla politica (la stessa che decide chi deve essere assunto e chi no), a favore e a sostegno dell’impegno di quelle imprese che puntano alla professionalità, alla qualità del prodotto, e soprattutto alla qualità della vita e del lavoro.

cercacasa

27 October 2008

Alcuni giorni fa il quotidiano "la repubblica" riportava un accorato allarme: negli ultimi 15 anni  in Italia è stata cementificata una superficie pari a Lazio + Abruzzo.

Informazione che capita a fagiolo. A causa di vicende personali e contingenti, l’argomento mi sta particolarmente a cuore.

Mi trovo casualmente ad affrontare il banale problema di cercare casa: abito in affitto da sempre e mi succede spesso di dovermi muovere.

Mi piace abitare in centro, ritengo prioritaria per la qualità della vita una estrema facilità di movimento anche delle mie figlie ancora minorenni, se possibile senza motorini o macchine di troppo. Loro in centro entrano e escono di casa quando e come vogliono, possono girare la città a piedi e non hanno limiti di orario. Vanno a piedi a scuola, in palestra, sotto i portici. Ecc.

Il numero di case in affitto e vendida in centro è enorme: moltissime case vuote. Ho rivisitato case già viste l’anno scorso, affidate ad una nuova agenzia. Case non affittate, nè vendute: ovviamente, avete idea dei prezzi?

fino a 100 metri quadri stiamo ben al di sopra degli 800 euro al mese. Fino ai 140/150 sopra i 1.200.

Per comprare da 5.000 euro /mq in su.

Facciamo un po’ di conti.

Mio padre ha comprato casa con circa duecentocinquanta milioni di lire.  360 mq di casa. In centro. una rata di mutuo di circa 2 milioni di lire /mese. Un grande impegno, ma i tassi erano molto alti. Eravamo negli anni ’80.

A quei tempi un affitto non superava le 400.000 lire.

Chi non poteva, non comprava, ma aveva la possibilità di "abitare". Erano i tempi dell’equo canone.

L’incidenza del costo casa sul reddito familiare non superava comunque il 25/30%.

Ma il rapporto fra affitto e dimensioni della casa, fra spesa per l’acquisto e dimensioni della casa era ben altro.

La stessa famiglia oggi con 1.200,00 euro mese di mutuo compra 120 mq. a Paganica (dei quali abitabili il 30%, il resto da ristrutturare).

Con 1.200 euro di affitto abiti in centro 120 mq. 

E come mai i prezzi sono così alti? Semplice "ci metto quattro studenti e faccio anche 1.600 euro". Oppure "Sa, un direttore di banca :::" (Ma i direttori di banca vengono tutti ad abitare a L’Aquila? Qualcuno glielo dice a questi ignari prorpietari che i direttori di banca – di filiale – ormai sono dell’Aquila, e con ben altri stipendi di una volta?)

Poi però, se vai ad informarti, scopri che a L’Aquila si costruisce, si compravendono case a prezzi incredibili, si parla di speculazione, di alloggi vuoti …. Secondo me c’è qualcosa che non va.

Conosco una signora che guadagna (guadagna, lavorando!!) 672 euro mese e il marito circa altrettanto. 2 figlie. Spende per abitare 250 euro a Bazzano. Ma lavora a L’Aquila, le figlie studiano a L’Aquila. Ho provato a chiedere al vicino che ristrutturava un "quartierino" (come si dice a Perugia): lo fitta? "No, è per mia figlia!" Adesso ci abitano 4 studenti. La signora vorrebbe avvicinarsi, anche perchè ha la responsabilità di una anziana. E poi una delle figliole è grandicella, vorrebbe uscire la sera. Ma gli autobus non ci sono. Chissà cosa si è messa in testa questa signora. Ho visto per lei un altro "appartamento" in zona S. Pietro: accompagnata da un Agente Immobiliare 400 euro (un vero colpo di fortuna): uno scantinato maleodorante con porta-finestra sulla strada, un bagno 1 metro per 1 metro, muffa e maleodore, ammobiliato con mobili fatiscenti e sudici. Vabbè: speriamo che la casa di bazzano regga un altro po’.

E c’è una sua amica, che aspetta la casa popolare da 5 anni. E’ in graduatoria, le spetta. 

Poi però, se vai ad informarti, scopri che a L’Aquila si costruisce, si compravendono case a prezzi incredibili, si parla di speculazione, di alloggi vuoti …. Secondo me c’è qualcosa che non va.

Hanno costruito a Torretta un mare di case, altre in zona IperGS: vendesi, affittasi ….. vuote

Hanno costruito a Belvedere, Viale Niccolo’ Persichetti: un anno fa era tutto venduto a 5.000 euro / mq. Se ci passi è pieno di cartelli vendesi / affittasi.

Mi piacerebbe tanto che qualcuno meglio informato mi faccia capire. Anche perchè tutto questo cemento finora in città arriva senza un piano regolatore "strategico", un po’ qui un po’ li. Dove gli pare, insomma. 

Sarebbe o no il caso di "calmierare" la situazione?

C’è ancora spazio in Italia per le azioni dello Stato a favore dei diritti fondamentali? (per es. quello di abitare in case decorose a prezzi equi)

Possiamo proporre un censimento degli appartamenti vuoti presenti in città, un controllo sui fitti e i contratti, una analisi dei bisogni prima di procedere a costruire ancora?

 

e se le piccole imprese chiudono?

16 October 2008

Leggo sul Blog di Beppe Grillo, e penso a L’Aquila, alle banche aquilane, ai direttori di Banca dell’Aquila: Banca di credito cooperativo di Roma, Carispaq, Banca di Roma, San Paolo, il dr. Tordera, il dr. Musicò, il dr. Liberati, il dr. …..

Nel 2008 chiuderanno 300.000 aziende: quante aziende chiuderanno a L’Aquila? E nessuno ne avrà colpa: secondo me i Direttori di Banca potrebbero fare molto per questa città, se volessero. Un dubbio: che non ne siano capaci?

http://www.beppegrillo.it/

9 ottobre 2008

"Una banca serve a far girare i soldi, a prestarli ai privati, alle aziende. Se non li presta è perché non li ha o perché non si fida. In questo momento sono vere tutte e due le ipotesi. Ha pochi soldi e, soprattutto, non si fida. Le banche sono diventate dei materassi. I soldi se li tengono in casa e non li prestano più a nessuno, in particolare alle altre banche. Se queste fallissero perderebbero il credito. Le banche fanno quello che rimproverano ai correntisti, mettere i risparmi nel materasso. Fidi non ne concedono a nessuno, non si fidano… E’ la politica del sospetto.
I clienti stanno diventando a loro volta sospettosi. E spostano i loro soldi dalle banche ai titoli di Stato. Per questo Tremonti può entrare nel capitale delle banche con il decreto salva-banche: grazie ai capitali in fuga dalle banche trasformati in Bot e CCT. In sostanza è un giro conto. Più Stato e meno mercato, più Berlusconi e Geronzi e meno Profumo e Passera.
Le aziende sono in asfissia economica. Le banche non gli danno più credito e questo, in Italia, significa la fine.
Le aziende, in particolare le piccole, sono obbligate a reggersi sul debito a causa dello Stato. Ogni volta che emettono una fattura devono anticipare l’IVA. Le fatture sono pagate, se va bene, a 120 – 160 giorni. Se va male, mai e l’IVA viene rimborsata dallo Stato in tempi biblici. Le aziende devono pagare tasse presunte e anticipate. La mafia è cento volte più corretta. Se una società ha un certo profitto in un anno, deve pagare le tasse su quel profitto, in anticipo, anche per l’anno successivo. E se l’anno dopo ha una perdita?
Le aziende si indebitano a causa dello Stato e devono rivolgersi alle banche. Se queste non fanno credito, le aziende chiudono. E’ quello che sta succedendo e che succederà nei prossimi mesi a centinaia di migliaia di aziende. Grandi, medie, piccole, a conduzione familiare. Le tasse non le pagheranno più, saranno fallite.
Lo Stato non può più chiedere anticipi, né sull’IVA, né sulle tasse.
Tassa c’è quando cittadino incassa. Prima non deve pagare. Con che soldi? Se Tremonti ha dei problemi si faccia fare un prestito dalle banche. In alternativa si compri un materasso a molle. Permaflex, di quelli che vendeva Gelli al suo capo Testa d’Asfalto.
Se cammino per la strada la gente mi ferma e mi usa come un consulente finanziario. Hanno letto i miei post sull’economia e mi trattano da profeta. Io sono solo un ragioniere. L’economia, in fondo, è semplice. Il disastro era davanti a noi, lo si sapeva. Chi, in Italia, era nei posti chiave non poteva non sapere, il problema è che taceva e si occupava d’altro. L’otto luglio a Piazza Navona ho parlato di economia, dei rischi che stava correndo. I giornali e le televisioni hanno riportato solo le gravi e inaudite offese a Napolitano che ho chiamato Morfeo. Leggetevi il discorso. Tra le altre cose affermavo:
“Abbiamo uno dei debiti pubblici più grandi del mondo: 1.647 miliardi di euro. Ogni anno aumenta di 80 miliardi per gli interessi. Solo a marzo abbiamo pagato 23 miliardi di interessi sul debito. Nel 2008 chiuderanno 300.000 aziende. 300.000! E le altre piccole aziende sono in mano alle banche con dei debiti che arrivano a 780 miliardi di euro. Non fallirà solo lo Stato. Falliranno le banche…”
Io, un comico deriso dai politici e da giornalisti servi, parlavo di economia mentre loro si dedicavano a:
- Impronte ai Rom
- Lodo Alfano
- Abolizione delle intercettazioni
- Comitato di vigilanza Rai
- Alitalia (già venduta mesi prima a Air France)
- Legge blocca processi
- Abolizione dell’ICI
- Prostitute nelle strade
- Rete4.
Chi ci sta portando sull’orlo dell’abisso deve fare un passo avanti e buttarsi di sotto. Veltrusconi, in fondo vi conviene, meglio gettarsi da soli che essere lanciati.
Banche e politica sono la stessa cosa. Se un banchiere a capo della più grande banca, forse la più solida e patrimonializzata, del Paese si rifiuta di soccorrere Telecom pagandola 2,8 euro quando ne valeva 1,5 o di entrare nella farsa del salvataggio di Alitalia, allora va educato. Se poi lo stesso banchiere si confronta più volte con Geronzi, presidente del consiglio di sorveglianza di Mediobanca, allora Profumo va punito. Unicredit con il titolo a picco, forse nazionalizzata. “Per poterti mangiare meglio, Italia mia”.
Ps: Il capolinea sta arrivando. Ripeto: il capolinea sta arrivando."

Il capolinea sono le imprese che chiudono: e allora, come si reggeranno le banche e la politica? Avremo almeno la soddisfazione di far morire di "fame" qualcuno.

una nuova vita

10 March 2008

che bello, un blog tutto per noi. noi, chi? vediamo, non c’è fretta. sarà più divertente definire l’identikit di chi interverrà passo dopo passo, piuttosto che darsi una figura definita e cercare di rispettare canoni prefissati. ma una o due cose andranno dette;così, a priori, tanto per dissuadere gli imbecilli e, tanto per iniziare, per non provare a tutti i costi a dire cose originali e intelligenti, se non ci si è naturalmente portati. Difficilissimo. Funziona come davanti alle telecamere o ai microfoni radiofonici. Sguardo ammiccante, sorriso tirato, lessico ridotto ai minimi termini, gestualità più legnosa di una pala del trecento…così è anche per la pagina bianca. Siamo tutti scrittori, tutti commentatori, tutti potenziali Pulitzer; tranne poi rileggersi e accorgersi di aver contribuito ad ampliare la bolla di horror vacui in cui ci dibattiamo da tempo. E allora, speriamo, diamo il via al miracolo della semplice intelligenza, di cui tutti sono dotati, spesso inconsapevolmente…

Una consuetudine tutta italiana e molto provinciale, abilita a parlare male di tutti, tranne dei propri amici e parenti, nel momento stesso in cui raggiungono un obiettivo pubblico. Tutti sono perfetti fino ad un momento prima; diventano inadeguati, incapaci, imbecilli, inesperti, solo quando la fortuna (o il logorante lavorìo di una vita…) li fa assurgere a nuova gloria. Un po’ la volpe e l’uva, insomma. E il ruolo della volpe non piace a nessuno. L’Aquila, per esempio. Città dall’inconscio rimosso, ha dei frizzi, dei barlumi, delle sacche di resistenza attiva, che sarebbe ora di convogliare in un unico movimento. Per evitare di diventare vittime designate e rassegnate di dirigentucci, omini, piccolissimi detentori di potere, di chi insomma in vita sua poco ha fatto e crede in un proprio personalissimo riscatto pubblico. Gentarella, che dietro lo slogan “lo faccio per il bene di questa città” si nasconde intontita, ancora incredula per la fortuna occorsagli, frenando a più non posso, per paura che tutto finisca presto.

Un blog pacato, lucido, sferzante, impavido e un po’ incosciente potrebbe essere un pezzetto di futuro. E chi non beve con noi, péste lo colga….

una speranza, un primo allarme

25 February 2008

Ho letto “L’Aquila Città futura” e mi sono detto:
-significherà un blog sul futuro di questa città? “sul” non “su un”; quindi un futuro che dobbiamo riconoscere, sentire già, capire già;
-allora va bene: perché questa città ce l’ha un passato, che oggi non è passato, è sepolto, rifiutato, e parlo del passato che un po’ tutti conosciamo, al massimo dei nostri padri, che aveva un voto positivo, anzi era un voto positivo per la città, per la regione, per la nazione, un bel voto.
Ho letto l’intervento sul concerto dell’Officina Musicale dell’1 febbraio: bellissimo concerto di quell’ensemble di Orazio Tuccella che apre una stagione di sei concerti al Palazzetto dei Nobili, come l’anno scorso, con qualche differenza organizzativa. Il 22 sono andato anche al secondo concerto: eccezionale, tutto su Haydn.
Al primo c’erano una quarantina di ascoltatori, al secondo 28. Al primo si battevano i denti per il freddo, » Leggi tutto il post

proviamo a parlare di musica

22 February 2008

ll fine settimana è nutrito di eventi musicali significativi, ma alcuni, forse proprio quelli di pregio, passano per lo più sotto slilenzio e solo alcuni tenaci affezionati cultori riescono a godere di momenti magici profusi generosamente. E vale la pena di spendere due parole sull’Officina Musicale che venerdì 1 febbraio ha eseguito l’Ottetto di Beethoven op.4 (dall’omonimo quartetto arrangiato per due violini, viola, violoncello, contrabasso, clarinetto, corno e fagotto da U-G. Shafer) e la Tcheque - Suite op. 39 di Dvorak (sempre con arrangiamento di Shafer per la medesima formazione strumentale), al Palazzetto Nobili, per la verità in un ambiente, a dir poco, glaciale, cioè, affatto privo di riscaldamento. 
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benvenuti

14 February 2008

ebbene, finalmente, il blog c’è. adesso diamoci sotto. ognuno dei membri della redazione, collaboratori, e anche altri dovrà dare un suo punto di vista, sintetico, ma chiaro. un suo modo di entrarci qualcosa.

da parte nostra credo che la necessità di uno spazio per ricominciare a fare politica, sia la motivazione principale.

ma poi anche i nostri sogni: un racconto, » Leggi tutto il post