Scandalo nel mondo del calcio!!

6 Marzo 2010


Questa sera allo Stadio Olimpico di Roma c’è l’anticipo del campionato di serie A di calcio tra Roma e Milan.

In testa al campionato, con un ruolino di marcia eccezionale, c’è l’Inter di Mourinho: grande istrione, non si può negare che però la ragione è dalla sua parte: ha battuto in nove contro undici il Milan, viene accusato di non fare un gioco spettacolare, ma la sua squadra segna in tutti i modi, chiunque stia giocando in quel momento.

Il campionato, in base al risultato dell’incontro di questa sera, può essere riacceso o definitivamente spento: infatti, se vincesse il Milan rimarrebbe a soli 4 punti dalla capolista, altrimenti l’Inter prenderebbe definitivamente il volo.

Il Consiglio direttivo della Lega Calcio si riunisce d’urgenza e, al fine di garantire che lo spettacolo continui e che tutti possano seguitare a tifare per la propria squadra sperando di vincere lo scudetto, decide che gli arbitri, solo per l’incontro di questa sera, si devono attenere ad un decreto interpretativo riassunto in questi punti:

1) Può giocare con il Milan qualsiasi giocatore si trovi in prossimità dello Stadio o che dimostri di esserci stato durante l’orario dell’incontro, anche se non tesserato con il Milan.

2) Se un giocatore è leggermente in fuorigioco, 1 o 2 metri, non bisogna interpretare la cosa in maniera restrittiva, ma bisogna garantire lo spettacolo, per cui in caso di goal, va convalidato premiando l’intenzione.

3) In caso di vittoria della Roma, la partita deve essere annullata.

Pierre Frédy, barone de Coubertin, nel rispetto del principio che “L’importante non è vincere, ma partecipare”, firma il decreto interpretativo.

Non sono contro il Milan, è il “caso” che vuole che questa sera si giochi questo incontro.

Ma cosa direbbero i tifosi di tutte le squadre se quanto detto sopra fosse vero? Avrebbe o no ragione Mourinho a mostrare il gesto delle manette?

Ebbene, questo è avvenuto ieri per le elezioni regionali: il governo, espressione delle liste estromesse per irregolarità dalle elezioni regionali, si auto-assolve e vara un decreto interpretativo che stravolge ogni fondamento legale e butta a mare anni di leggi e regolamenti che hanno garantito la democrazia in Italia; il Presidente della Repubblica, Napolitano, firma il decreto.

Evviva Mourinho! 

 

Luigi Fabiani

6 marzo 2010


come si fa a dimenticare?

6 Marzo 2010

 

OPERATORE – TERREMOTO – MORTE

di Marco Busolini

 

Marco Busolini è nato a Roma il 10 dicembre 1959. È volontario della Croce Rossa Italiana ed in particolare appartiene alle squadre SSEP Squadre di Supporto nell’Emergenza Psicologica. E’ intervenuto a L’Aquila nei primi giorni del terremoto, ed in più riprese successive. Si riporta di seguito un suo scritto in merito a quei primi giorni.

 

Il nostro vivere quotidiano che si apre ai nostri occhi, con la sua storia di guerre e sopraffazioni, ci induce a riflettere sul valore del morire, ma ancor prima sul significato che attribuiamo alla vita. Difficile pensare che si possa ancora parlare di vita e morte come di una dialettica pura, spesso le due cose si confondono: si vive come in un incubo mortale o si muore senza neanche accorgersene.

Sono le 3,32 della notte del 6 aprile 2009, sto dormendo con mia moglie nella tranquillità del mio letto, della mia casa, con i miei gatti quando all’improvviso il tremore del letto ci sveglia, la spalliera del letto sbatte contro il muro, tutti i mobili tremano ed i gatti scappano rifugiandosi sotto il letto. Non riesco ad alzarmi, il tremore non mi fa muovere, mia moglie che mi strattona il braccio e poi la calma…

Dico a mia moglie: “è stata una bella scossa e se l’epicentro non è Roma vedrai che arriverà una telefonata, preparati, se mi chiamano parto”. Arriva immancabilmente un messaggio sul telefonino, richiesta di disponibilità a partire causa forte scossa di terremoto nell’area aquilana. La richiesta è da parte della Croce Rossa Italiana, immediatamente allertata, presentarsi presso la sede centrale di Via Ramazzini a Roma, partenza immediata con le squadre SSEP, squadre appositamente formate per il supporto psicologico nell’emergenza. Comincio a preparare la mia roba e la mia mente, rassicuro mia moglie, non starò via molto, la prima squadra che interviene deve restare al massimo tre o quattro giorni poi viene sostituita obbligatoriamente, non preoccuparti ti chiamo appena mi sistemo ora torna a dormire.

Ci sentiremo dopo tre giorni.

Arrivo a L’Aquila con la squadra CRI del supporto psicologico, ci dirottano immediatamente al campo principale che è stato allestito in Piazza D’Armi. È un continuo andare e venire di persone, di mezzi, si danno tutti da fare, le facce dei superstiti sono quelle di allucinati, chi va chi viene. Hanno allestito il PMA (Posto Medico Avanzato), è qui che arrivano tutti, anche noi del supporto psicologico. Ci mettono a sistemare su delle barelle dei feriti in attesa di essere visitati dai medici, la nostra psicologa responsabile si presenta al medico coordinatore di quella “metropolitana” di feriti e sbandati, una volta capito chi siamo veniamo nuovamente dirottati laddove c’è più bisogno di noi, la chiameremo la tenda dei codici neri. È qui che vengono portate le prime vittime. Al nostro arrivo ce ne sono dodici, messe tutte in sacchi, teli, o qualsiasi altra cosa che sia servita per trasportarli, in comune hanno tutti una cosa, sono morti. Devono essere identificati, decine di “parenti” o probabili tali si accalcano per capire se il loro terrore si debba trasformare nella disperazione di chi ha perso qualcuno, per molti sarà così. Dobbiamo aprire i sacchi, ma non possiamo ogni volta far vedere tutte le vittime a tutti quelli che cercano un loro caro, è un’inutile sofferenza, cerchiamo allora di fare delle schede, intanto ne arrivano degli altri, le schede ci permetteranno di “limitare” la visione della morte laddove non serve, mostreremo le vittime che corrispondono agli aspetti somatici, anagrafici che ci indicano i parenti. Comincio a fare le schede, sesso, età presunta, adulto, bambino, colore dei capelli, colore della pelle, vestiti, segni particolari, tatuaggi, piercing, grasso, magro, alto, basso, luogo di provenienza, apro tutti i sacchi, finisco il mio lavoro.

Nel primo “sacco” c’è un bambino di nove anni, a fianco il suo fratellino e di fronte ai due “sacchi” un altro “sacco” più grande, vi è la madre. La morte li ha presi così come erano nella loro casa, e le macerie li hanno ridotti a dei “cumoletti” di carne e calcinacci, nel sacco non c’è solo il morto c’è anche quello che aveva indosso, quello che il crollo della loro casa ha lasciato nei loro corpi, sono lì davanti a noi così come sono stati trovati, i visi, o meglio quel che ne resta, sono sereni, probabilmente non hanno avuto il tempo di capire cosa stesse succedendo. Non c’è tempo e possibilità di prepararli, la morte che ci si presenta è una morte diretta non preparata, non siamo in una stanza di obitorio dove la salma è “preparata”, vestita, truccata, quasi “pronta” per l’ultimo saluto ai suoi cari. Arriva il nonno dei due bimbi, il papà non si trova, il nonno è un medico ci chiede se può lavare i suoi nipotini, inizia con il fratellino più grande, vacilla, ma va avanti, finisce la sua opera e passa al bimbo più piccolo. Gli apriamo il sacco, quel corpicino aveva 9 anni, ora è un cumolo di macerie e carne, il nonno non regge, crolla, si sente male, lo dobbiamo soccorrere ed allontanare, il dolore è stato troppo forte, non lo rivedrò più. Questi bambini e la loro madre mi sono rimasti vivi nella memoria, in un turno successivo mi hanno portato al cimitero dell’Aquila, dove è stato fatto un memoriale e messe tutte le vittime del terremoto, i primi loculi che vedo sono proprio di loro, non ci sono più quei corpicini distrutti ma due splendide fotografie di due bambini bellissimi, l’emozione mi travolge, non riesco neanche a parlare, devo andar via.

Mi sento fagocitato in un paesaggio dantesco. Il nostro compito è da subito gestire. Ma cosa dovevamo gestire? La vita era rimasta sospesa alle 3.32 della notte, e chi aveva subito il tocco della morte veniva portato nella tenda per i codici neri e noi eravamo lì. I corpi vanno gestiti, ti devi organizzare per riuscire a rispettare il più possibile sia il defunto nonché i parenti che vengono a cercarli. La morte non si ferma al corpo inanimato messo dentro un telo ma, continua la sua opera distruttiva nei confronti dei parenti che vengono e dei volontari che partecipano alle attività di riconoscimento delle vittime. È un continuo crescere emozionale che deve essere in qualche modo smaltito. Dopo una giornata alla tenda del dolore ci dirottano alla casa dello studente, ci sono ancora persone vive che i vigili del fuoco stanno tentando di tirare fuori ma, ci sono anche i familiari e gente che non centra nulla e i giornalisti e le macchine fotografiche e le telecamere, non ci sono solo più delle persone che stanno sperando di rivedere i loro cari ma anche la macchina mediatica che rivendica il suo ruolo. Abbiamo la fortuna di stare vicino ad un pulmino della RAI che è carico di generi alimentari, riusciamo a sfamare i parenti, almeno chi di loro riesce a mangiare, piove, fa freddo e la notte è lunga, davvero lunga, sarà una notte lunghissima.

Dopo la prima giornata passata ad assistere i familiari nella tenda dei codici neri e la notte alla casa dello studente è quasi l’alba quando andiamo alla caserma degli alpini, ci aspetta una tenda ed una brandina. Passano poche ore ed ecco che ci chiamano, dobbiamo andare a Coppito, presso la caserma della Guardia di Finanza, lì vi hanno allestito un obitorio nell’autorimessa, le vittime cominciano ad essere diverse ed anche l’afflusso dei parenti è notevole. Arriviamo sul posto e cominciamo subito ad accompagnare i parenti al riconoscimento dei propri cari. Le bare sono poche, la maggior parte dei corpi è avvolta in coperte o lenzuola. Si entra dagli uffici e si esce dal portone centrale della rimessa. Un circolo di vita e di morte, dove si entra con la speranza di non riconoscere nessuno e si esce con la disperazione di chi ormai ha la certezza che la morte è confermata. È un continuo andirivieni di ambulanze ma, al contrario di quanto succede normalmente nei servizi di emergenza in ambulanza, questa volta non c’è la speranza che chi stai portando possa essere curato e salvato, in questo caso hai la certezza che chi stai portando è morto.

Vedo le facce di quei volontari, sono distrutte, stanche, affrante ma piene di dignità e rispetto per quei corpi che stanno portando. Molti sono del posto, a volte portano parenti, amici, ma non mollano, sono due giorni che non dormono, arrivano a sirena spiegata, di fronte il portone dell’autorimessa le spengono, entrano in retromarcia e si fermano. Aprono il portellone posteriore e consegnano il loro carico, a volte più di una salma alla volta. Come chi trasportano anche loro sono sporchi, pieni di polvere, consegnano il loro carico dando quelle poche informazioni che sono riusciti ad avere, luogo di provenienza, sesso, età presunta, eventuale nominativo dato da parenti o amici presenti al momento del recupero. Le informazioni vengono date ad un ufficiale di polizia che le appunta su un modulo e poi riscritte su di un foglio che verrà messo sul lenzuolo o sacco, sarà la carta di identità di quella persona. A fianco dell’ufficiale c’è un suo collega che fa le foto della salma, ovvero di quello che ne resta, di tutti quei particolari che potrebbero essere di aiuto nel riconoscimento, un piercing, un tatuaggio, un gioiello, una particolare conformazione fisica, un vestito. È straordinaria la professionalità di queste persone, della loro freddezza, chissà quante volte hanno fatto simili foto, mi sembra come se si stesse facendo un book a delle modelle, solo che non è così.

Un lato dell’autorimessa è stato approntato come deposito per le bare. È lì che, una volta riconosciuti ufficialmente i corpi, questi vengono messi nelle bare, queste non si chiudono subito, si aspetta a chiuderle, i coperchi sono solo appoggiati sopra, capirò dopo il perché. Dopo averli messi nelle bare e riconosciuti da qualche parente, c’è sempre qualche familiare o amico che vuol dare l’ultimo saluto. C’è chi li vuole vedere e toccare per l’ultima volta, chi porta una medaglietta, chi un rosario, chi delle foto, chi un semplice oggetto che li legava emozionalmente. Mi è rimasta impressa una vecchietta che aveva con sé un crocefisso, lo voleva mettere sulla bara del suo parente ma occorreva un trapano, delle viti, o magari semplicemente dei chiodi, la realtà del terremoto si percepiva anche da questo, non si aveva più neanche un chiodo per fissare un crocefisso. Molte persone che venivano ad identificare i loro cari non avevano con sé più nulla, avevano perso tutto, non avevano più neanche un documento per dimostrare chi fossero, nel perdere tutto avevano perso anche la loro identità ma non la loro dignità. Intanto l’immagine della morte cambia, si passa da una morte cruda ad una morte semi preparata. La bara fa sì che si rientri in quell’immaginario collettivo che si ha del defunto. Il morto deve stare in una bara, deve “riposare” deve essere in qualche modo protetto.

È il terzo giorno e mentre ci avviciniamo a Coppito, siamo lungo la strada che porta alla caserma, ci colpisce qualcosa, è l’odore, l’odore che si sente nell’aria, è un odore a cui non siamo abituati ma che da ieri conosciamo benissimo, è l’odore della morte. Non si pensava che la morte potesse avere un odore così pregnante, ci rimane addosso, nei vestiti anche nei giorni a seguire. Arriviamo all’autorimessa e notiamo che è stata lavata, è un odore differente, di detersivi e disinfettanti, nel frattempo è arrivato un enorme autotreno e, mentre mi trovo ad accompagnare dei parenti ad un riconoscimento, gli autisti del camion aprono le portiere, sono tutte bare, decine e decine di bare, la conferma della morte e del suo trasformarsi. All’ingresso dell’autorimessa sono stati messi degli elenchi con il nome delle salme ed il loro numero di bara, è incredibile mi ricorda gli esami di quando andavo a scuola, promosso bocciato, ora vivo o morto. L’odore è di nuovo insopportabile, ora si aggiunge anche quello del piombo che viene usato per sigillare le bare, le ambulanze sono diminuite, siamo giunti al terzo giorno, dobbiamo andare via, dobbiamo essere sostituiti, è obbligatorio non possiamo rimanere di più. Aspettiamo la squadra che ci deve sostituire nel piazzale antistante all’autorimessa, continuiamo a lavorare, a stare vicino ai parenti, ad accogliere chi ha riconosciuto i propri cari. Vicino a me c’è la madre di Sara, una studentessa che è morta nella “casa della morte”, così ribattezzata dopo l’evento, l’hanno trovata insieme al suo ragazzo anche lui morto nel crollo. La madre e tutta la famiglia di Sara ha atteso l’arrivo dei genitori di lui, vengono dal sud Italia. Ora le due famiglie sono insieme, mi chiede di accompagnarli al riconoscimento, i corpi di Sara e del suo fidanzato sono stati messi vicino l’uno all’altra, uniti nella morte così come lo erano nella vita. È un’esplosione di emozioni, faccio fatica a resistere, sto per crollare, mi si avvicina la madre di Sara, mi prende sotto braccio, sul viso di questa donna non c’è più nessuna lacrima, nonostante la sua giovane età ha difficoltà a restare in piedi, troppo dolore, mi guarda dritta negli occhi, mi sorride, mi ringrazia e va via. Sono io che devo ringraziare Lei, mi ha dato una lezione di vita che rimarrà per sempre nella mia memoria.

274, questo è il numero posto sull’ultima bara che vedo prima di andare via, vi accompagno una coppia di persone anziane a salutare per l’ultima volta il loro nipote, è la “mia” duecentosettantaquattresima vittima…

 

in Quaderni di Psicologia Archetipa - "Terremoto" Portofranco Editore

per gentile concessione dell’Autore e dell’Associazione Culturale Syncrònia - L’Aquila

in omaggio alle vittime, per non dimenticare

non solo case . . . .

3 Marzo 2010

 Nelle pagine internet si leggono interessanti, accorati, partecipati appelli alla mobilitazione dei cittadini.

Soprattutto al fine di una ricostruzione della città scomparsa. Leggendo attentamente si capisce che per tutti ricostruzione è una parola che non indica soltanto il materiale rifacimento di case e palazzi (che a tutti sta a cuore), ma piuttosto intende la possibilità di ricostruire le basi sociali della comunità dispersa, frantumata e deportata.

E a tutti sta a cuore in modo particolare non solo il fare in se’, ma come è giusto fare.

Cioè nella richiesta dei cittadini non c’è solo la necessità che si faccia presto, ma emerge con forza la necessità che le cose vengano fatte su un progetto globale, rispettando le regole, risparmiando i denari, evitando le tangenti, nel rispetto non solo della legge, ma della opportunità politica, applicando non solo il criterio dell’etica dei principi, ma anche il criterio dell’etica della responsabilità, quella che tiene conto delle conseguenze di quello che l’Amministratore fa.

Una per tutte: c’è un coordinamento di Consorzi (costituiti e costituendi) che si è riunito al fine di richiedere le linee guida per la ricostruzione, ma con  le idee ben chiare su come debbano essere strutturate queste linee guida, ci hanno studiato e hanno coinvolto consulenti e professionisti di vaglia, che ha convocato l’Architetto Fontana, che ha chiaramente dichiarato anche al Comune che saranno controllate la giustezza, la fattibilità, la opportunità delle linee guida per la ricostruzione, che saranno attenti e pronti ad agire a tutela degli interessi comuni.

Le macerie: sì, vogliamo che vengano rapidamente rimosse, ma vogliamo sapere dove, come e quando. Vogliamo sapere a che prezzi, chi ci guadagnerà e quanto. I rifiuti sono una materia delicata, non ci possiamo accontentare di un decreto qualsiasi  che in nome  dell’emergenza vanifichi anni di costruzione di una coscienza civile, di educazione civica e di leggi a tutela della salute e della natura. E soprattutto non siamo disposti a far fare affari d’oro a "qualcuno" del ramo: siamo pronti a discutere l’argomento con i nostri commissari, ma loro devono sentirci prima di decidere, devono confrontarsi, sottoporci le ipotesi, con chiarezza e trasparenza. C’è sempre la possibilità, come qualcuno ha già detto, che gli aquilani si sdraino sopra le loro macerie per non farle portare via.

Insomma, la politica a L’Aquila sta cambiando, i cittadini sono più attenti, più partecipi e più consapevoli. Ci sono le basi per un grande laboratorio che sperimenti nuove forme di co-gestione della città, con un controllo serrato dei cittadini sugli amministratori, con uno scambio di idee e soluzioni, con un coinvolgimento del cives nella gestione della res publica.

La nostra proposta al dibattito a questo punto è una proposta pratica e pragmatica.

Ci sono delle emergenze di vita sociale che bisogna a tutti i costi prendere in considerazione. Vorremmo sottoporre ad un rapido giro di opinioni la nostra Piattaforma di urgenze, con il criterio di segnalare il problema, individuare il referente politico cui compete risolverlo, e create immediata mobilitazione sul tema coinvolgendo gli Amministratori, al fine di ottenere risultati e non chiacchiere, e i soldi necessari a risolvere.

1) la mobilità: tutti conosciamo la situazione resa urgente dalla diaspora dal centro (intendendo per centro anche tutti i popolosi quartieri aquilani a tutt’oggi abbandonati) e dai nuovi insediamenti : ragazzi che devono essere accompagnati e ripresi da scuola, dalle palestre, dal centro commerciale,  file interminabili in macchina, anziani segregati in casa, adulti obbligati a prendere la macchina, mamme - tassiste full time h 24. E’ inconcepibile, inaccetabile. Noi abitavamo qui anche perchè la macchina era spesso inutile (del tutto per chi abitava nel centro storico): vogliamo che siano istituite le corse per i nuovi insediamenti c.a.s.e. e map, corse fruibili, ogni 15-20 minuti massimo dalle 7 alle 22 . Vogliamo che i percorsi non obblighino a passare per il terminal per andare da paganica a coppito, da roio a sassa. Sono 11 mesi che sopportiamo i costi di un servizio di autobus che va ogni ora a roio a ingegneria quando l’università lì non c’è più dal 6 aprile 2009,  mentrre a Paganica 2 (25 piattaforme!!) non c’è neanche una fermata nell’insediamento. E vogliamo che i lproblema venga preso di petto, senza più girare la palla da AMA a Comune, a Consiglio comunale, a ARPA: sono stati stanziati dei soldi per la mobilità, li dobbiamo utilizzare al meglio, subito, con l’AMA e i consiglieri comunali se ne facciano una ragione (o sennò se ne possono sempre andare). Il Sindaco DEVE risolvere il problema in 10 giorni, credeteci lo può fare. E se i soldi non ci sono, ce li deve dare la Regione.

2) i giovani dai 14 anni: non ci sono più i portici, ve ne siete accorti? Nelle scuole non si può tornare il pomeriggio, anche perchè non sono più vicine alle nostre case. I giovani hanno bisogno di luoghi di incontro, anche per studiare insieme (l’amico, il vicino di casa, di quartiere sono lontani chilometri ormai). Vogliamo che la Provincia immediatamente stili un progetto per mettere a disposizione le aree del Complesso di Collemaggio e del Parco del Castello e reperisca i fondi necessari a realizzare costruzioni sicure in bio edilizia atte all’uso di ragazzi, e a studiare forme di utilizzo (anche parzialmente autogestito) per far sì che i nostri ragazzi, il futuro dell’Aquila, abbiano un luogo d’incontro e di vita comune vicino alla  città da ricostruire. E se i soldi non ci sono, ce li deve dare la Regione.

3) le new town : nei nuovi insediamenti a tutt’oggi oltre alle abitazioni non c’è niente. farmacia, tabacchi, edicola, market . E non ci sono spazi, anche qui luoghi d’incontro per i tanti anziani reclusi nei pollai. Anche in questi casi il tempo non c’è, è urgente che la loro qualità della vita sia riportata il più possibile vicina al livello di prima del sisam. Hanno sopportato disagi e deportazioni. Tanti sono morti (e speriamo che qualcuno abbia l’idea geniale di aggiungerli nelle commemorazioni alle 300 vittime dei mattoni. A questo proposito mi sento di fare una richiesta: quanti sono, Sindaco, i nostri genitori e nonni morti di crepacuore lontani dai luoghi di origine, in parte anche in conseguenza della deportazione?), tutti sono sradicati dai quartieri, strade e piazze che hanno conosciuto ed abitato per tutta una vita. Chiediamo anche per loro una immediata azione e la costruzione di luoghi di incontro, per parlarsi, ballare, fare ginnastica, pregare e di servizi nelle new town. Il settore è di competenza della Provincia: la Presidente deve il più presto possibile fare e fare bene. E se i soldi non ci sono, ce li deve dare la Regione.

Aggiungo come 4 punto di emergenza le attività produttive: il tessuto economico aquilano è fatto di imprese con 5 / 10 dipendenti. Qualcuna 2 o 3, commessi e commesse, artigiani, impiegati nelle Piccole Imprese.

Dopo l’ordinanza truffa per le attività produttive, rischiamo il bis con il bando regionale in scadenza al 15 di questo mese. I soldi vanno a chi ce l’ha, gli imprenditori, i commercianti, gli artigiani fanno con le loro forze, forze esigue se si considera che prima del terremoto le risorse erano già al lumicino, grazie alla crisi e alle banche locali.

Le banche oggi non supportano le imprese esattamente come prima del sisma. La politica oggi non si cura delle imprese, esattamente come prima del sisma.

Le risorse del bando regionale rischiano di finire tutte in mano a una decina di aziende.

Chiediamo immediatamente ragione di ciò al Presidente Chiodi. Inchiodiamolo alle sue responsabilità e lottiamo affinchè a L’Aquila l’economia abbia delle chanche e perchè nessuna azienda aquilana sia costretta a chiudere a causa dell’ignavia dela politica e dell’incapacità dei nostri amministratori.

Rimando per gli altri problemi economici alle note scritte da Luigi Fabiani su Facebook, che vi invitiamo a leggere.

 

comunicato stampa

23 Febbraio 2010

una nota di servizio. riceviamo e pubblichiamo.

A tutti gli organi di stampa con preghiera di pubblicazione

RIUNIONE DEI RAPPRESENTANTI DEGLI AGGREGATI E DEI CONSORZI DI PROPRIETARI DEL CENTRO STORICO DELLA CITTA’ DI L’AQUILA

Mercoledì 24 febbraio 2010 alle ore 14,00 è convocata presso l’Accademia di Belle Arti di L’Aquila una riunione dei rappresentanti degli Aggregati e dei Consorzi di Proprietari del Centro Storico al fine di avviare un primo censimento ed un confronto sui temi della ricostruzione.Sono invitati i rappresentanti degli Aggregati e dei Consorzi già costituiti, di quelli “di fatto” e di quelli in costituzione.

dimissioni

13 Febbraio 2010

Abbiamo, come tutti, sentito l’esigenza di intervenire, subito dopo il sisma, per sostenere, con la nostra presenza, la comunità aquilana.

Abbiamo sentito, come tutti, l’urgenza dell’attenzione sull’operato di quanti venivano ad "aiutarci", con il rigore di cittadini attenti alle regole e agli sprechi, con l’entusiasmo di cittadini propositivi per il bene comune di percorsi alternativi più sostenibili e rispettosi del bene comune.

Abbiamo sentito il dovere, come tutti, di denunciare pericolose deviazioni dalle regole, in nome della "emergenza" che tutto giustifica.

Abbiamo puntato il dito contro sprechi e ingiustizie, come tutti.

E adesso, ci raccontano la storia che noi stessi abbiamo fatto fatica a rendere pubblica, grazie al silenzio imposto ai media di maggior impatto (=televisione) dagli stessi gestori dell’"emergenza".

Adesso arrivano le prime "notizie" su presunte irregolarità.

Non ci uniamo ai forcaioli: non siamo contenti: avremmo preferito sapere che le regole erano state rispettate.

Ma sappiamo che, seppure niente di illegale fosse stato commesso, comunque l’agire di chi aveva il potere in quei giorni non è stato etico e moralmente ineccepibile.

Con l’aggravante dell’agire su una comunità in stato di bisogno.

E ed è per questo che, al di là dell’azione dei giudici, al di fuori delle strumentalizzazioni di partito, noi riteniamo giusto iniziare sommessamente, e diffondere come un virus, fino a che diventi un grido, il tam tam di una sola parola:

DIMISSIONI

DIMISSIONI di chi ha fatto;

DIMISSIONI di chi ha retto il sacco;

DIMISSIONI di chi sapeva (e sono tanti) e ha taciuto, e col suo silenzio ha consentito, legittimato, autorizzato; di chi ha semplicemente "girato la testa da un’altra parte";

DIMISSIONI di chi ha omesso controlli e verifiche, di chi ha avallato senza valutare la congruità e la opportunità dell’operato;

DIMISSIONI del Governo, e dei Governi locali.

Un nostro post del 6 ottobre 2009 (sei mesi dal sisma)   http://www.laquilacittafutura.it/senza-categoria/sciacalli/  parlava già di sciacalli; altri giornali e blog e siti di comitati hanno denunciato, scritto, segnalato. Ne citiamo alcuni.

http://stage.spaziopubblico.it/wiki/Rete-AQ

http://stage.spaziopubblico.it/wiki/L%27operazione_%C3%A8_riuscita_ma_l%27Aquila_muore

http://www.3e32.com/  (la dura realtà)

Non c’è bisogno di arrivare al reato per intervenire, denunciare e fermare un comportamento deprecabile, inopportuno, dispendioso per la comunità, che contravviene le regole etiche della buona amministrazione, che impegna lo Stato per cifre enormi non giustificate dal reale costo delle opere, che crea ingiustizie sociali, che nega i diritti dei cittadini, che viola le normali e banali regole delle buone prassi e della gestione della emergenza "reale" con soluzioni "reali" e necessarie, al giusto prezzo, privilegiando la tutela del cittadino e dei suoi diritti.

Non sono i giudici che devono garantire la corretta amministrazione pubblica. Dovrebbe essere la politica, dovrebbero essere le strutture rappresentative, i sindaci, i consigli comunali, le provincie, le regioni e i governi regionali……. seeeee.

Nessuno dei su citati rappresentanti della politica locale può dire in coscienza di non sapere che a l’aquila si è fatto scempio del denaro pubblico, si è sprecato e inutilmente speso.

Nessuno può dire, in coscienza, che il lavoro svolto dal Governo e dalla Protezione civile sia stato giusto, e nessuno può negare che tutti (dico tutti per dire tutti e 60.000 i cittadini dell’aquila, oltre tutto) tutti sapevamo che il piano C.A.S.E. era pronto e definito fin dal 19 aprile (13 giorni dopo: che prontezza di riflessi).

Due "imprenditori" (piano con le parole, gli imprenditori i risultati se li sudano, quelli che lavorano protetti da politica e banche non sono imprenditori) ridevano e si sono fatti beccare a dirlo: ma quanti altri già contavano i soldi (pare di vederli come Paperon de’ Paperoni con il simbolo del dollaro nelle pupille) il 19 aprile?

Non sono i giudici che devono garantire la buona amministrazione: ma i cittadini hanno il potere di farlo. E ne hanno il dovere.

DIMISSIONI

No alla Protezione Civile SPA : un comitato di affari che lucra sulle disgrazie.

riflessione spontanea di un aquilano sulle novità in tema di giustizia.

25 Gennaio 2010

Io mi rendo conto che non si può pensare di contingentare un servizio se quel servizio non è in grado di funzionare. La giustizia, in Italia, è spesso paradossale.

Angelino Alfano, a Reggio Calabria, ha promesso maggiori investimenti pubblici e un organico da fare paura. Ma ci sono volute le bombe, paradossali anche quelle (hanno ottenuto lo scopo non desiderato), per far muove il ministro a scelte e misure così enormi.

Dal generale al particolare, come diceva un filosofo greco antichissimo:
tagliare i tempi della giustizia ora a L’Aquila può significare mandare assolti senza processo i responsabili di tanta atrocità speculativa che, innescata da un fatto naturale, ha compiuto strage di vite umane. E’ vero. E’ del tutto vero. E non c’è distinguo che tenga.
Ma ciascuno di voi sa che le decisioni si prendono altrove, dove (absit iniuria verbis) nessuno va a vedere quale potrà essere l’effetto della norma sul singolo caso. A parte, come si va denunziando, quei singoli casi che proprio quella norma deve risolvere.

Tante vittime di tanti reati - e a noi viene spontaneo rivolgere ancora oggi pensiero e lacrime ai morti a L’Aquila - resteranno con un pugno di mosche in mano, a contare la delusione, l’amarezza, la sconfitta, l’abbandono da parte della giurisdizione; in conclusione, a soffrire un secondo lutto: non vedo però concreta alternativa, se a comandare è una politica che ragiona a compartimenti stagni, segnati da porte tagliafuoco, che
spartiscono il pubblico e il privato asservendo i bisogni del primo alle esigenze particolari, agli egoismi, del secondo.

La mia morale, se fossi il Presidente: data l’età che ho e l’agiatezza che mi ritrovo, condannatemi ai domiciliari, che sconterò felicemente in uno dei miei possedimenti, ritirandomi dalla vita pubblica.

Ma così non può essere ed anzi vedrete che dopo l’approvazione della norma che andiamo vituperando, egli tornerà a L’Aquila e tuonerà contro quei giudici che hanno perduto tempo, non hanno fatto "presto e bene" il loro lavoro, così non rispettando le leggi e mandando assolti gli indagati anzitempo. E poi tuonerà contro Rossini che ha partecipato al concorso per andare a Milano, dove magari potrà rompergli le uova nel paniere.

Dormiamo sereni, però. I nostri giudici sono le nostre coscenze (oddio, a quest’ora: al plurale, coscienza, conserva o perde la "i"? secondo me la perde) ed il buon Dio, che nel suo grande disegno contempla anche Berlusconi. Il che mi fa pensare che costui dovrà pur servire a qualcosa, anche se molto lontana dalla dignità degli aquilani.
 

sciacalli

6 Ottobre 2009

Abbiamo visto molto. Sono 6 mesi che guardiamo, attoniti, quello che ci succede intorno. Siamo stupiti, allibiti, arrabiati, umiliati, sfiduciati, e contemporaneamente fiduciosi, disinibiti, irrefrenabili.

Sono sei mesi che osserviamo l’attività costante, indefessa e continua degli Sciacalli che si muovono intorno a noi, che circondano la nostra città, che scippano, rubano, mangiano, distruggono.

Gli albergatori della costa: sono stati ben pagati i nostri soggiorni, che bisogno c’era di infierire e umiliare gli sfollati?

I proprietari di case sulla costa: quanto soldi abbiamo dovuto cacciare per avere un alloggio decente? quanti hanno solidarmente fatto uno sconto sui prezzi (tutti a nero!!!) degli affitti del mare? Quanti hanno semplicemente colto l’occasione di fare bella figura, tanto la stagione sono anni che è in discesa?

I proprietari di immobili uso commercio, industria, abitazione dell’Aquila: hanno tutti preferito la logica del "piatto ricco mi ci ficco", la solidarietà è solo una vuota parola.

Le imprese edili italiane: evviva, facciamo finalmente quadrare un bilancio che da anni è asfittico, zoppicante, negativo. Andiamo, allegramente, a L’Aquila, tanto lì c’è "trippa per gatti".

Tutte le imprese abruzzesi: bella solidarietà andare a "sottrarre" il poco lavoro che c’è, "grazie al terremoto", alle imprese aquilane. I nostri complimenti.

I nostri governanti locali: la Regione, il Presidente della Regione, lo staff del Presidente della Regione, controllano i denari e ….. li portano a Pescara  (diciamo Pescara intendendo quel luogo fra il mitologico e il reale che raggruppa il gotha delle imprese vicine al potere, qualsiasi potere, sempre le stesse imprese, localizzate diciamo fra pescara/chieti/teramo/vasto).

Certo, gli amici del potere ci sono anche qui, a L’Aquila: sciacalli anche loro, ovviamente. A nessuno viene in mente di "dividere" la torta.

Non ci sono regole, a L’Aquila. E’ "emergenza", e l’emergenza giustifica tutto, è vero. Ma come mai il tutto giustificato dall’emergenza non comprende la partecipazione alle lavorazioni anche di imprese non incluse nell’elenco degli amici? Come mai non appena qualche impresa locale si aggiudica una fornitura, si lavora per riportare alla normalità le cose, per scippargliela?

E noi, perchè invece di accettare questo stato di cose, nell’attesa che "tocchi anche a noi", non diciamo, finalmente, BASTA?

Che male ci sarebbe, Presidente Chiodi, nel favorire le attività economiche aquilane? Per anni abbiamo visto favorire la casta degli amici, anche in modo poco lecito, e ora, ora che siamo in ginocchio, ci si risponde che le regole vanno rispettate? Per anni abbiamo visto "aiutare" alcune imprese nella crescita e nello sviluppo (siete sempre in buona compagnia: le banche agiscono con lo stesso criterio nel valutare le aziende: chi sei? di chi sei amico?)

Ma mi faccia il piacere!!

Di quali regole parla: quelle che invece che valutare le capacità professionali, valutano il cognome e l’appartenenza politica  (forse anche non più, diciamo che vale di più l’apparentamento d’affari)? quelle che favoriscono le irregolarità e gli imbrogli? quelle che "indirizzano" le commesse? quelle che hanno fatto dell’Aquila una terra da conquista, anche prima del terremoto? Adesso che ci sono i soldi che ci dobbiamo aspettare? Che l’Arpa inglobi l’AMA per mettere le mani sui finanziamenti speciali? Che la Regione gestisca le sue commesse di comunicazione con Carsa? Che la zona franca venga ridotta nei regolamenti di attuazione a favore delle "nuove aziende" che da Pescara vengono a piazzarsi qui, solo per qualche anno, e poi se ne vanno lasciando i loro rifiuti e una scia di povertà? Che la nostra Università, lasciata sola, scompaia per fare posto alla D’Annunzio? Che gli Enti teatrali e musicali vengano "deportati" sulla costa? Che le aziende produttive (ce ne sono anche a L’Aquila) siano costrette a lottare per una sopravvivenza che dovrebbe essere invece, almeno per solidarietà, garantita dello Stato? Che le Professionalità aquilane siano sempre più dimenticate e umiliate, per far posto a schiere di ingegneri, architetti, commercialisti, avvocati dello "staff" del Presidente?

E a fronte di questa attenta azione di sciacallaggio, dall’altra parte, a difendere gli onesti, a difendere la città : NESSUNO.

Nessuno in Confindustria, Confartigianato, CNA., nel potere bancario (aquilano!!), in Camera di Commercio, negli Ordini Professionali, in Regione,  ecc. ecc.

Caro Presidente Berlusconi, mi dispiace ma a L’Aquila lo Stato non c’è.

Caro dr. Bertolaso: troppe falle nel suo sistema, gli sciacalli viaggiano al suo fianco, al suo seguito, e si vedono, ora sono venuti allo scoperto.

Caro Prefetto: non è Lei che dovrebbe far rispettare le leggi? Vogliamo regolamentare questi affitti? lo sa che la casa è, tra le altre cose, anche un diritto? lo sa che le imprese commerciali dell’Aquila devono sottostare al ricatto di fitti da capogiro per poter lavorare? Quando si sottoscrive un contratto di fitto, poi il prezzo rimane quello per 6 + 6 anni: questo regime di affitti fra soli 2 anni farà dell’Aquila la città campione di fallimenti, ci ha pensato? Così i benefici della zona franca li intascheranno non le aziende ma la proprietà edilizia (toh, com’era prima!!!!), così saremo da capo con l’economia stagnante ecc. ecc.

Mi sia concessa una citazione autorevole (con buona pace della normativa sul copyright: pubblicato da linus ottobre 2005)

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La nostra generazione (+/- 50) , quella che è al centro della attività produttiva, quella che ha perso casa e lavoro, o solo casa, o solo lavoro, quella che ha vissuto il terremoto da adulta: la paura, il peso della responsabilità di genitori e figli, parenti lontani e anziani, quella che "deve" dare una casa alla propria famiglia, che ha la responsabilità di portare i soldi a casa, quella che aveva faticosamente costruito il suo mondo, non può più far niente, niente altro che raccogliere i cocci e andare avanti "nonostante tutto". La nostra "mission" è finita.

Però dobbiamo passare il testimone: siamo noi incaricati di crescere la nuova generazione di adulti, dobbiamo fargli digerire il terremoto, la vita senza certezze, le case di emergenza (le tende), le roulottes, il continuo spostarsi sa una città all’altra, da un paese all’altro, le scuole provvisorie/definitive.

Adesso il nostro compito è preparare il terreno alla loro nuova vita: eliminiamo, per favore, gli sciacalli. Buttiamo giù i fantocci abbarbicati al piccolo potere di una carica pubblica, eliminiamo i favoritismi, ripuliamo la città.

Cambiamo le facce, cerchiamo delle teste pensanti: nei luoghi della gestione della vita cittadina mettiamo delle persone che abbiano capacità e voglia di sacrificarsi per il BENE COMUNE. Basta con chi ha finora lavorato per costruire una cappa che immobilizza la nostra città. Analizziamo i compiti svolti e giudichiamo e togliamo di mezzo gli intoccabili, se serve.

La città ha bisogno di cambiamenti rapidi: nelle associazioni di categoria, nei sindacati, nelle stanze del potere, oggi, si vede subito chi sta lavorando per difendere la città, per ricostruire, e chi solo per sè stesso, per "sciacallare".

Cerchiamo di ricostruire, come dice il Sindaco, una città migliore.

Caro Sindaco, attento: come spesso nei western lo sceriffo bravo ma scomodo che accetta l’incarico di "cacciare" i mandriani avvisa: si lo farò, ci riuscirò, ma non vi piacerà.

Ci saranno molti a cui non piacerà perdere la sedia, e farà di tutto per manovrare contro,  come sempre con mezzi leciti e illeciti.

Sono loro i nostri nemici: non gli sciacalli, ma quelli che li proteggono, quelli che alimentano, quelli che mangiano al loro fianco.

L’uomo si dice è cattivo: ho visto e toccato con mano che non è vero, la solidarietà italiana si è mossa, ha tirato fuori i soldi e non solo. ma anche tanti soldi.

Cattivo è chi gestisce il potere male, per sè e non per il bene comune.

I nomi li sappiamo, le facce le conosciamo, li possiamo togliere di mezzo.

Abbiamo visto molto. Sono 6 mesi che guardiamo: la rabbia che portiamo per non aver potuto neanche elaborare in pace il nostro lutto deve diventare la nostra forza.

Banda larga: Telecom Italia porta la fibra ottica nelle nuove case de L’Aquila (Key4biz.it)

1 Ottobre 2009
Check out this website I found at wikio.it

TELECOM porta la banda ULTRA LARGA all’Aquila entro fine anno …

Posted via web from Sante’s Posterous

Un film per raccontare il dopo terremoto a L’Aquila (Notizie di CinemaItalia…

18 Settembre 2009

via Wikio - MyWikio on 9/17/09


Sono iniziate oggi le riprese del film ” La Città Invisibile ” di Giuseppe Tandoi prodotto da Esprit Film e, in produzione esecutiva, da La Fabbrichetta . Il regista, pugliese…

Posted via email from Sante’s Posterous

grazie Iacona

14 Settembre 2009

 

Avete visto ieri sera il programma di Iacona?

Come sempre l’importanza di una denuncia simile viene sottaciuta, "silenziata" dalla cassa di risonanza dell’informazione, oramai chiaramente di regime.

Esatto, noi aquilani siamo un popolo "occupato", siamo sotto il tallone di ferro della macchina del Governo, tesa esclusivamente a far favori ai pochi, troppo pochi, graditi e complici: maghi del mattone, aquilani e non, stanno incassando cifre stratosferiche, quelle destinate a noi, a chi non ha più casa, a chi ha perso i propri beni, il lavoro, l’azienda, lo studio professionale.

Il tutto passa ovviamente sotto il silenzio dei media, se va bene, o attraverso la propaganda di regime: Porta a porta trasmette in diretta la consegna delle "prime case": quelle fatte per Onna dalla provincia di trento e dal governo tedesco, non quelle del piano Ca.se., peccato si siano dimenticati di dirlo.

E per farlo, per far fare all’amico bella figura con le disgrazie altrui, si modifica il palinsesto della TV.

E tutti zitti, quando un giornalista (merce rarissima in Italia) fa un’inchiesta, con tutte le regole, rispettando anche il contraddittorio, scendendo al nocciolo della questione. Se si analizza il problema "Abruzzo", se si scende sotto le qualunquistiche superfici di apparenza, il nodo ridiventa ovviamente politico : quanto danno hanno fatto anni di condoni, di regole non applicate, di gestione del potere atto alla rapina del territorio e non alla sua salvaguardia? E quanta responsabilità di questo ha l’attuale governo e gli appartenenti a questa maggioranza politica?

E soprattutto: attenzione che il caso Abruzzo non è un caso, e non è un problema locale.

Li abbiamo visti tutti: Tempesta, Susi, Pace …….

E chiaramente, lavoro fatto negli anni con il silenzio (!?) dell’opposizione.

Ci viene da chiedere a Franceschini e Bersani: siete sicuri che l’opposizione si faccia parlando delle escort? Siete sicuri che almeno voi non potevate fare niente per L’Aquila?

Aggiungiamo: al sacco del territorio e dei fondi per la ricostruzione, partecipa allegramente anche il nostro caro Presidente della Regione (sarà un caso che appartiene allo stesso schieramento politico?): come mai i pochi soldi del G8 spesi per la comunicazione sono finiti di nuovo, come sempre da anni, ad aziende Pescaresi (anzi, non ad aziende, ad una solita sempre presente: Carsa , grande azienda diretta dal figlio del costruttore Di Vincenzo?).

Allora.

Grazie Iacona. Almeno tu ci fai sentire di non essere dal lato sbagliato della barricata: noi onesti, quelli che gli altri chiamano fessi, quelli che sono stufi di mazzette e malgoverno, quelli che sono sfiduciati dai partiti (tutti), che sembrano tutti uguali (non lo sono, ma fanno di tutto per sembrarlo), quelli che preferiscono la verità alla menzogna, quelli che pensano che le morti si potevano e si dovevano evitare, quelli che insegnano ai figli l’onestà del lavoro (che non fa diventare ricchi), quelli che sanno distinguere fra buona amministrazione e cattiva amminsitrazione, quelli che condannano il furto, ma anche la connivenza, la collusione, o il malgoverno dell’opportunismo delle allenze, quelli che oggi non hanno casa, ma non sono fra gli amici degli amici che stanno arraffando tutto, quelli che hanno delle aziende che onestamente restano escluse dalle gare "riservate", "manovrate", "discrezionali" o peggio "concordate", professionisti esclusi dagli incarichi politici, ma anche dagli incarichi tecnici (che magari non tacerebbero davanti a case costruite male o a piani regolatori di comodo), tutte le persone che non entreranno mai nel giro della "Casta".

Grazie Iacona soprattutto per averci promesso che sarai a L’Aquila con le tue telecamere per la ricostruzione: almeno un testimone.