riflessione spontanea di un aquilano sulle novità in tema di giustizia.

25 Gennaio 2010

Io mi rendo conto che non si può pensare di contingentare un servizio se quel servizio non è in grado di funzionare. La giustizia, in Italia, è spesso paradossale.

Angelino Alfano, a Reggio Calabria, ha promesso maggiori investimenti pubblici e un organico da fare paura. Ma ci sono volute le bombe, paradossali anche quelle (hanno ottenuto lo scopo non desiderato), per far muove il ministro a scelte e misure così enormi.

Dal generale al particolare, come diceva un filosofo greco antichissimo:
tagliare i tempi della giustizia ora a L’Aquila può significare mandare assolti senza processo i responsabili di tanta atrocità speculativa che, innescata da un fatto naturale, ha compiuto strage di vite umane. E’ vero. E’ del tutto vero. E non c’è distinguo che tenga.
Ma ciascuno di voi sa che le decisioni si prendono altrove, dove (absit iniuria verbis) nessuno va a vedere quale potrà essere l’effetto della norma sul singolo caso. A parte, come si va denunziando, quei singoli casi che proprio quella norma deve risolvere.

Tante vittime di tanti reati - e a noi viene spontaneo rivolgere ancora oggi pensiero e lacrime ai morti a L’Aquila - resteranno con un pugno di mosche in mano, a contare la delusione, l’amarezza, la sconfitta, l’abbandono da parte della giurisdizione; in conclusione, a soffrire un secondo lutto: non vedo però concreta alternativa, se a comandare è una politica che ragiona a compartimenti stagni, segnati da porte tagliafuoco, che
spartiscono il pubblico e il privato asservendo i bisogni del primo alle esigenze particolari, agli egoismi, del secondo.

La mia morale, se fossi il Presidente: data l’età che ho e l’agiatezza che mi ritrovo, condannatemi ai domiciliari, che sconterò felicemente in uno dei miei possedimenti, ritirandomi dalla vita pubblica.

Ma così non può essere ed anzi vedrete che dopo l’approvazione della norma che andiamo vituperando, egli tornerà a L’Aquila e tuonerà contro quei giudici che hanno perduto tempo, non hanno fatto "presto e bene" il loro lavoro, così non rispettando le leggi e mandando assolti gli indagati anzitempo. E poi tuonerà contro Rossini che ha partecipato al concorso per andare a Milano, dove magari potrà rompergli le uova nel paniere.

Dormiamo sereni, però. I nostri giudici sono le nostre coscenze (oddio, a quest’ora: al plurale, coscienza, conserva o perde la "i"? secondo me la perde) ed il buon Dio, che nel suo grande disegno contempla anche Berlusconi. Il che mi fa pensare che costui dovrà pur servire a qualcosa, anche se molto lontana dalla dignità degli aquilani.
 

Questo Natale a L’Aquila

22 Dicembre 2009

 

Si sa.
Il Natale, frettolosamente, equivale all’albero e al presepe.
Due simboli pagani che ci accompagnano da quando siamo nati.
Qui, a L’Aquila, stavolta, conteremo pochi alberi: il legno serve ancora a puntellare case, volte affrescate, mura medievali, facciate di chiese e palazzi.
Il presepe, poi, lo abbiamo appena fuori di casa: case precarie, di legno, per i più fortunati, sono state poste nei giardini, all’angolo delle strade, nei campi che nessuno più coltiva, anche per la neve e per il freddo che, qui come altrove, o forse più che altrove, stanno rendendo difficile ed insensato ogni dì.
Natale come segno di rinascita.
Mai come oggi, da Aquilano, lo spero e lo voglio: rinascita non tanto e non solo di una Città martoriata eppur bellissima, ma anche e soprattutto di un modo di vivere e stare insieme all’ombra placida del Gran Sasso. Società, economia, lavoro, case vere e forti, come il nostro animo.
E’ vero, l’aquilano per carattere è un pò chiuso. Sarà colpa dell’essere da millenni circondato da montagne, sarà colpa del dover fare della parsimonia il proprio stile di vita, che è fondamentalmente rurale e pastorale (ve ne sono importanti riflessi nella gastronomia, anche), ma da qualche mese ha imparato il valore della solidarietà, dell’aiuto che si da senza chiedere.
Questo, stavolta, è il Natale a L’Aquila: sobrietà senza lacrime - le abbiamo piante tutte - e con la coscienza di chi, segnato dalla Storia che ama tristemente ripetersi, ancora una volta vuole la dignità che gli appartiene.
Stato, Istituzioni, Gesù Cristo, Babbo Natale: chiunque ascolti, sappia solo che ci sono aquilani che rappresentano la spina dorsale di una volontà concreta di continuare a costruire un domani. Non solo la propria casa, ma soprattutto la propria gente, la propria continuità.
Se questo è il Natale Aquilano anche per Voi, io vi dico Buon Natale.
 
Fabrizio Lazzaro  
 

 

dopo sei mesi, stanchi di tutto

28 Ottobre 2009

Segnaliamo, dal sito Agoravox (da tenere sempre presente):

http://www.agoravox.it/Abruzzo-uccisi-per-la-seconda.html

 

sciacalli

6 Ottobre 2009

Abbiamo visto molto. Sono 6 mesi che guardiamo, attoniti, quello che ci succede intorno. Siamo stupiti, allibiti, arrabiati, umiliati, sfiduciati, e contemporaneamente fiduciosi, disinibiti, irrefrenabili.

Sono sei mesi che osserviamo l’attività costante, indefessa e continua degli Sciacalli che si muovono intorno a noi, che circondano la nostra città, che scippano, rubano, mangiano, distruggono.

Gli albergatori della costa: sono stati ben pagati i nostri soggiorni, che bisogno c’era di infierire e umiliare gli sfollati?

I proprietari di case sulla costa: quanto soldi abbiamo dovuto cacciare per avere un alloggio decente? quanti hanno solidarmente fatto uno sconto sui prezzi (tutti a nero!!!) degli affitti del mare? Quanti hanno semplicemente colto l’occasione di fare bella figura, tanto la stagione sono anni che è in discesa?

I proprietari di immobili uso commercio, industria, abitazione dell’Aquila: hanno tutti preferito la logica del "piatto ricco mi ci ficco", la solidarietà è solo una vuota parola.

Le imprese edili italiane: evviva, facciamo finalmente quadrare un bilancio che da anni è asfittico, zoppicante, negativo. Andiamo, allegramente, a L’Aquila, tanto lì c’è "trippa per gatti".

Tutte le imprese abruzzesi: bella solidarietà andare a "sottrarre" il poco lavoro che c’è, "grazie al terremoto", alle imprese aquilane. I nostri complimenti.

I nostri governanti locali: la Regione, il Presidente della Regione, lo staff del Presidente della Regione, controllano i denari e ….. li portano a Pescara  (diciamo Pescara intendendo quel luogo fra il mitologico e il reale che raggruppa il gotha delle imprese vicine al potere, qualsiasi potere, sempre le stesse imprese, localizzate diciamo fra pescara/chieti/teramo/vasto).

Certo, gli amici del potere ci sono anche qui, a L’Aquila: sciacalli anche loro, ovviamente. A nessuno viene in mente di "dividere" la torta.

Non ci sono regole, a L’Aquila. E’ "emergenza", e l’emergenza giustifica tutto, è vero. Ma come mai il tutto giustificato dall’emergenza non comprende la partecipazione alle lavorazioni anche di imprese non incluse nell’elenco degli amici? Come mai non appena qualche impresa locale si aggiudica una fornitura, si lavora per riportare alla normalità le cose, per scippargliela?

E noi, perchè invece di accettare questo stato di cose, nell’attesa che "tocchi anche a noi", non diciamo, finalmente, BASTA?

Che male ci sarebbe, Presidente Chiodi, nel favorire le attività economiche aquilane? Per anni abbiamo visto favorire la casta degli amici, anche in modo poco lecito, e ora, ora che siamo in ginocchio, ci si risponde che le regole vanno rispettate? Per anni abbiamo visto "aiutare" alcune imprese nella crescita e nello sviluppo (siete sempre in buona compagnia: le banche agiscono con lo stesso criterio nel valutare le aziende: chi sei? di chi sei amico?)

Ma mi faccia il piacere!!

Di quali regole parla: quelle che invece che valutare le capacità professionali, valutano il cognome e l’appartenenza politica  (forse anche non più, diciamo che vale di più l’apparentamento d’affari)? quelle che favoriscono le irregolarità e gli imbrogli? quelle che "indirizzano" le commesse? quelle che hanno fatto dell’Aquila una terra da conquista, anche prima del terremoto? Adesso che ci sono i soldi che ci dobbiamo aspettare? Che l’Arpa inglobi l’AMA per mettere le mani sui finanziamenti speciali? Che la Regione gestisca le sue commesse di comunicazione con Carsa? Che la zona franca venga ridotta nei regolamenti di attuazione a favore delle "nuove aziende" che da Pescara vengono a piazzarsi qui, solo per qualche anno, e poi se ne vanno lasciando i loro rifiuti e una scia di povertà? Che la nostra Università, lasciata sola, scompaia per fare posto alla D’Annunzio? Che gli Enti teatrali e musicali vengano "deportati" sulla costa? Che le aziende produttive (ce ne sono anche a L’Aquila) siano costrette a lottare per una sopravvivenza che dovrebbe essere invece, almeno per solidarietà, garantita dello Stato? Che le Professionalità aquilane siano sempre più dimenticate e umiliate, per far posto a schiere di ingegneri, architetti, commercialisti, avvocati dello "staff" del Presidente?

E a fronte di questa attenta azione di sciacallaggio, dall’altra parte, a difendere gli onesti, a difendere la città : NESSUNO.

Nessuno in Confindustria, Confartigianato, CNA., nel potere bancario (aquilano!!), in Camera di Commercio, negli Ordini Professionali, in Regione,  ecc. ecc.

Caro Presidente Berlusconi, mi dispiace ma a L’Aquila lo Stato non c’è.

Caro dr. Bertolaso: troppe falle nel suo sistema, gli sciacalli viaggiano al suo fianco, al suo seguito, e si vedono, ora sono venuti allo scoperto.

Caro Prefetto: non è Lei che dovrebbe far rispettare le leggi? Vogliamo regolamentare questi affitti? lo sa che la casa è, tra le altre cose, anche un diritto? lo sa che le imprese commerciali dell’Aquila devono sottostare al ricatto di fitti da capogiro per poter lavorare? Quando si sottoscrive un contratto di fitto, poi il prezzo rimane quello per 6 + 6 anni: questo regime di affitti fra soli 2 anni farà dell’Aquila la città campione di fallimenti, ci ha pensato? Così i benefici della zona franca li intascheranno non le aziende ma la proprietà edilizia (toh, com’era prima!!!!), così saremo da capo con l’economia stagnante ecc. ecc.

Mi sia concessa una citazione autorevole (con buona pace della normativa sul copyright: pubblicato da linus ottobre 2005)

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La nostra generazione (+/- 50) , quella che è al centro della attività produttiva, quella che ha perso casa e lavoro, o solo casa, o solo lavoro, quella che ha vissuto il terremoto da adulta: la paura, il peso della responsabilità di genitori e figli, parenti lontani e anziani, quella che "deve" dare una casa alla propria famiglia, che ha la responsabilità di portare i soldi a casa, quella che aveva faticosamente costruito il suo mondo, non può più far niente, niente altro che raccogliere i cocci e andare avanti "nonostante tutto". La nostra "mission" è finita.

Però dobbiamo passare il testimone: siamo noi incaricati di crescere la nuova generazione di adulti, dobbiamo fargli digerire il terremoto, la vita senza certezze, le case di emergenza (le tende), le roulottes, il continuo spostarsi sa una città all’altra, da un paese all’altro, le scuole provvisorie/definitive.

Adesso il nostro compito è preparare il terreno alla loro nuova vita: eliminiamo, per favore, gli sciacalli. Buttiamo giù i fantocci abbarbicati al piccolo potere di una carica pubblica, eliminiamo i favoritismi, ripuliamo la città.

Cambiamo le facce, cerchiamo delle teste pensanti: nei luoghi della gestione della vita cittadina mettiamo delle persone che abbiano capacità e voglia di sacrificarsi per il BENE COMUNE. Basta con chi ha finora lavorato per costruire una cappa che immobilizza la nostra città. Analizziamo i compiti svolti e giudichiamo e togliamo di mezzo gli intoccabili, se serve.

La città ha bisogno di cambiamenti rapidi: nelle associazioni di categoria, nei sindacati, nelle stanze del potere, oggi, si vede subito chi sta lavorando per difendere la città, per ricostruire, e chi solo per sè stesso, per "sciacallare".

Cerchiamo di ricostruire, come dice il Sindaco, una città migliore.

Caro Sindaco, attento: come spesso nei western lo sceriffo bravo ma scomodo che accetta l’incarico di "cacciare" i mandriani avvisa: si lo farò, ci riuscirò, ma non vi piacerà.

Ci saranno molti a cui non piacerà perdere la sedia, e farà di tutto per manovrare contro,  come sempre con mezzi leciti e illeciti.

Sono loro i nostri nemici: non gli sciacalli, ma quelli che li proteggono, quelli che alimentano, quelli che mangiano al loro fianco.

L’uomo si dice è cattivo: ho visto e toccato con mano che non è vero, la solidarietà italiana si è mossa, ha tirato fuori i soldi e non solo. ma anche tanti soldi.

Cattivo è chi gestisce il potere male, per sè e non per il bene comune.

I nomi li sappiamo, le facce le conosciamo, li possiamo togliere di mezzo.

Abbiamo visto molto. Sono 6 mesi che guardiamo: la rabbia che portiamo per non aver potuto neanche elaborare in pace il nostro lutto deve diventare la nostra forza.

un’enorme bidonville

3 Ottobre 2009
ieri sera guardavo il bel film dei fratelli coen, "fratello dove sei", del 2000, quello con george clooney, john goodman, john turturro. divertente, surreale. c’è una scena, in particolare, che mi ha colpito. ripresa dall’alto: campagna americana (siamo nel mississipi), terra rossa. un quadrivio di strade sterrate i cui rettilinei si perdono a vista d’occhio, e su cui viaggia la macchina dei tre evasi protagonisti del film, e nel mezzo, un bel nulla. un uomo, geniale chitarrista che fa l’autostop, è l’unica forma di vita. poi, all’improvviso, dopo chilometri e chilometri, si erge una casa di legno, che sembra gettata dove sta per caso; una squallida grande casa di legno,che all’interno, invece, ospita una stazione radio, con annesso studio di registrazione per nuovi talenti, sotto la supervisione di un cieco, grande esperto di musica e meta ambita dei politici del mississipi che in quel periodo sono in campagna elettorale.
gli americani amano la loro terra, sia quando è città superstrutturata, sia - anzi, paradossalmente di più - quando è polvere rossa del profondo sud. amano le baracche che forniscono gasolio in mezzo al nulla, avamposti di civiltà; sono legati ai motel con le insegne al neon. ai ristoranti buttati in mezzo alla distesa di niente. certamente ci sarà una bella componente di letteratura e di epica, in quello che le immagini cinematografiche e le pagine dei libri ci hanno insegnato sull’america. Ma ho viaggiato tanto in africa e altrove e ho visto che la situazione può facilmente ripetersi. Non l’ho mai trovata in europa. gli europei sono legati ad altro, ai loro monumenti, alla storia e alla cultura che da questi trasuda. ad altro, insomma, lo sappiamo tutti. ma ho avuto come l’impressione che un’ operazione di decentralizzazione del pensiero dalle origini testimoniate dai monumenti e dal "bello artistico", al "nulla" di cui parlavo prima citando il film, dovremo essere costretti a farlo anche noi aquilani. come potremo sopravvivere, altrimenti, in questa enorme e brutta bidonville che è attualmente la nostra città? come faremo a sopportare i rumori estenuanti dei cantieri, la bruttezza delle migliaia di case in legno che sorgono ovunque? gli abbozzi di strade, per lo più sterrate, che improvvisamente sono apparse a collegare un cantiere ad un altro? bisogna fare un’operazione di transfer e pensare che dentro l’orribile baracchetta c’è il nostro negozio di sempre. la nostra gente, i nostri pensieri e le speranze sul futuro. non c’è la pietra millenaria, ad accompagnare il nostro sociale. per qualche anno ci saranno la lamiera e le reti di plastica arancione che delimitano i cantieri, e la polvere e i rumori delle betoniere. e l’arte di arrangiarsi. e il nuovo che preme dall’esterno. e dovremo assolutamente essere disposti al cambiamento, per non perire.
magari, poi, fra vent’anni, faranno un film anche su di noi.

Banda larga: Telecom Italia porta la fibra ottica nelle nuove case de L’Aquila (Key4biz.it)

1 Ottobre 2009
Check out this website I found at wikio.it

TELECOM porta la banda ULTRA LARGA all’Aquila entro fine anno …

Posted via web from Sante’s Posterous

Un film per raccontare il dopo terremoto a L’Aquila (Notizie di CinemaItalia…

18 Settembre 2009

via Wikio - MyWikio on 9/17/09


Sono iniziate oggi le riprese del film ” La Città Invisibile ” di Giuseppe Tandoi prodotto da Esprit Film e, in produzione esecutiva, da La Fabbrichetta . Il regista, pugliese…

Posted via email from Sante’s Posterous

grazie Iacona

14 Settembre 2009

 

Avete visto ieri sera il programma di Iacona?

Come sempre l’importanza di una denuncia simile viene sottaciuta, "silenziata" dalla cassa di risonanza dell’informazione, oramai chiaramente di regime.

Esatto, noi aquilani siamo un popolo "occupato", siamo sotto il tallone di ferro della macchina del Governo, tesa esclusivamente a far favori ai pochi, troppo pochi, graditi e complici: maghi del mattone, aquilani e non, stanno incassando cifre stratosferiche, quelle destinate a noi, a chi non ha più casa, a chi ha perso i propri beni, il lavoro, l’azienda, lo studio professionale.

Il tutto passa ovviamente sotto il silenzio dei media, se va bene, o attraverso la propaganda di regime: Porta a porta trasmette in diretta la consegna delle "prime case": quelle fatte per Onna dalla provincia di trento e dal governo tedesco, non quelle del piano Ca.se., peccato si siano dimenticati di dirlo.

E per farlo, per far fare all’amico bella figura con le disgrazie altrui, si modifica il palinsesto della TV.

E tutti zitti, quando un giornalista (merce rarissima in Italia) fa un’inchiesta, con tutte le regole, rispettando anche il contraddittorio, scendendo al nocciolo della questione. Se si analizza il problema "Abruzzo", se si scende sotto le qualunquistiche superfici di apparenza, il nodo ridiventa ovviamente politico : quanto danno hanno fatto anni di condoni, di regole non applicate, di gestione del potere atto alla rapina del territorio e non alla sua salvaguardia? E quanta responsabilità di questo ha l’attuale governo e gli appartenenti a questa maggioranza politica?

E soprattutto: attenzione che il caso Abruzzo non è un caso, e non è un problema locale.

Li abbiamo visti tutti: Tempesta, Susi, Pace …….

E chiaramente, lavoro fatto negli anni con il silenzio (!?) dell’opposizione.

Ci viene da chiedere a Franceschini e Bersani: siete sicuri che l’opposizione si faccia parlando delle escort? Siete sicuri che almeno voi non potevate fare niente per L’Aquila?

Aggiungiamo: al sacco del territorio e dei fondi per la ricostruzione, partecipa allegramente anche il nostro caro Presidente della Regione (sarà un caso che appartiene allo stesso schieramento politico?): come mai i pochi soldi del G8 spesi per la comunicazione sono finiti di nuovo, come sempre da anni, ad aziende Pescaresi (anzi, non ad aziende, ad una solita sempre presente: Carsa , grande azienda diretta dal figlio del costruttore Di Vincenzo?).

Allora.

Grazie Iacona. Almeno tu ci fai sentire di non essere dal lato sbagliato della barricata: noi onesti, quelli che gli altri chiamano fessi, quelli che sono stufi di mazzette e malgoverno, quelli che sono sfiduciati dai partiti (tutti), che sembrano tutti uguali (non lo sono, ma fanno di tutto per sembrarlo), quelli che preferiscono la verità alla menzogna, quelli che pensano che le morti si potevano e si dovevano evitare, quelli che insegnano ai figli l’onestà del lavoro (che non fa diventare ricchi), quelli che sanno distinguere fra buona amministrazione e cattiva amminsitrazione, quelli che condannano il furto, ma anche la connivenza, la collusione, o il malgoverno dell’opportunismo delle allenze, quelli che oggi non hanno casa, ma non sono fra gli amici degli amici che stanno arraffando tutto, quelli che hanno delle aziende che onestamente restano escluse dalle gare "riservate", "manovrate", "discrezionali" o peggio "concordate", professionisti esclusi dagli incarichi politici, ma anche dagli incarichi tecnici (che magari non tacerebbero davanti a case costruite male o a piani regolatori di comodo), tutte le persone che non entreranno mai nel giro della "Casta".

Grazie Iacona soprattutto per averci promesso che sarai a L’Aquila con le tue telecamere per la ricostruzione: almeno un testimone.

per non dimenticare

30 Agosto 2009

"la nostra nuova casa, ancora non ci credo! casa nuova.." è quello che mi rimbalzava in mente da un po’ di tempo, da una settimana. ci siamo trasferiti definitivamente domenica 30 marzo 2009. "casa nuova" era in via roma, precisamente davanti alla chiesa di San Pietro, civico 36. mi sembrava davvero stupenda "casa nuova". in un palazzo antico, un cortiletto molto soleggiato e casa nostra, sul primo pianerottolo, in cima alla piccola rampa di scale di pietra bianca del cortile.
 

quella domenica era strana, mi sembrava davvero tutto troppo strano, troppo perfetto. ma me ne rendo conto solo ora, a mente fredda. come mi rendo conto solo ora di quanto mi manca la mia vita, che è rimasta lì, tra i palazzi e i sassi, fra le tegole e i vicoletti ripidi, stretti e scivolosi, pessimi con il ghiaccio.

quella sera, alle undici, stavo facendo lo zaino per la scuola nella mia camera.

"allora..metto storia, musica, fran…" e vengo interrotta dal rumore della scala a chiocciola metallica del soppalco che vibra a causa dell’ennesima scossa. un’altra da aggiungere alla "collezione" di scosse che da mesi si affacciavano, bussavano alle porte, correvano in mezzo alle stanze, schizzavano da una parte all’altra del nostro corpo, della nostra mente, pietrificandoci e facendoci raggelare il sangue ogni volta. raggiungo mia madre che è in cucina a sistemare gli ultimi scatoloni della cucina nella credenza. mi tremano le gambe ma evito di farlo notare. lei è terrorizzata dal terremoto e io ogni volta la prendo in giro perchè effettivamente non ho paura. ed è vero. ma quella si era sentita molto forte e il mio corpo si stava ancora abituando a quella sensazione di improvviso scuotimento. torno in camera, accarezzo le mie due gatte per rassicurarle. povere, se ci penso, in questi mesi hanno dovuto sopportare l’arrivo di un cane iperattivo, una casa nuova e ora anche quelle scosse. mi metto il pigiama e mi infilo a letto, le gatte mi raggiungono e si raggrufolano sotto le coperte.

all’una mi ritrovo fuori dal letto senza nemmeno rendermene conto, ancora ad occhi chiusi. un’altra scossa, abbastanza forte da svegliare una dormigliona come me. incontro mamma sulla porta. mi rimette a letto. mi riaddormento in un secondo.

Poi un boato, un urlo, le finestre si spalancano, gli specchi cadono in pezzi ma non si sentono i rumori. era tutto sovrastato da quel rombo. mi sveglio subito e tento di arrivare alla porta fra la mia camera e quella dei miei genitori, ma in quei pochi secondi prima che la luce andasse via, la volta della porta assieme al muro era già crollata. va via la luce. mi ritrovo in mezzo alla stanza, fra i due divanetti accucciata per terra con le mani sulla testa.urlo, chiamo, ma non sento nessuno. il soffitto continua a venirmi in testa e le macerie mi fanno male. poi un calcinaccio più grande si ferma proprio fra i due divani, appoggiato ai braccioli e mi fa da tetto per un piccola parte del corpo. ho polvere in gola e mi fa fatica respirare bene. vedo tutto bianco. poi mio padre (solo dopo scoprirò che ha dormito nel mio letto e mia sorella, anzichè sul soppalco, ha dormito nel letto con mamma), mi recupera da quel cumulo di macerie che mi ricoprivano e tira a se. non smette di tremare. non capisco in che parte della camera sono , ammesso che io sia in camera. non riesco a camminare, mi appoggio a papà che mi tira fuori dalla camera. non vedo le pareti, perchè non ci sono pareti intorno a me. vedo solo una densa nuvola di polvere bianca, la stessa che ho in gola, nei capelli e su tutto il corpo. incontriamo mia madre in corridoio. era venuta a cercarci perchè non ci vedeva arrivare e perchè non si apriva la porta di casa. intravedo a malapena lei e mia sorella davanti alla porta. poi finalmente riusciamo ad aprire la porta e siamo sulle scale. inciampo varie volte, l’edificio è crollato ed è difficile scappare con le strade intasate da calcinacci. in più sono scalza e ogni passo è un dolore, un dolore di cui mi preoccuperò dopo. adesso devo scappare. scappare dalla mia stessa casa, scappare dalla mia stessa città sfuggendo ad un fenomeno che incute tutto questo terrore e che ancora oggi non accenna a lasciarci. non possiamo uscire dal palazzo poichè i cardini del portone si sono incastrati, impedendo l’apertura del portone. non siamo soli, i nostri coinquilini stanno già forzando il portone e noi ci uniamo a loro, battiamo i pugni su quel legno duro, mi sanguinano le nocche, chiediamo aiuto alla gente fuori. eccola, un’altra scossa ci costringe ad andare in mezzo al cortile, dove nulla può caderci in testa. o quasi. la casa si spoglia delle tegole rimaste. stringo mia sorella in lacrime, in mezzo al cortile. sento che trema. anche io tremo. non mi reggo in piedi. da fuori riescono a sfondare il portone. usciamo. la piazzetta è affollatissima, piena di gente in pigiama, chi con uno zaino, chi con un piumone addosso, quasi tutti ricoperti di polvere bianca dalla cima dei capelli fino alla punta dei piedi. sembravano appena usciti da una lotta con dei sacchi di farina. papà nella fuga aveva preso la sua giacca appesa alla porta, e quindi avevamo le chiavi della macchina. quella multipla grigia che in quella sera ha fatto da rifugio e da autoambulanza a parecchia gente. infatti abbiamo ospitato un ragazzo che si era rotto una gamba, e aveva un buco in testa. lui era "sceso assieme al suo palazzo", ritrovandosi direttamente in strada, come con un ascensore..c’era anche una signora, che si appiccicava dei fazzoletti in faccia a tamponare le ferite, tipo i post-it negli uffici..abbiamo trascorso la nottata tra continue scosse, il frastuono di nuovi crolli, la lotta contro i cellulari perchè le linee erano tutte intasate, bloccati lì, nella piazzetta senza notizie dei nostri parenti. no..non riuscivo a crederci, non ci volevo credere.. avevo paura di avere un tetto sopra la testa, perchè sarebbe potuto crollare, avevo paura di avere un edificio attorno, di stare al chiuso, perchè potevo rimanerci in trappola…in trappola..si, eravamo intrappolati, chi ancora nelle case, chi nei cortili, chi nelle piazze…eravamo intrappolati tutti, allo stesso modo, nelle nostre paure, nei nostri incubi.

poi il mattino. arrivano le prime ambulanze, i vigili del fuoco, i soccorsi..si cominciava a muoversi. noi siamo andati via. io non volevo. stavamo lasciando lì qualcosa che per me era ed è tutt’ora inestimabile. le gatte, il cane, a loro non stava pensando nessuno. papà è risalito per aprire la porta, almeno sarebbero potuti uscire. e così è stato. per noi, ogni mossa è stata corretta, dalla decisione dei posti letto, al parcheggiare la macchina in piazzetta anzichè sotto casa. c’è stata una sorta di chiamata. un avviso che inconsciamente chi ha sentito ha anche seguito.

la città si sta scrollando delle macerie che ormai la compongono, come io mi scrollo la sabbia di dosso ora che sono al mare. sono lontana. non sono a casa e la cosa mi turba. come a tutti del resto. adesso l’aquila è vuota. abbiamo abbandonato le nostre case, le nostre piazze, le nostre vie. dobbiamo tornare. dobbiamo riuscirci. adesso a l’aquila c’è silenzio. un silenzio assordante..

 

dobbiamo fare in modo che quando fra 300 anni riaccadrà, non ci sia più il popolo ignorante che fa gli edifici non a norma, le scuole che crollano e nessuno che si preoccupa di fare le prove d’evacuazione. quando riaccadrà, la gente deve essere pronta. dobbiamo imparare ed insegnare con la nostra esperienza a vivere con il terremoto. che non succeda mai più una tragedia.

Marta (13 anni)
 

Due nuovi decreti per L’Aquila

26 Agosto 2009

Progetto CASE, due nuovi decreti e planimetrie

Posted via email from Sante’s Posterous