facciamo un gioco: mi piace/non mi piace

18 July 2010

 Inizio con il dire che ci sono alcune cose che non mi piacciono.

Non mi piace che l’editorialista di una testata locale ci dica cosa dovremmo fare (perchè sempre i comitati? i comitati sono una parte dell’Assemblea Cittadina, non ne sono il 100%, ma neanche il 50%), ripetendo quello che è stato già detto in assemblea un mese fa, e quindi elaborato come autonomo pensiero dai cittadini.

Non mi piace che lo stesso trucco venga usato da Stefania Pezzopane, che in televisione va a riportare come fossero parole sue e idee sue tutte le analisi fatte "ad alta voce e in pubblico" da mesi dai cittadini sotto il tendone (mesi durante i quali lei avrebbe avuto tempo e potere per fare qualcosa per la città).

Non mi piace che si faccia il giornalismo sui nostri comunicati stampa, o sulle dichiarazioni "riservate" (su fb) di un singolo.

Non mi piace che tutti i politici cittadini continuino ad ignorare l’Assemblea Cittadina, salvo poi ancora non aver fatto niente di quello che compete loro, ma che i giornali locali siano pieni di dichiarazioni false e strumentali, giocando sulla disattenzione dei più e credo anche sulla stanchezza di tutti, rese sempre nel consenso di una stampa che non fa nessuna  domanda, che non incalza la verità.

Non mi piace chi fa politica su facebook: io parlo con i miei amici, tu  parli con i tuoi …….. e il confronto, lo scambio di idee, l’interazione, le alleanze, la tolleranza, l’ascolto di chi non la pensa come me come mezzo indispensabile per capire se io sbaglio o sono nel giusto?

Non mi piace chi fa il grillo parlante, stando fuori dalla mischia (oooops!!!!!!!! dimenticavo il carattere degli aquilani, veri campioni nella specialità!)

Non mi piace che la classe politica locale non abbia un suo progetto, ma venga a rubare il nostro, curiosare in assemblea, incapace perfino di capire quello che diciamo.

Non mi piacciono le assemblee dalle quali si vuole a tutti i costi tenere fuori la politica, evitando così l’analisi e l’approfondimento dei problemi: restiamo in superficie, li sfioriamo, non riusciamo a compiere analisi approfondite (che tra l’altro richiedono tempo!!). Ci neghiamo il dibattito e ci limitiamo a delle esternazioni.

Non mi piace chi viene solo in assemblea e non partecipa al lavoro dei tavoli, di nessun tavolo, dove invece i dibattiti c’è tempo per farli, le analisi, gli approfondimenti. I tavoli sono nati come strumento di studio e di analisi dei problemi e di crescita della consapevolezza (dato che per ragioni diverse in assemblea si parla di cento cose: Sembriamo tutti d’accordo, in realtà ognuno porta la sua istanza e sommariamente si consente o no). 

Ci sono cose che mi piacciono.

Mi piace darmi da fare per risolvere i nostri problemi, cercando di chiarire all’interno dell’Assemblea, nel confronto democratico di chi parla guardandosi negli occhi e si scontra anche da posizioni differenti.

Mi piace aver incontrato alcune persone che non restano arroccate sui loro punti, nutrendosi di narcisistica autoreferenzialità, che sono disposte a confrontarsi sui problemi e a rinunciare ai propri pregiudizi nel dialogo. Persone laiche che non hanno paura degli altri, non temono di doversi sempre difendere.

Mi piace incontrare la gente dell’Aquila negli sperduti luoghi del day after, affrontarne la diffidenza, a volte anche il velato disprezzo iniziale, e poi scoprire che è la solitudine in cui siamo stati costretti a renderci diffidenti.

Mi piace ascoltare il punto di vista delle associazioni di categoria datoriale e scoprire che non sanno come affrontare i nostri stessi problemi, gestori di un potere che non hanno più nell’era del primato dei partiti.

Mi piace capire che il cammino è molto più lungo di quanto pensiamo, e quindi il viaggio che faremo insieme sarà lunghissimo.

Mi piace camminare al fianco di cittadini generosi, che regalano il proprio tempo e soldi e lavoro per investire in obiettivi che condividono (quale partito o partito-travestito-da-finta-associazione avrà mai supporters così!!). Mi riconosco.

 

 

I Mutui del dopo terremoto all’Aquila

2 July 2010

Il Commissario per la Ricostruzione, Gianni Chiodi, sbandiera la sospensione del pagamento delle rate di mutuo e dei finanziamenti alle imprese inserite nei comuni del cratere, ovvero, un accordo con l’Ufficio del Commissario e l’ABI (Associazione Bancaria Italiana), che di fatto proroga, con alcune importanti novità (a detta del commissario), la sospensione già fissata dal comitato esecutivo dell’associazione alla fine del 2009 e in scadenza il 30 giugno 2010.
La tabella di seguito mette a confronto l’attuale provvedimento del Commissario alla ricostruzione, con quello adottato dal Ministro Tremonti nel 2009 e con le recenti misure adottate dal Monte dei Paschi di Siena:

PROVVEDIMENTO CHIODI E ABI A FAVORE DEI TERREMOTATI

Termina la logica dell’ dell’automatismo: le facilitazioni non si applicavano più ex lege ai finanziamenti in essere, ma su richiesta dei contraenti e, quindi, su approvazione dell’istituto.

PER LE FAMIGLIE

  • Sospensione del pagamento delle rate di mutuo per almeno sei mesi e per una volta sola, al verificarsi di specifici eventi, salvo il caso in cui la banca aderisca offrendo la sola sospensione della quota capitale.
  • La sospensione è operativa entro 45 giorni lavorativi dall’accoglimento della richiesta del cliente. Non sono ricomprese nella sospensione eventuali rate scadute e pagate al momento del verificarsi dell’evento al momento della sospensione.
  • La sospensione non determina l’applicazione di interessi di mora (se il debitore prova che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile non può essere soggetto all’applicazione della mora, come recitato dal c.c.); la sospensione non comporta l’applicazione di alcuna commissione o spesa istruttoria e avviene senza richieste di garanzie aggiuntive.
  • La presentazione della richiesta di sospensione va sottoscritta da tutti i cointestatari del mutuo ovvero gli eredi.
  • Gli eventi che determinano l’avvio della sospensione e che si verificano con riferimento almeno ad uno dei cointestatari: cessazione del rapporto di lavoro subordinato, ad eccezione delle ipotesi di risoluzione consensuale; cessazione del rapporto di lavoro di agenzia, di rappresentanza commerciale ed altri rapporti di collaborazione che si concretino in una prestazione di opera continuativa e coordinata; morte o insorgenza di condizioni di non autosufficienza; sospensione del lavoro o riduzione dell’orario di lavoro. Queste requisiti di ammissibilità devono verificarsi dal primo gennaio 2009 al 31 dicembre 2010. La sospensione si applicherà ai mutui di importo non superiore a 150 mila euro, il cui intestatario abbia un reddito imponibile inferiore a 40 mila euro annui.

PER LE IMPRESE
Sospensione dei debiti per 12 mesi del pagamento della quota capitale delle rate di mutuo; sospensione per 12 mesi dei canoni di operazione leasing immobiliare e mobiliare; allungamento a 270 giorni delle scadenze del credito a breve termine per sostenere le esigenze di cassa.

PROVVEDIMENTO TREMONTI E ABI 2009
A FAVORE DI TUTTI GLI ITALIANI

  • Sospensione del pagamento delle rate di mutuo per 12 mesi per le famiglie maggiormente colpite dalla brutta crisi.

Il beneficiario del provvedimento era il “sottoscrittore del mutuo per l’acquisto dell’abitazione principale, o un componente del nucleo familiare convivente, che avesse usufruito dalla data del provvedimento e fino alla fine del 2011 di interventi per il sostegno al reddito per la sospensione del lavoro ovvero avesse subito la perdita della prima occupazione da lavoro dipendente”.
Tra i beneficiari, oltre a chi fosse rimasto senza lavoro, erano inclusi anche i collaboratori coordinati e continuativi a favore dei quali il Decreto anti-crisi all’articolo 19 aveva previsto l’assegnazione di una somma una tantum. Mentre per i lavoratori coinvolti in processi di ristrutturazione, riorganizzazione o chiusura delle aziende per i quali era previsto l’utilizzo della Cassa Integrazione Straordinaria o in deroga, le banche si impegnavano a favorire accordi che avrebbero permesso alla clientela di accedere all’anticipo delle quote di cassa integrazione straordinaria.
La sospensione, comunque, poteva essere richiesta per tutti i mutui ipotecari stipulati da privati. Inoltre per poter beneficiare dell’intervento era necessario che il mutuo fosse in corso di ammortamento, con un massimo di tre rate scadute non pagate e che fosse già superato un periodo di 24 mesi di regolare ammortamento”.

MISURE ADOTTATE DALLA BANCA MPS A FAVORE DEI TERREMOTATI

PER LE FAMIGLIE E PER LE IMPRESE SENZA DISTINZIONE DI REDDITO

  • Mutui ipotecari (immobili categoria E - o in zona Rossa)
  • senza rate insolute: su richiesta del cliente dietro la sola presentazione del documento che attesti la classificazione sospensione di tutte le rate del mutuo fino al 30/04/2014 (5 anni esattamente dalla data del sisma) senza aggravio di interessi;
  • Con rate insolute, prima del sisma, rinegoziazione del mutuo con nascita di un nuovo mutuo con un periodo di preammortamento fino al 30/04/2014;
  • Mutui su immobili non categoria E e non zona rossa a richiesta del cliente: senza rate insolute, sospensiva fino a mesi 24; con rate insolute,sospensiva fino ad un massimo di n. 12 rate retroattive.

Per coloro che non inoltreranno richiesta di sospensiva i mutui ripartiranno mantenendo inalterato l’importo della rata e della durata, secondo un ammortamento particolare che permetterà di smaltire l’arretrato in cinque anni, senza aggravi di interessi.

Il recente accordo è assolutamente inadeguato ed offensivo.
Complimenti al Monte dei Paschi di Siena per la lodevole iniziativa.
Gli abitanti del cratere auspicano nel buon senso degli istituti bancari che hanno già autonomamente ricercato soluzioni adeguate, prima di questo offensivo e ridicolo provvedimento ottenuto grazie all’intervento politico.

Manifestazione 7 luglio a Roma

2 July 2010

Adesione C.C.I.A.A. dell’Aquila

L’Aquila, 1 luglio 2010

Con riferimento alla mail del 1° luglio 2010, in calce indicata, si esprime formale adesione da parte delle Camera di Commercio dell’Aquila alla manifestazione prevista per il 7 luglio p.v. a Roma, ribadendo con forza tutti i contenuti dei vari documenti elaborati e sottoscritti dal Comitato per le Attività Produttive, con particolare riferimento all’ultimo documento diffuso a seguito della riunione del Comitato del 9 giugno 2010.

Giorgio Rainaldi - Presidente della Camera di Commercio dell’Aquila


ACCADEMIA DELL’IMMAGINE

L’Accademia dell’Immagine conferma la propria adesione alla manifestazione

SOS – Ricostruzione prevista per il 7 luglio a Roma.

Questo nell’augurio di dare un contributo - insieme ai cittadini, enti ed istituzioni - per l’ottenimento di adeguate misure economiche per il nostro territorio e di sostegno all’occupazione, che scongiurino il concreto rischio di un definitivo declino per la Città dell’Aquila.
L’Aquila, 1 luglio 2010


CISAL

La CISAL - Confederazione Italiana Sindacati Autonomi Lavoratori - d’Abruzzo continua a stare al vostro fianco in una lotta più che giusta contro le assurdità di un governo che, dopo la corretta gestione dell’emergenza, sta facendo lo struzzo nascondendosi dietro le varie crisi dell’economia nazionale e globale per non affrontare seriamente la fase di ricostruzione dell’economia aquilana.

Il Segretario RegionaleVincenzo Lucente


Adesione Senatori Italia dei Valori

Confermata adesione per l’iniziativa del 7 luglio p.v. dei senatori Idv abruzzesi:

  • sen. Elio Lannutti
  • sen. Giuliana Carlino
  • sen. Alfonso Mascitelli


24 GIUGNO: agitazione permanente delle forze produttive a sostegno della ripresa nelle aree del sisma delle micro, piccole e medie imprese

7 LUGLIO: mobilitazione generale a Roma

Le Organizzazioni:

  • Comitato Piccola Industria di Confindustria L’Aquila
  • ANCE L’Aquila
  • Apindustria-Confapi L’Aquila
  • Confcommercio L’Aquila
  • Confesercenti L’Aquila
  • Confartigianato L’Aquila
  • CNA L’Aquila
  • Casa Artigiani
  • Coldiretti L’Aquila
  • CIA L’Aquila
  • CIDEC L’Aquila
  • Cooperfidi Abruzzo
  • U.N.C.I.L’Aquila

VISTI

  • gli scarsi provvedimenti emessi a favore della ripresa economica, soprattutto delle micro e piccole imprese del cratere, in sofferenza già da prima per le contingenti condizioni di crisi generale
  • le mancate risposte da parte degli Organi di Governo Locale e Nazionale agli interventi fin’ora sollecitati dalle organizzazioni datoriali, sindacali, e di categoria
  • l’imminente scadenza della ripresa del pagamento delle tasse e degli oneri tributari con innegabile indebolimento del potenziale di rilancio delle attività
  • l’incertezza che incombe sul sistema produttivo per mancanza di una programmazione adeguata con interventi certi a sostegno dell’imprenditorialità

CONSIDERATO CHE

  • la crisi che investe L’Aquila e i Comuni del cratere a seguito del sisma del 6 aprile è destinata, senza misure correttive, ad assumere proporzioni sempre più gravi
  • i dati tracciano un andamento in netta regressione in termini occupazionali e di sviluppo del territori, martoriato e colpito nella sua anima vitale (vedi dati CRESA 1° trimestre 2010 o dati A.B.I.)
  • che la rinascita passa necessariamente attraverso lo sviluppo economico e sociale a cui le piccole imprese vogliono partecipare, concorrendo con il proprio impegno e sviluppo

TUTTO CIÒ PREMESSO

Le Organizzazioni firmatarie intendono assumere posizioni di fermezza, insieme a tutte le associazioni di categoria, aderendo allo

STATO DI AGITAZIONE PERMANENTE

proclamato dalla Città il 24 GIUGNO
con seduta straordinaria del Consiglio Comunale a P.za Navona, Roma, condividendone le motivazioni.
invitano tutti gli imprenditori ad aderire il 7 LUGLIO alla mobilitazione delle forze locali che si recheranno a Roma a manifestare
per dare sostegno alla causa della Rinascita dell’Aquila.

L’impegno è quello di farsi portavoce soprattutto dei problemi delle micro, piccole e medie imprese, chiedendo al Governo Centrale e Locale le seguenti misure:

  1. salvaguardia delle attività produttive dei comuni del cratere con azioni di coinvolgimento nelle attivita’ di ricostruzione generale delle aree colpite;
  2. no tasse ma tempi certi per la restituzione in linea con gli esempi dei terremoti passati;
  3. vera zona franca e no alle forme discriminanti che vedono escludere dai benefici le imprese attive al 6 aprile 2009;
  4. favorire gli insediamenti delle nuove imprese inserendo la premialita’ per accordi di partnership con le imprese locali;
  5. un netto miglioramento del funzionamento della burocrazia che, ormai, pervade la gestione di tutti gli enti locali che sono completamente scollegati tra di loro e non riescono a dare risposte certe in tempi certi alle imprese ed ai cittadini.

L’Aquila, 1 luglio 2010

Info: Modesto Lolli Presidente Comitato Piccola Industria Confindustria L’Aquila
Cell. 348/3815322


Vabbè ….. è la democrazia

24 June 2010

Vabbè, non è facile. Vabbè si può fare meglio. Vabbè non si approfondiscono i discorsi. Vabbè ma il problema è un altro ……… 

Si, vabbè, è tutto vero. Avete/abbiamo ragione tutti.

Ha ragione chi si fa le assemblee, ha ragione chi non se le fa, ha ragione chi non se le fa più, ha ragione chi non se le è mai fatte, ha ragione chi va in assemblea a fare lezioni, ha ragione chi va in assemblea a lamentarsi, ha ragione chi sospetta e ha paura di tutti e per questo aggredisce tutti.

Ognuno ha una sua piccola ragione, ognuno ha una piccola parte di verità in tasca.

Ed è proprio vero, non è che voglio farmi tutti amici: è proprio così.

Benvenuti nel mondo reale, a scuola di democrazia.

Si perchè tutto questo e tanto altro se viene fuori, se viene "comunicato", condiviso, "partecipato" rappresenta nè più nè meno che il cammino comune verso una "nuova" democrazia.

L’importante, il trucco, è mettersi in gioco.

E quindi, non ha ragione chi ha un secondo fine, non ha ragione chi si maschera, non ha ragione chi non condivide, non partecipa.

L’unico problema è che bisogna andare avanti, veloci, e avere il coraggio di approfondire sempre di più, analizzare le differenze, discuterle, e cominciare a dare a queste differenze onestamente e consapevolmente dignità di esistenza. 

Anche secondo me le differenze dei punti di partenza, delle appartenenze ma anche delle provenienze, vanno esplicitate, proprio per poter arricchire i discorsi, proprio per fidarci conoscendoci.

Solo se non abbiamo paura delle differenze, siamo veramente tutti uguali, e quindi non ci sono strumentalizzazioni o imposizioni.

Se non abbiamo paura delle differenze possiamo insieme costruire il laboratorio l’aquila, nel quale la parola politica ha il suo originario significato, e nel quale persone diverse per cultura e tradizione, per scelta ed appartenenza insieme costruiscono un percorso per raggiungere obiettivi condivisi per il bene della intera comunità.

Se abbiamo il coraggio di parlare seriamente di tutti i problemi, condividendo l’onestà dei punti di partenza e il rispetto delle competenze, cominciando anche a condividere il linguaggio, la democrazia può decollare.

Il linguaggio comune deve essere un obiettivo: un linguaggio che ci consenta di superare le sordità dei pensieri preconcetti, le sordità dei sospetti, le sordità della sfiducia, le sordità delle manipolazioni, le sordità della mancanza di abitudine al dialogo costruttivo.

Così com’è organizzata oggi l’asseblea è ogni volta una bomba innescata: troppi argomenti sempre e troppo poco tempo, la fretta di concludere, la necessità di decidere, il linguaggio non comune, la rivendicazione di alcune "supremazie", il rischio di presenze sempre diverse "a rotazione", va a finire che si fanno 4 passi indietro ogni 2 che si fanno in avanti.

Questo discorso risponde alla fatidica domanda sulla quale ci arrovellavamo, senza saper dare risposta, un mese fa: gli approfondimenti devono essere fatti, veloci, snelli, concordando linguaggi e contenuti, ai tavoli di lavoro (tasse, macerie, comunicazione, ricostruzione, pettino, ecc. ecc.).

Il lavoro dei tavoli deve essere condiviso, riportato in assemblea, discusso più ampiamente, mantenendo la fiducia in chi ha lavorato, analizzato, prodotto e "studiato" il problema.

Chiunque abbia sentore di non essere d’accordo, o di avere altri elementi da produrre, deve partecipare alle riunioni dei tavoli.

Chiunque voglia essere informato sui discorsi, le proposte, e farne a sua volta, o approfondire o contestarne qualcuna deve partecipare alle riunioni dei tavoli.

E’ troppo facile, oltre che inutile, presentarsi solo in assemblea, e dire no (o anche dire si).

E’ troppo scorretto nei confronti di chi quei discorsi li ha approfonditi, costruiti, anche spendendo di professionalità e competenza.

E’ troppo scorretto nei confronti di tutti, perchè si continua a bloccare un movimento che sarebbe già molto più avanti.

E lo si fa con il criterio di una facile tuttologia, che nega il percorso della democrazia che abbiamo comunemente deciso: studiare i problemi, assumere competenze, proporre soluzioni possibili, giuste e democratiche, coinvolgendo nel cammino quanta più gente possibile.

Il modo per venirne fuori c’è. Alcuni piccoli passi:

1) lavoriamo per il linguaggio comune, anche con workshop, come aveva già indicato 2 mesi fa il tavolo comunicazione (comunicazione interna);

2) aumentiamo l’attività dei tavoli, e in assemblea riportiamo le elaborazioni dei tavoli: almeno un tavolo ogni assemblea;

3) incrementiamo la presenza ai tavoli, e l’attività degli stessi;

4) rendiamo un po’ più solida la struttura dell’assemblea/tavoli con i referenti, la comunicazione delle riunioni, una organizzazione di una parte almeno degli odg delle assemblee (lasciando sempre una parte disponibile per la discussione delle vicende calde), la produzione di materiali informativi che vengano distribuiti o messi a disposizione dai gruppi di lavoro ai partecipanti alle assemblee, per non dover sempre cominciare da zero tutti i discorsi tutte le volte, preparando periodicamente dei report che diventino strumenti di lavoro per le fasi successive.

5) sollecitiamo la presenza di persone competenti ad ognuna delle riunioni che facciamo, per cercare di evitare di scambiare le opinioni soggettive per realtà e i "dice che" per oro colato.

Ricordo che buona parte di questo discorso è stato già fatto nel tavolo comunicazione, ma non si è mai riusciti a riportarlo nelle assemblee e a discuterlo, a causa di altre urgenze. Io lo riprenderei, altrimenti dopo la manifestazione del 6 luglio si rischia di dover ricominciare da capo (soprattutto perchè ho sentito parlare di pausa estiva (!!!!))

E per quello che riguarda la partecipazione, che comunque di fatto è già praticata, almeno nell’ultimo mese, con gli amministratori comunali, e che va perfezionata al più presto con il documento che ancora dovremo discutere, ricordiamoci che un po’ di tempo speso per ognuno di noi ci vuole, altrimenti i principi restano vuote chiacchiere.

l’anima

21 June 2010


Sono mesi che frequento l’assemblea cittadina; ho partecipato alle discussioni; ho lavorato insieme a validissimi "colleghi" nella costruzione della piattaforma di richieste per gli aspetti fiscali ed economici del post terremoto.
Ho sempre voluto tacere su alcune scelte "politiche" dell’assemblea. Perché il movimento che è nato e sta crescendo deve centrare gli obiettivi di partecipazione attiva nella ricostruzione della città, perché è giusto che ognuno dica la sua e si senta partecipe di un ragionamento collettivo.
Comincio però a non gradire più la reiterata dichiarazione di verginità (politica, s’intende), ripetuta, pro bono pacis, solo per essere di più. "Non bisogna strumentalizzare l’assemblea", "niente bandiere di partiti", "niente comizi (interventi) politici" sono solo alcune delle frasi che ciclicamente vengono introdotte negli interventi.
E’ vero. In questo modo abbiamo portato in piazza 20.000 e più aquilani. Ma contro chi? Contro il "puzzone", che dopo la passerella mediatica si permette di oscurare il 16 giugno. E’ sufficiente?
No, per me non lo è.
Io sono convinto che il primo muro che dobbiamo sfondare è quello nei confronti dei partiti (ognuno il suo, per cortesia) che tutt’ora non sanno cosa sia successo a L’Aquila, perché lontani dalla quotidianeità di una sopravivenza che diventa sempre più dura, a L’Aquila in modo maggiore. Cosa dovrei festeggiare della nostra unitarietà di facciata, se poi i nostri rappresentanti regionali vanno al cospetto del Governo per ottenere l’ennesima elemosina e ce la spacciano come una grande vittoria? Perché non devo poter dire ai miei antagonisti che se ci troviamo in queste condizioni è solamente perché non hanno la dignità di anteporre la loro Città al loro partito? Perché non devo chiedere a gran forza le dimissioni di Chiodi, il riconoscimento di L’Aquila Provincia Autonoma, con o senza la Marsica e la Valle Peligna (scegliessero loro da che parte stare)?
Si parla della manifestazione della CGIL: non sono nostri fratelli terremotati i lavoratori di Pomigliano costretti, con il ricatto, a firmare un accordo che ci fa tornare indietro di anni, che riporta le conquiste sindacali di qualche decennio indietro? non sono nostri fratelli terremotati le decine di migliaia di disoccupati, di cassintegrati, di precari vittime di una sedicente globalizzazione, inutile e pericolosa?
Abbiamo il dovere di resistere agli attacchi alla democrazia, alla Costituzione, alla libertà d’espressione, di critica, di idea politica e religiosa.
Quanto sarebbe stata più bella la manifestazione del 16 giugno se avesse segnato la rivolta ad una dittatura, camuffata da finta democrazia, ammorbidita dai media, strisciante, come preventivato dagli insegnamenti della Loggia P2.
RESISTERE! 

 

Viaggio tra le macerie de L’Aquila

19 June 2010

Articolo di lastampa.it

Viaggio tra le macerie dell’Aquila

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L’Aquila, Manifestazione del 16 Giugno 2010

18 June 2010

Conferenza stampa indetta dalla Assemblea Cittadina dopo la manifestazione del 16 giugno.

I nostri ringraziamenti agli intervenuti, e a quanti hanno contribuito, seguendo con attenzione e costanza il nostro percorso, nei momenti migliori e nei momenti di stanchezza del movimento, a costruire una attenzione della città e delle istituzioni sulle nostre azioni, e in definitiva a convogliare tutte le forze sociali nella più grande manifestazione che la nostra città ricordi.

Il mio compito è di lanciare 2 messaggi: uno ai cittadini, uno alle istituzioni e ai vertici delle associazioni sindacali e datoriali e di tutti i soggetti economici del territorio.

La manifestazione del 16 giugno è stata ideata e organizzata dall’assemblea cittadina e dai comitati che, come tutti sapete, nell’ambito di un percorso lungo e difficile, di crescita democratica dei cittadini e di rivendicazione della partecipazione alle scelte che vengono effettuate sul nostro territorio, continuamente si sono riuniti e hanno strutturato e qualificato questa partecipazione con i tavoli di lavoro, nei quali le competenze  di ognuno vengono indirizzate sui temi di spettanza, ottimizzando le intelligenze e costruendo proposte democratiche si, ma anche competenti e qualificate.

Ed è stata proprio la nostra proposta, la piattaforma che abbiamo formulato il 1 giugno e sottoposto alle istituzioni, il motore che ha portato alla manifestazione.

Con essa abbiamo dimostrato che la città, unita, ce la può fare.

Abbiamo dimostrato che i cittadini sanno e possono contare, elaborare proposte risolutive, abbiamo dimostrato che a L’Aquila la città è pronta per una azione comune fra cittadini ed istituzioni, ma di più:  abbiamo potuto finalmente dimostrare che senza i cittadini, le istituzioni hanno le armi spuntate.

Senza i cittadini, senza la loro elaborazione e consapevolezza, senza la discussione dei problemi e la condivisione degli stessi, non si va da nessuna parte.

E da nessuna parte infatti siamo andati per 14 mesi.

Le adesioni alla manifestazione hanno stupito persino noi, che pure abbiamo  lavorato molto per la massima unitarietà.

Certo il tema era abbastanza coinvolgente, e per di più urgente.

Certo pensare che la controparte è il governo, lontano da noi, ha reso più facile la coesione.

Ma i cittadini, convinti e decisi, hanno portato uno dopo l’altro gli amministratori, i sindacati, le associazioni di categoria, a scendere  in Piazza, ad avere il coraggi di contarsi.

I due messaggi: uno alla città, ai cittadini, agli imprenditori, ai professionisti, ai lavoratori, a quanti hanno avuto il coraggio di scendere in campo,di mettersi in gioco: abbiamo fatto la cosa più bella e più grande che potevamo fare, siamo stati bravi, ci siamo contati davvero.

Ma questo è stato solo un inizio. Adesso sappiamo che possiamo e dobbiamo andare avanti. Venite in piazza, partecipate alle assemblee, come abbiamo fatto negli ultimi 10 giorni. Costruiamo insieme altre azioni che ancor più spingano, stimolino, costringano chi deve ad affrontare, finalmente, e risolvere uno dopo l’altro tutti i nostri problemi, tutti i problemi di una città terremotata.

L’altro alle Istituzioni, ai vertici di tutte le forze economiche e sociali, civile e religiose del territorio: 20.000 cittadini sono la vostra sola forza, l’assemblea cittadina e i comitati e tutti devono essere resi partecipi, attraverso gli strumenti della informazione, della trasparenza e della sussidiarietà, previsti dalla legge italiana e presenti anche nello statuto comunali, partecipi delle discussioni, dei progetti, delle proposte e delle scelte che siete chiamati a fare. I cittadini sono coinvolti e quindi devono partecipare.

I tavoli delle attività produttive della CCIAA, dei comuni, della provincia devono continuamente relazionarsi e confrontarsi qui, in piazza duomo, con la gente dell’Aquila, con i professionisti, i lavoratori, i professori e gli studiosi che generosamente rinunciano al proprio tempo e investono anche i propri soldi per “dare una mano”, sapendo che solo tutti insieme ce la possiamo fare.

E’ un laboratorio politico, quello che oggi stiamo vivendo: è una svolta storica nella vita di una città prima assonnata e poi terremotata.

I cittadini dentro le stanza del comando, gli amministratori fuori dai palazzi.

Solo sostenendo questo progetto, potremo dire di aver fatto tutto quello che dovevamo per noi e per i nostri figli.
La politica dei partiti, delle risse, dei tifosi con le magliette, dei contrasti obbligatori è una politica che mortifica il territorio e mette in serio pericolo la sopravvivenza stessa della città.

Noi stiamo proponendo un modo diverso di lavorare, che porterà inevitabilmente ad un modo diverso di votare:  il cittadino che sul campo, consapevolmente, confronta gli impegni  e i fatti, sulla base dei quali giudicare i nostri politici.

Un modo che parta dai problemi e dalla soluzione degli stessi, e che non si basi invece sull’appartenenza  a questo o quel partito, a questa o quell’Associazione datoriale,  di chi ha l’onere e il privilegio di compiere scelte che decidono i destini delle persone.

Questa è l’assemblea cittadina, nella quale i comitati, le associazioni, e anche i singoli cittadini e imprenditori non organizzati, si confrontano parlando dei problemi, mantenendo ognuno i propri ideali, le proprie ideologie, ma disposti a verificare e condividere le soluzioni.

Un percorso comune di soggetti differenti.

L’Assemblea cittadina conferma l’impegno e la continuità dell’attenzione ai problemi della città dell’Aquila, riavviando le iniziative di sostegno ai cittadini come lo sportello di assistenza ai cittadini, l’assistenza per le problematiche fiscali, tributarie e contributive, laddove necessario ed applicabile provvederemo ad avviare class-action a tutela dei diritti.

Ma non ci fermiamo qui perché abbiamo intenzione di perseguire anche gli obiettivi grandi per la città:

La legge regionale di “L’Aquila capoluogo”

La ricognizione delle risorse in modo tale che non vengano dispersi in rivoli insufficientemente utili, ma gestiti secondo una progettualità economico – finanziaria che soggiaccia alla progettualità vocazionale della città

La pressione forte dell’intera città per raggiungere l’obiettivo della Tassa di Scopo o la rimodulazione dell’utilizzo dell’accisa sui carburanti finalizzandola alla ricostruzione fisica ed economica della città, unico flusso costante di entrate per la ricostruzione

Il sostegno al sistema delle cooperative per garantire occupazione ai disoccupati aquilani, che sicuramente possono trovare un ruolo nella ricostruzione soprattutto sociale della città

Non ci fermeremo davanti alle promesse o ai comunicati come non ci siamo fermati mercoledì 16 giugno.

Il peso di migliaia di email inviate ai siti della RAI1 e RAI2, bloccandone l’operatività, è più forte della volontà di censura, peraltro inutile perché denota la loro debolezza di motivazioni.

A chi ci chiede quali saranno i prossimi passi rispondiamo che saranno i cittadini in assemblea a decidere fino a che punto portare la difesa dei nostri diritti: se serve andremo a Roma, sia presso la RAI che in Parlamento, se serve pagheremo le nostre tasse in mano al Sindaco per dargli gli strumenti per la ricostruzione, se serve, con la forza di decine di migliaia di persone oggi, e domani anche di più, si può fare tutto.

VEDIAMOCI TUTTI INSIEME DOMENICA 20 GIUGNO ALLE 11.00 IN PIAZZA DUOMO

conferenza stampa

17 June 2010

 

 

 

 

Dopo la manifestazione del 16 giugno che ha visto scendere in piazza a L’Aquila ventimila aquilani per chiedere al governo la sospensione del pagamento delle tasse e lo sblocco dei fondi per la ricostruzione, l’Assemblea Cittadina, il presidio permanente e i Comitati Promotori invitano la S.V. alla

 

CONFERENZA STAMPA

 

Indetta alle ore 10.30 del 18 giugno 2010 presso il tendone del Presidio di Piazza Duomo per illustrare il documento programmatico cittadino relativo ai temi portati in piazza.

 

L’AQUILA DOPO IL 16 GIUGNO 2010”

 

 

 

tasse

10 June 2010

 da Vola quindicinale dell’Arcidiocesi dell’Aquila n. 11\2010

 

Mentre si avvicina la fatidica data del 30 giugno, e si torna a vedere, concreto, all’orizzonte, il rischio di dover ricominciare a pagare le tasse normalmente occorre fare una riflessione. E’ sicuramente giusto pensare ad una proroga della sospensione delle tasse e dei mutui ma forse questa volta è giusto fare delle distinzioni. Ad esempio, un lavoratore a tempo indeterminato, dunque con lo stipendio assicurato, che ha la fortuna di avere ancora una casa propria, magari classificata B e in procinto di poterla riabitare, potrebbe anche ricominciare a pagare le tasse. Se penso a tante imprese, invece, soprattutto quelle più piccole, a cui non manca il lavoro (in particolare quelle edili) ma che vengono pagate con molto ritardo perché i soldi per la ricostruzione arrivano con lentezza, è giusto che siano beneficiarie della sospensione delle tasse dovute. Oppure, pensando alle attività commerciali che ancora non riaprono o a chi ha perso il lavoro a causa del terremoto, come si fa a far pagare loro le tasse? Dunque il Governo, nonostante la crisi che stiamo vivendo, non potrà non fare la sua parte rinnovando la sospensione della tasse soprattutto per le categorie più deboli. Certamente anche un rinnovo della sospensione per tutti avrebbe dei vantaggi perché potrebbe essere di aiuto all’economia anche se c’è bisogno di molta chiarezza. Sembra, infatti, che i depositi bancari di una parte di aquilani siano aumentati. Se si vuole far sì, però, che questi soldi vengano spesi dagli aquilani per aiutare l’economia a rialzarsi, allora è altrettanto importante che, oltre la sospensione, il Governo ci dica con chiarezza quanto e quando dovremo restituire le tasse non pagate. Diversamente quei depositi faranno molto comodo solamente alle banche ma non all’economia locale. 

don Claudio Tracanna

 

 

 

 

Il velo delle tasse e il tabù dello sviluppo

7 June 2010

 

di Alberto Bazzucchi

 

Nella mitologia indù il velo di Maya separa gli esseri individuali dalla conoscenza della realtà e li tiene relegati nel samsara, il continuo ciclo delle morti e delle rinascite. Il rischio delle popolazioni terremotate del 2009 sta esattamente in ciò: nel considerare la restituzione delle tasse come un velo inespugnabile, gravoso, soffocante. Una visione opprimente che inevitabilmente distoglie da un’altra fondamentale domanda: come riprendere e su quali basi un qualche sentiero di crescita e con quali risorse? Fare “come Umbria e Marche” si dice. E se invece no? Se provassimo a rovesciare questo paradigma con uno scatto culturale, prima ancora che economico, una battuta in controtempo verso la dottrina del dilazionamento e del paternalismo istituzionale. Non sarebbe un cortocircuito benefico fuori dalle retoriche della rinascita, dei palliativi, degli infingimenti di ogni governo centrale o locale?

 

Se nulla cambia nel frattempo, l’art. 39 del Decreto legge 31 maggio 2010 n. 78 ci comunica chiaro chiaro che dal prossimo luglio riprendono tutti gli adempimenti fiscali e contributivi dei residenti del cratere secondo le modalità previste, eccezion fatta per i redditi d’impresa e da lavoro autonomo con un volume d’affari inferiore a 200 mila euro (cioè una buona parte). Una gran mazzata. Allo stato delle cose, inaccettabile. Ma il trattamento concepito per Umbria, Marche e Molise è, esso stesso, accettabile? Un dilazionamento di anni per il ristoro del debito con sensibile sconto, l’estensione d’ufficio degli incentivi, nel caso del Molise, da pochi comuni fino a ricomprendere come per incanto l’intera regione. 

 

E sì, un bel modello il Molise. Diamo un’occhiata al dossier dell’associazione Primonumero di Termoli dal titolo “Il terremoto cinque anni dopo” che in varie puntate ci racconta lo squallore, in salsa molisana, dello sperimentato ménage dei fondi pubblici nel nostro paese. L’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3268 del 12 marzo 2003, molto ispirata dal Commissario straordinario per l’emergenza sisma e alluvione, conteneva un articoletto, il 15, in cui si diceva che la Regione avrebbe predisposto “un programma pluriennale di interventi diretti a favorire la ripresa produttiva nel territorio della regione Molise ….”. Con un tratto di penna un piccolo cratere di appena 14 comuni, un’area che l’annuale rapporto della Banca d’Italia locale descriveva come “prevalentemente collinare, caratterizzata da un’economia a forte connotazione rurale, scarsamente industrializzata, con centri abitati a bassa densità di popolazione”, assumeva, dopo un primo allargamento a tutti gli 84 comuni della provincia di Campobasso mediante un altro decreto del 2003, le dimensioni dell’intera regione Molise.

 

Un modello di successo, in ogni caso, visto che il 2 giugno scorso Angelo Caruso, vicesindaco di Castel di Sangro, con l’assenso di tutti gli altri centri abruzzesi confinanti con il Molise, ha incontrato alcuni rappresentanti della provincia di Isernia col progetto di integrare 13 comuni dell’Alto Sangro nel territorio del Molise in forza delle loro “affinità culturali, sociali ed economiche”. Una secessione veramente sui generis. Ma che c’è da emulare in tutto ciò? Non è proprio l’uso populistico, dissennato e irresponsabile, del denaro pubblico che sta alla base dell’attuale dissesto finanziario di questo paese? E di conseguenza della necessità, tutta e solo nostra, di dover oggi strappare con le unghie un euro alla volta per la ricostruzione in uno stillicidio estenuante, questo sì iniquo e insopportabile? 

 

È evidente che così come è stato formulato l’art. 39 della manovra di bilancio si tradurrebbe in un inutile accanimento. Una proposta alternativa potrebbe vedere una proroga della sospensione, per tutti i soggetti, fino alla fine del 2010 e poi uno svolgimento tipo il seguente: 1) il debito pregresso, annualità 2009 e 2010, viene restituito a partire da gennaio 2011 in 120 rate, cioè in dieci anni; 2) i versamenti correnti da gennaio 2011 avvengono al 50% del dovuto per tre anni, nel quarto e quinto anno al 70%, dal sesto anno in poi avvengono normalmente. Una sorta di phasing out dinamico, che consentirebbe di onorare il debito ma anche dare respiro alle proprie tasche e all’economia locale. Una soluzione di mercato, non assistenzialista. Sopportabile, sia per il lavoratore dipendente che per quello autonomo. Un esempio: un lavoratore dipendente con un reddito netto mensile medio di mille e 300 euro paga ogni anno circa 6 mila euro di tasse, quasi 500 euro al mese. Il suo debito 2009-2010, ammontante dunque a circa 12 mila euro, dovrebbe essere restituito in 120 (magari più) rate di 100 euro ciascuna. Inoltre, il debito corrente sarebbe pagato al 50%, dunque circa 250 euro mensili. Sommando i due importi avremmo un totale di quasi 350 euro al mese per almeno tre anni (il 30% in meno del regime ordinario).

Ci sarebbero da aggiungere due notazioni nient’affatto secondarie. 

La prima riguarda il fatto che lo Stato rinuncerebbe in questo modo ad una frazione davvero modesta dei 197 milioni di euro di minore entrata previsti per il 2010 e dei 154 per il 2011 dovuti alla dilazione e rateizzazione dei pagamenti per le popolazioni terremotate dell’Abruzzo.

La seconda è che questo regime avrebbe anche l’effetto indiretto di contenere l’evasione fiscale e di favorire un’emersione parziale del sommerso (se fosse accompagnato anche da misure di incentivazione per il risparmio energetico, di compatibilità ambientale e così via). Sotto il profilo della diligenza fiscale andrebbe aggiunto che gli aquilani, intesi come provincia, hanno storicamente dimostrato una condotta integerrima relativamente a tutti gli altri italiani. Uno studio del 2006 dell’Agenzia delle Entrate colloca infatti l’Aquila al primo posto tra le province italiane nella graduatoria per entità (crescente) dell’evasione Irap, con appena 226 milioni di euro (Teramo e Pescara oltre 1 miliardo, Chieti 1 miliardo e 400 milioni di euro) e al terzo per l’intensità del fenomeno evasivo (appena il 6%, mentre Chieti, Teramo e Pescara si collocano tra il 40% ed il 50%). Insomma, almeno uno sconticino per buona condotta potremmo meritarlo, o no?

 

Tutto questo discorso sulle tasse porta diritto alla Zona Franca e simili che corrono sugli stessi binari. Il Decreto sulla manovra finanziaria contiene due norme che usano la leva fiscale per attirare le imprese a investire nel Mezzogiorno e, quelle estere, in tutta Italia. La prima norma introduce la possibilità, per alcune regioni del Sud compreso l’Abruzzo, di modificare le aliquote Irap “fino ad azzerarle e di disporre esenzioni, detrazioni e deduzioni nei riguardi delle nuove iniziative produttive”. Una fiscalità di vantaggio simile al regime previsto dalla Zona Franca Urbana. Sembrerebbe bene. Tuttavia, è difficile immaginare che una regione come l’Abruzzo, al pari di altre del Mezzogiorno con un prorompente disavanzo sanitario, abbia oggi risorse per attivare una concorrenza fiscale nei confronti delle altre aree con lo scopo di attirare nuove iniziative. Guardiamoci negli occhi: anche assumendo che la concorrenza fiscale sia di stimolo alla crescita produttiva è tutto da dimostrare se, data la situazione di arretratezza, carenza di infrastrutture, degrado e caos istituzionale, sia sufficiente abolire l’Irap o altre imposte per compensare i maggiori costi che un investitore deve sostenere per avviare un’attività. Il rischio è quello di avere una “fiscalità di vantaggio”, come l’ha chiamata il Governo, fine a sé stessa ma non una “fiscalità di sviluppo” come invece dice la delega sul federalismo.

 

Eccoci dunque al nodo delle risorse. La Japan Tabacco International, una fondazione nata nel 2001 per sostenere le popolazioni colpite da catastrofi naturali, nel novembre 2009 ha offerto una donazione di 1 milione di euro al Formez per una serie di attività di supporto agli enti locali e in particolare al Comune dell’Aquila: si chiama progetto GEA. Alcune azioni consistono in corsi di formazione per tecnici sulla progettazione anti sismica e nell’assistenza alla popolazione aquilana in ordine a tutta una serie di fabbisogni. Poi vi sono azioni di supporto al Suap e a favore della business continuity con il corredo di programmi informatici per la georeferenziazione. In aggiunta a ciò, l’art. 6 dell’Ordinanza 3870 del 21 aprile 2010 ha autorizzato il commissario delegato per la ricostruzione a stipulare apposita convenzione con Formez nel limite di euro 600 mila per la prosecuzione di queste sue attività. Recentemente il Formez ha aggiornato il suo crono programma di cose realizzate e da fare, e sicuramente c’è del buono in quello che ha fatto, ma 1 milione e 600 mila euro sono tanti. Qualche perplessità è pur lecita in merito alla proporzione tra cose realizzate, quelle da fare e costo relativo. Due esempi: se è noto che sul GIS si stanno esercitando una molteplicità di soggetti, perché non coordinarsi? Coinvolgendo, a fronte di quella cifra, professionalità locali e soprattutto giovani? In ultimo, ma è solo una curiosità, è davvero il Suap dell’Aquila ad essere stato supportato o quello di qualche altro comune? Perché, come in molti hanno notato, il Suap dell’Aquila assomiglia più alle malebolge che a un’area strategica per il futuro della città. E l’analisi sui settori “connotati da possibilità di sviluppo”? E l’individuazione dei “settori innovativi” su cui investire? E gli altri pezzi del lungo elenco che doviziosamente i funzionari del Formez ci novellano, li possiamo vedere? Hanno qualcosa a che vedere con elaborati di Confindustria, Camera di commercio, associazioni categoriali e sindacali, che pur si sono espresse sul rilancio della città? Sono state definiti di concerto col Comune? Così si corre il rischio di dissipare risorse (scarse) senza alcuna conoscenza della loro efficacia ed efficienza.

 

Il velo delle tasse impedisce di distinguere i fattori distorsivi che tormentano il faticoso tentativo di restituirci una normalità. Sottrae anche energie alla giusta battaglia per la certezza delle risorse. Ma, soprattutto, ci allontana da una discussione sana e non fideistica sui reali fattori di crescita della città e del suo territorio. 

 

 

 

 Banca d’Italia, Note sull’andamento dell’economia del Molise 2002, Campobasso 2003.

 Servizio studi del Servizio bilancio dello Stato, Nota informativa 2010-2012, Doc. XXVII, n. 19, febbraio 2010.

 S. Pisani e C. Polito, Analisi dell’evasione fondata su dati Irap. Anni 1998-2002, Agenzia delle Entrate, Documenti di lavoro dell’ufficio studi, 2006.

 L’intensità dell’evasione fiscale si ottiene rapportando l’ammontare di base imponibile sottratta allo Stato alla base dichiarata.